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E’ ancora giallo sui legami tra l’omicidio di Arcavacata e l’arsenale di Quattromiglia

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E’ ancora giallo sui legami tra l’omicidio di Arcavacata e l’arsenale di Quattromiglia

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Attanasio aveva un tenore di vita molto alto, ma risultava disoccupato.

 

RENDE – Un amico d’infanzia ucciso per paura. Questa la versione ufficiale resa dal presunto responsabile dell’omicidio avvenuto ad Arcavacata alla fine dello scorso aprile. Nei prossimi giorni Francesco Attanasio, il trentatreenne reo confesso di San Lorenzo del Vallo, sarà nuovamente sottoposto ad interrogatorio. Secondo quanto emerso sino ad oggi, un emigrato calabrese che vive in Germania gli aveva ceduto l’appartamento in cui venne ritrovato il cadavere di Galizia. Il giovane che lavorava in nero come agente immobiliare si sarebbe reso disponibile per fittare quella casetta di contrada Dattoli, nel residence La Collinetta, da tempo disabitata. Un servizio che forniva di consueto ad amici e conoscenti. Anche per la vittima dell’omicidio, Damiano Galizia, freddata a colpi di pistola Attanasio aveva provveduto a reperire un garage di Quattromiglia nei pressi del complesso edilizio Il Girasole. Poi insospettito da alcune affermazioni del trentunenne che lo invitava a non preoccuparsi di cosa vi fosse conservato all’interno si era rivolto alle forze dell’ordine. Sospetti fondati visto che dopo la perquisizione portata a termine dagli agenti della Questura di Cosenza era stato ritrovato un arsenale con armi particolarissime.

 

arcavacata omicidio

 

Armi di cui Attanasio ha sempre affermato di ignorare l’esistenza. Kalashnikov, mitragliette Uzi, pistole Beretta di vario calabro, Skorpion, fucili d’assalto per auto blindate e finanche un Thompson americano: un comodo arsenale a ‘portata di mano’ nei pressi dello svincolo autostradale. Non si esclude che che il movente che ha portato Attanasio ad uccidere l’amico Galizia possa essere legato proprio a queste armi visto che il trentunenne scomparse lo stesso pomeriggio in cui venne scoperta la Santa Barbara rendese. Sulla dinamica degli eventi, ancora poco chiara, gli inquirenti continuano ad indagare. Ufficialmente, secondo la versione dei fatti fornita da Attanasio, che si è autoaccusato del delitto, la diatriba tra i due sarebbe scaturita da un debito da 17mila euro. Denaro di cui Galizia pretendeva, con insistenza, la restituzione. Soldi cui natura viene definita dagli inquirenti ‘incerta’ e che erano fonte continua di litigi tra i due compaesani. A sparare per timore di essere pestato dall’amico, come già avvenuto in un’altra occasione, è stato Attanasio dopo aver portato Galizia nell’appartamento di contrada Dattoli. Il trentatreenne però non ha fornito alcuna spiegazione sul perchè si fosse recato all’appuntamento con Galizia armato di pistola.

 

Rende arsenale 3

Un’arma legalmente detenuta dal giovane con la quale intendeva, a suo dire, difendersi dall’aggressione che avrebbe subito non potendo restituire il debito contratto. Eppure il tenore di vita di Attanasio pare fosse abbastanza alto, nonostante risultasse disoccupato. Viaggiava spesso, recandosi nell’Europa dell’Est. In nave ed in aereo più volte Attanasio si era recato in Albania nel corso degli ultimi mesi. Un dettaglio che potrebbe far pensare alla rotta individuata dalla Guardia di Finanza nel febbraio del 2015 tra Cassano e la costa albanese in una fitta rete di affari posti in essere dalla cosca Abbruzzese. In quel caso vennero intercettate tonnellate di marijuana trasportate dall’Albania alla sibaritide su barche utilizzate anche per il trasporto di armi ed eroina. Nessun legame ad oggi però è stato accertato tra i due e la criminalità organizzata. Solo un particolare, forse frutto di una mera coincidenza. La fidanzata di Damiano Galizia, che ha dato alla luce il loro primo figlio proprio il giorno in cui il trentunenne è scomparso, sarebbe originaria di Cassano allo Jonio. Le indagini sulla donna però non hanno fornito alcun riscontro sulla contiguità delle attività dei due giovani amici di San Lorenzo del Vallo con le cosche della sibaritide. Attualmente nell’inchiesta non viene escluso il coinvolgimento di terzi nella dinamica dei fatti, ma il giallo resta ancora lontano dall’essere chiarito.

 

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Trentunenne ucciso a Rende. L’omicida è un amico: “Gli dovevo 17mila euro”

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