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Quando Legnochimica propose di ripulire contrada Lecco utilizzando le piantine di marijuana

Area Urbana

Quando Legnochimica propose di ripulire contrada Lecco utilizzando le piantine di marijuana

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Le ciminiere continuano a ‘fumare’. Su un ex ‘lago chimico’ sorgono i magazzini della Peugeot, mentre gli stabilimenti sono occupati da Calabra Maceri, Silva Team di Cuneo e dalla centrale a biomasse Actelios del Gruppo Falck.

 

RENDE (CS) – La Procura di Cosenza nel Novembre del 2014 dissequestrò i pozzi di proprietà delle famiglie Morrone, Salituro e Iorio. I sigilli erano scattati quando il procuratore Casciaro, dopo aver preso in esame la perizia redatta da Crisci sulla contaminazione dell’area di contrada Lecco, affermò che i dati emersi “destano sicuro ed accentuato allarme per la salute della cittadinanza, ove si consideri che le acque attinte da alcuni di questi pozzi, sono abitualmente impiegate per l’irrigazione di orti e l’abbeveraggio di animali destinati all’alimentazione umana, nonché per l’irrigazione dei fondi agricoli e che i citati metalli pesanti (Alluminio, Manganese e Ferro) si rilevano sicuramente tossici o con potenziale tossicità e hanno o possono avere effetti gravemente pregiudizievoli per la salute umana“. Dopo tre anni però lo stesso procuratore Casciaro non li ritenne più pericolosi e ne dispose il dissequestro motivandolo con il fatto che “sono state fattivamente avviate le operazioni di bonifica, così come programmate”.

 

In realtà le operazioni di bonifica non furono mai avviate. Anzi. Negli anni una delle vasche più grandi è stata ricoperta di terra e ‘cementificata’. Sopra prima aveva sede la concessionaria Automeccanica Cosentina, ora il rivenditore Peugeot. Gli stabilimenti invece sono occupati una parte da Calabra Maceri, una parte dalla multinazionale che a Rende produce stabilizzanti per il settore alimentare Silva Team (di Cuneo e specializzata nell’estrazione del tannino come l’ex Legnochimica) e dalla centrale a biomasse Actelios al cui interno pare vi siano le ciminiere che a volte appaiono ‘fumanti’. Il liquidatore di Legnochimica Pasquale Bilotta, ora indagato per omessa bonifica, lo scorso anno aveva proposto un piano di disinquinamento ‘low cost’ che sarebbe costato seicentocinquantamila euro invece dei sei milioni e mezzo stimati in conferenza dei servizi. Il progetto avrebbe coinvolto Calabra Maceri cui struttura è stata ampliata proprio acquistando da Battaglia (titolare dell’ex Legnochimica) i terreni.

 

L’impianto di smaltimento rifiuti dei fratelli Pellegrino avrebbe dovuto accogliere le acque dei laghi in cui venivano sversati gli scarti industriali della lavorazione del legname, ‘lavarle’ e riversale prima nel depuratore comunale e poi, ovviamente, nel Crati facendole sfociare nel mar Tirreno e nelle colture della sibaritide. Dopo qualche mese però si scoprì che il procedimento non aveva avuto dei risultati ottimali. L’acqua ripulita da Calabra Maceri e fatta analizzare da un laboratorio privato di Cuneo risultava ancora contaminata. L’esperimento non era riuscito. Il processo di disinquinamento fu bloccato, ma le acque dei pozzi per la Procura potevano essere utilizzate regolarmente. Sino al nuovo sequestro avvenuto nei giorni scorsi. Si trattava di uno dei tanti tentativi di trovare una soluzione per il disinquinamento dell’area di contrada Lecco. Tra i tanti progetti presentati in conferenza servizi da Legnochimica appare, nel Giugno 2010, la fitodepurazione. Un processo di disinquinamento che a Taranto nei terreni a ridosso dell’ILVA dove si registra, come in contrada Lecco, un’elevata presenza di metalli pesanti pare stia fornendo risultati più che confortanti.

 

Sui terreni dell’area in cui era presente Legnochimica e in quelli adiacenti sarebbe stato necessario coltivare delle piante per bonificarli. Come? Piantando della cannabis sativa, pioppi e varietà di tamerice in simbiosi con specie di funghi che aumentano la capacità di assorbimento dei metalli pesanti proprie della marijuana. Così i terreni sarebbero stati bonificati con sole 60mila euro di spese. Per le vasche si sarebbero invece usate delle piante acquatiche. Il progetto fu valutato da Calabra Maceri che non lo ritenne vantaggioso e acquisito dall’Arpacal che si riservò di esprimere il proprio parere in merito. Poi l’oblio. Con la morte dell’ex liquidatore Palmiro Pellicori di fitodepurazione non se parlò mai più in sede istituzionale. Intanto tra le poche abitazioni della zona industriale negli ultimi due anni tra residenti ed ex operai sono già venti i casi accertati di tumore ai polmoni (patologia che portò alla morte di Pellicori), dieci i decessi. Nel frattempo la lavorazione negli stabili di Calabra Maceri (dove sono stati sequestrati due pozzi usati per l’antincendio), Silva Team e Actelios prosegue a pieno ritmo, mentre nessuno si è ancora preoccupato di chiedere alla Regione che l’area sia inserita nel piano regionale dei siti a rischio da bonificare.

Foto ciminiere contrada Lecco 11 Dicembre 2015 ore 8.30

 

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