Calabria
ESCLUSIVA – Protezione Civile, le dure parole di Tansi: “sto mettendo mano in una giungla di interessi illegali durati anni” (AUDIO INTERVISTA)

“Sto mettendo mano in una giungla della Regione Calabria che è stata un crocevia di interessi illegali che per anni e anni ha trovato alleato, un gruppo di persone sostenuto dal sindacato, che sicuramente ha rappresentato una casta privilegiata”.
COSENZA – Risponde così alle accuse del sindacato Usb, che ha sostenuto ieri la protesta dei lavoratori della protezione contro il processo di riorganizzazione che il responsabile della Protezione civile regionale sta predisponendo per un miglior funzionamento del comparto.
“La riorganizzazione, al momento in fase di avviamento – spiega Tansi – prevede un consistente riefficientamento di tutte le strutture organizzative della Protezione Civile regionale, con il duplice obiettivo di rendere la stessa più efficiente e moderna – in linea con sistemi più avanzati di protezione civile delle altre regioni italiane – e, al tempo stesso, ridurre gli sprechi e le inefficienze che ne hanno notoriamente caratterizzato l’azione nel corso degli ultimi anni. A fronte dell’avvio di tale processo, un gruppo di lavoratori, senza specifiche qualifiche e che negli anni hanno goduto dei privilegi loro garantiti da un sistema inefficiente ed improvvisato, alimentato dalla politica e caratterizzato da sacche clientelari nonché capace di garantire forti interessi economici, si esprime, con la suddetta nota, contro qualsiasi proposta di innovazione tecnologica e efficentamento del sistema, palesando con tutta evidenza il proprio interesse privato”.
Un’intervista dura e pungente quella rilasciata ai microfoni di Rlb Radiaottiva da Carlo Tansi, che parla di privilegi, interessi; una vera e propria casta appoggiata dal sindacato.
ASCOLTA L’INTERVISTA
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Tansi parla di sprechi ed inefficienze nonchè numerosi procedimenti amministrativi a dir poco irregolari che hanno determinato l’apertura di fascicoli di indagine da parte di diverse Procure della Repubblica e che altre denunce saranno presentate proprio da lui stesso.

Effettivamente è alquanto sconcertante il quadro del funzionamento della Protezione Civile regionale: su 190 dipendenti ( la media nazionale del numero dei dipendenti di protezione civile è minore di 50) di cui la gran parte con basse qualifiche professionali assolutamente delinea un quadro operativo inadeguato per affrontare efficacemente le calamità naturali in Calabria. Tra questi gli oltre 30 autisti, per altro senza alcuna abilitazione alla guida di mezzi speciali di cui la protezione civile regionale pure dispone, le quasi 100 unità di personale addetti alle sale operative (rispondono al telefono) che godono di turnazione e reperibilità in numero assolutamente sproporzionato a fronte di altre regioni ben più popolose della Calabria anche se esposte alle stesse categorie di rischio (la regione Emilia Romagna, colpita dai violenti terremoti del 2012 ha 3 unità di personale in sala operativa, funzionando perfettamente)”.
Tansi parla anche di inadeguata organizzazione del personale e di gestione delle risorse finanziarie per il riconoscimento delle ore di lavoro straordinario discutibile e illegale, spesso avallata da talune organizzazioni sindacali, con evidente disparità di trattamento dei singoli lavoratori e sforamento, per molti di essi, del monte ore massimo previsto dalla legge (180 ore estensibili al massimo fino a 250) con il raggiungimento di oltre 750 ore di straordinario annue anche in assenza di situazioni emergenziali.
Tansi su Anas e il blocco A3 del 19 gennaio
Tra le domande poste nel corso dell’intervista a Carlo Tansi, anche un commento sulla notizia relativa all’Anas che, tenta di difendersi rispetto al disservizio del 19 gennaio scorso, puntando il dito contro gli automobilisti colpevoli di essersi immessi in autostrada sprovvisti di catene e pneumatici da neve, generando il caos sull’A3 nel tratto cosentino tra Cosenza e Altilia.
Tansi è stato chiaro: “il cittadino può scegliere se contravvenire alle disposizioni, ma l’Anas aveva il dovere di chiudere l’autostrada quando le precipitazioni nevose iniziavano a verificarsi. Inoltre, sempre l’Anas, avrebbe dovuto intervenire con il sale e i mezzi preposti, cosa che non è avvenuta”. Perciò che adesso si voglia dare la colpa agli automobilisti, ci sembra davvero il solito scaricabarile, fenomeno molto diffuso in questa regione dove non si ha il coraggio di prendersi le responsabilità.



















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