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Nessuna notifica per De Rose, i carabinieri di Rende si rifiutano. Denunciati ritardi inspiegabili

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Nessuna notifica per De Rose, i carabinieri di Rende si rifiutano. Denunciati ritardi inspiegabili

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La Procura ha aperto un fascicolo per omissione in atti d’ufficio nel processo che riguarda la mancata uscita in edicola del numero in cui si parlava del figlio di Antonio Gentile.

 

CATANZARO – Nessuna notifica, nessuna citazione a giudizio per De Rose. Il processo Oragate è al palo per ragioni ‘burocratiche’ inspiegabili. Dopo le denunce dell’avvocato Chizzoniti che ha già manifestato la volontà di costituirsi parte civile nel caso la Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo per omissione in atti d’ufficio. Violenza privata è l’accusa mossa nei confronti dello stampatore che motivò con un guasto alle rotative la mancata uscita in edicola del numero dell’Ora della Calabria in cui si parlava delle consulenze ‘sospette’ affidate dall’Asp di Cosenza al figlio del senatore Antonio Gentile. La prima udienza fissata al Dicembre 2014non è ancora stata celebrata in quanto da circa un anno pare che gli ufficiali giudiziari non riescano a rintracciare lo stampatore De Rose, ex presidente di Fincalabra, per notificagli gli atti. Alla luce di ciò la deputata del M5s Dalila Nesci ha reso noto di aver presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia “sulle lungaggini giudiziarie rispetto all'”Oragate”, lo scandalo della mancata uscita del quotidiano “L’Ora della Calabria”, per cui il 20 Ottobre c’è stato un nuovo, inspiegabile rinvio del processo a Gennaio in cui e’ imputato l’ex presidente di Fincalabra, Umberto De Rose, per violenza privata. E’ una buona notizia che, dopo l’esposto di Aurelio Chizzoniti, la procura abbia aperto un fascicolo contro i Carabinieri di Rende che si sarebbero rifiutati di notificare l’atto a De Rose. In ogni caso è opportuno che vi sia anche un approfondimento degli ispettori ministeriali, dato che il processo non è, di fatto, mai partito, nonostante le indagini siano state chiuse un anno e mezzo fa. La mancanza di credibilita’ nella giustizia – afferma Nesci – complica le cose in una realta’ come quella calabrese, in cui c’e’ enorme sfiducia verso le istituzioni. Assicurare un processo corretto e rispettoso dei tempi e’ fondamentale per la giustizia e la liberta’ di stampa”.

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