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Rinunciano a lavorare nelle terre confiscate alla ‘ndrangheta per paura (AUDIOINTERVISTA)

Calabria

Rinunciano a lavorare nelle terre confiscate alla ‘ndrangheta per paura (AUDIOINTERVISTA)

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Dopo aver fatto il colloquio gli aspiranti dipendenti di una cooperativa sociale rinunciano all’incarico.

 

REGGIO CALABRIA – La cooperativa Giovani in Vita è un’azienda che si estende su circa 32 ettari di terreni agricoli confiscati alla ‘ndrangheta e concessi in gestione dai Comuni di Sinopoli, Varapodio, Oppido Mamertina e Limbadi. Lì un gruppo di giovani coltiva l’olivo, con tre diverse specie Sinopolese, Ottobratica e Carolea, la patata d’Aspromonte e le arance Navel, Valencia e Washington. La cooperativa produce al di fuori delle logiche industriali,  operando nel pieno rispetto dell’ambiente con un’agricoltura biologica, capace di dar vita a prodotti di elevato valore qualitativo e salutistico con lo scopo di promuovere giustizia sociale ed economica e sviluppo sostenibile. Un’attività evidentemente poco apprezzata dalle ‘ndrine che controllano il territorio che non esitano a mettere in difficoltà la cooperativa utilizzando ogni mezzo: dall’incendio ai furti passando per le presunte intimidazioni ai dipendenti. “No grazie non sono piu’ interessato al lavoro che mi propone”.

 

Dopo un primo colloquio, decine di candidati declinano l’offerta con le scuse piu’ improbabili. Avviene in Aspromonte, in una regione che risulta essere tra le più povere d’Europa con il 23,4% di inoccupati. Il motivo delle rinunce non sarebbe riconducibile ad altre opportunità lavorative. “Vengono, – spiega Domenico Luppino, titolare della cooperativa Giovani in Vita – si presentano, fanno il colloquio poi rinunciano. Il fenomeno riguarda soprattutto i cosiddetti lavoratori in conto terzi e in particolare gli scuotitori di ulivi, cioe’ coloro che hanno delle macchine agricole a cui offriamo lavoro. Abbiamo fatto appelli anche a organizzazioni di categoria. Inutile, rinunciano. Più volte abbiamo fatto anche annunci. Ne abbiamo chiamati a decine. Si presentano, fanno il colloquio e poi si eclissano con le motivazioni piu’ assurde: piove, maltempo, c’e’ stato il terremoto, sono malato, mio nonno non sta bene.

 

Rinunciano dopo avere chiesto conto a chi regge il territorio. Eppure diamo loro la possibilità d scegliere il prezzo della prestazione.La gente sarebbe allettata da questo lavoro. In questo momento stiamo lavorando su quasi 500 ettari di uliveti. Sarebbe un lavoro importante in una terra con una disoccupazione cosi’ alta. I clan sono arrivati a bruciarci gli ulivi proprio mentre cercavamo di spegnere il fuoco ad altre piante. Organizzano squadre con una dozzina di persone per venirci a rubare le olive. Non avendo la possibilità di scuotere gli ulivi raccogliamo quelle a terra. E’ la metafora della Calabria: accontentarsi dei frutti caduti a terra perché solo pochi hanno il privilegio di poter mangiare i frutti maturi dall’albero”.

 

ASCOLTA LA TESTIMONIANZA DEL TITOLARE DELLA COOPERATIVA

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