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Telesis, slitta a gennaio il processo antimafia

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Telesis, slitta a gennaio il processo antimafia

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COSENZA – Boss, picciotti e insospettabili. S’è aperto ieri mattina il processo Telesis, nato dall’omonima operazione antimafia, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che nel 2010,

disarticolò una potente organizzazione criminale, composta oltre che da “uomini d’onore” e picciotti anche da gente perbene. Autentici insospettabili, come i fratelli Bonaventura ed Ernesto Lamacchia, o anche Massimiliano Ercole e Francesco Romano, uomini di Stato, passati dall’altra parte. Il processo, apertosi in tribunale davanti ai giudici Giovanni Garofalo, Lucia Marletta e Claudia Pingitore, è stato rinviato al prossimo 22 gennaio 2013 per un difetto di notifica. Ad evidenziarlo è stato l’avvocato Roberto Loscerbo, penalista del foro di Cosenza, legale di fiducia del maresciallo Ercole, degradato e cacciato dall’Arma. Massimiliano Ercole, infatti, è in cella per il suo coinvolgimento nell’operazione “Eldorado”. La Corte, ritenendo valide le argomentazioni dell’avvocato Loscerbo, ha deciso per il rinvio. Nel frattempo il sostituto procuratore dell’Antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto, titolare dell’inchiesta, sta predisponendo la richiesta di una perizia sulle intercettazioni telefoniche a carico degli imputati, per corroborare con ulteriori atti docile entasi la sua accusa. Nel frattempo la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria sono pronte a costituirsi parte civile. L’operazione “Telesis”, coordinata, come detto, dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel 2010, consentì  allo Stato di disarticolare il clan Bella Bella, riconducibile al boss Michele Bruni, potente organizzazione ‘ndrangetista con interessi ovunque. I due uomini dello Stato, avrebbero secondo gli atti della Dda, saltato la “staccionata” della legalità per mettersi in affari con il boss, poi deceduto nel giugno dello scorso anno. Se per i due ex sottufficiali l’accusa fu di collusione, ai fratelli Lamacchia viene contestato il fatto di aver fatto numerose pressioni a Luca Morrone, amministratore di una casa di cura privata, affinché i familiari di quei degenti della struttura che passavano a “miglior vita” si sarebbero dovuti rivolgere per tutti i servizi mortuari all’impresa Naccarato. L’imprenditore rifiutò la proposta ricevendo, però, in cambio nuove sollecitazioni e altrettante pressioni, affinché cambiasse idea. Lo confermano anche le carte dell’inchiesta. Tra i faldoni, infatti, ci sono delle intercettazioni telefoniche che registrano Bonaventura Lamacchia mentre aggiorna sullo stato della situazione Michele Bruni, garantendogli il suo interessamento. L’ex deputato, infatti, si sarebbe attivato per far incontrare Luca Morrone e Michele Bruni, proposta questa però rifiutata dall’amministratore della casa di cura privata, senza alcun ripensamento. Fallito il primo tentativo, i Lamacchia, sempre secondo la Dda avrebbero tentato un nuovo approccio, questa volta a far da mediatore per facilitare l’incontro sarebbe stato Enrico Lamacchia. Queste sono le accuse che la procura antimafia di Catanzaro contesta ai quattro insospettabili, ora si attenderà l’inizio del processo per vedere se salterà fuori altro. Il collegio difensivo degli imputati, oltre che dal già citato avvocato Roberto Loscerbo, è composto dai legali Maurizio Nucci, Franz Caruso e Roberto Le Pera. 

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