Calabria
Omicidio sul lungomare di Falerna, il pentito: ”Correva, ma l’ho raggiunto. Ero più allenato”.

Parla l’uomo che ha deciso di collaborare la giustizia mosso dall’amore per i propri figli.
CATANZARO – “I Cannizzaro volevano eliminare tutti i componenti della famiglia Torcasio”. A svelarlo ai magistrati della Dda di Catanzaro è stato il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice le cui dichiarazioni sono alla base degli arresti scattati ieri nei confronti dei fratelli Bruno e Alfredo Gagliardi accusati dell’omicidio di Vincenzo Torcasio avvenuto nel luglio 2003 sul lungomare di Falerna. Anche quest’omicidio rientrerebbe, stando alle parole del pentito, nella strategia messa in atto dalle cosche federate Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte. La famiglia Torcasio doveva essere eliminata poiche’ ritenuta responsabile dell’omicidio di Peppe Cannizzaro. “Vincenzo Torcasio – ha dichiarato Pulice – non era negli obiettivi da attaccare, negli obiettivi da eliminare”. Una seconda linea che pero’ dopo la morte del boss Antonio Torcasio “cominciava comunque ad essere un pericolo”. Da qui la decisione di ucciderlo.
E’ proprio Pulice a fare da killer, dopo un primo colpo, racconta, “ho visto che lui e’ riuscito a girarsi e a scappare, quindi io ho scavalcato il muro e gli sono corso dietro. Preciso che io sono una persona molto veloce. Sono una persona che comunque ha sempre fatto ginnastica, sono una persona che ha sempre partecipato a gare agonistiche anche di corsa, quindi, di fatto, la sua preparazione rispetto alla mia era pessima, io l’ho raggiunto, l’ho sparato comunque a una distanza di una ventina di metri e credo di averlo colpito comunque. Tutti i colpi li ho scaricati e sicuramente l’avrò colpito nella parte posteriore del corpo”. Pulice un mese dopo essere stato arrestato nell’operazione “Andromeda” ha scelto di collaborare con la giustizia. Una scelta ha dichiarato nel suo primo verbale “dettata essenzialmente dalla volontà di assicurare un futuro migliore ai miei due figli e dalla necessità di metterli a riparo da eventuali azioni lesive nei loro confronti”.
Il collaboratore racconta di aver “sempre vissuto in un contesto criminale in quanto mio padre, che era un imprenditore nel campo della commercializzazione del ferro, fu ucciso il 24 maggio del 1982 a Lamezia Terme quando io avevo solo tre anni e mezzo; fu ucciso accidentalmente, in quanto aveva provocato la morte di un componente della cosca Bellocco nell’ambito di un sinistro stradale”. Una vita segnata dalla violenza, cosi’ ancora minorenne Pulice viene arrestato per detenzione di parti di arma da fuoco. Inizia da la’ la sua carriera criminale che lo portera’, dieci anni piu’ tardi, ad avere la dote della “santa”. Pulice non e’ stato solo un killer spietato, lui stesso ha ammesso di aver svolto “attivita’ di riciclaggio per conto di altri soggetti della criminalita’ organizzata e non solo, attivita’ operata prevalentemente in Svizzera cosi’ come ho una societa’ in Slovenia; tali societa’ sono strumentali alla realizzazione delle movimentazione dei capitali estero su estero; inoltre tali societa’ sono spesso strumentali anche alla realizzazione di vere e proprie truffe ai danni degli istituti di credito”.
Pulice e’ a conoscenza del passato della ‘ndrangheta lametina, ma potrebbe aiutare gli inquirenti a capire anche il presente. Quest’estate, sentito dagli investigatori della Mobile, ha detto: “Attualmente Lamezia Terme e’ una piazza “libera” a seguito delle varie operazioni di polizia che si sono succedute negli ultimi anni ma comunque sono a conoscenza che vi sono soggetti che non sono stati arrestati o che comunque sono liberi i quali stanno cercando di ricostituire nuove strutture criminali sulle macerie di quelle esistite”. Nuove leve, aggiunge, che pero’ “sono certamente destinate a diventare in futuro i referenti criminali visto che in questi ultimi anni hanno acquisito il curriculum necessario”.
In foto l’arresto di Gennaro Pulice



















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