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Referendum trivelle, M5S: “Governo fornisca i dati sull’inquinamento delle acque”

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Referendum trivelle, M5S: “Governo fornisca i dati sull’inquinamento delle acque”

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Il deputato Paolo Parentela: “Nessun controllo su 100 piattaforme, tra cui quelle di Crotone”.
 

COSENZA – A pochi giorni dal referendum sulle trivellazioni in mare (si terrà il 17 aprile), torna a tuonare il Movimento 5 Stelle che con il deputato Paolo Parentela attacca il ministero dell’ambiente che a suo avviso “non possiede i dati relativi all’inquinamento delle acque circostanti a 100 piattaforme che a largo dei nostri mari estraggono gas o petrolio”.
 

Tra queste, secondo il pentastellato, ci sarebbero quelle di proprietà della Ionica Gas, operanti a largo di Crotone. “Greenpeace – continua Parentela – a seguito di una istanza pubblica di accesso agli atti, ha ottenuto dal Ministero dell’Ambiente i piani di monitoraggio di 34 piattaforme di proprietà Eni sulle 135 operanti nei mari. Sulla mancanza degli altri dati, Eni si è giustificata asserendo che quelle di propria competenza non effettuano scarichi in mare. Eppure vi sono delle indagini in corso da parte della magistratura, ad esempio su una piattaforma a largo della Sicilia, che probabilmente smaltiva illecitamente le acque reflue (cariche di sostanze inquinanti) nel mar mediterraneo, così come ci sono prove del fatto che alcuni dipendenti Eni scambiarono le cozze destinate ad essere analizzate per valutare l’impatto ambientale delle piattaforme su cui lavoravano”.
 

L’interrogazione al ministro

“Per questo motivo – sostiene ancora il parlamentare – ho interrogato il Ministro dell’ambiente, a cui ho anche inoltrato una nuova richiesta di accesso agli atti. Ritengo di una gravità inaudita che il nostro governo non abbia alcuna stima, monitoraggio o controllo dell’inquinamento provocato da oltre 100 piattaforme operanti a largo dei nostri mari. Praticamente il governo ci fornisce una ragione in più per votare con convinzione Sì al referendum del 17 aprile. Dopo gli scandali di trivellopoli in Basilicata, attraverso cui si è scoperto che le scorie estrattive venivano illecitamente smaltite in Calabria, un’altra bomba ad orologeria sta per esplodere. Il Pd si scopre sempre più come il partito del petrolio ed il rischio oggettivo è che la Calabria, come il resto dello stivale, sia sull’orlo di una vero e proprio disastro ambientale. Si corra subito ai ripari attraverso la democrazia. Il voto del 17 aprile – conclude Parentela – è fondamentale per iniziare a cambiare la politica energetica nel nostro Paese”.

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