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‘Ndrangheta ed imprenditoria: nessuna relazione per i giudici, il Crotone è salvo

Calabria

‘Ndrangheta ed imprenditoria: nessuna relazione per i giudici, il Crotone è salvo

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Fratelli vrenna

La squadra di proprietà dei fratelli Vrenna non sarà sequestrata, per i magistrati il business del clan Vrenna – Bonaventura non è entrato in contatto con la gestione del Crotone Calcio.

 

CROTONE – Si chiude l’inchiesta avviata dal pm della dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni. Indagini condotte nel più completo silenzio, attenti a non far trapelare nulla negli uffici del capo. O meglio dell’allora procuratore capo di Crotone Franco Tricoli. In quegli uffici infatti lavora Patrizia Comito, la moglie di Raffaele Vrenna e Bruni ritiene sia auspicabile che la donna non sappia in ‘anteprima’ che sul business milionario del marito fatto di rifiuti, palazzine, calcio e resort la magistratura stia tentando di far chiarezza. Era il 2008 ed oggi a distanza di anni è stato espresso uno dei tanti verdetti favorevoli al patron del Crotone Calcio, della discarica di Celico, della Sovreco e di numerose altre imprese Raffaele Vrenna, condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e falso e poi assolto. Non sarà infatti confiscata né la squadra di calcio, né gli altri beni di proprietà del gruppo imprenditoriale dei fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna, per un valore complessivo di 800 milioni di euro. Eppure per far da garante, qualora la confisca fosse andata a buon fine, si era ‘messo a disposizione’ anche lo stesso ex procuratore capo di Crotone Franco Tricoli che oggi in pensione avrebbe potuto amministrare le aziende dei Vrenna.

A deciderlo è stata oggi la Corte d’appello di Catanzaro che stamani ha rigettato l’appello della Procura distrettuale antimafia contro la decisione del Tribunale di Crotone che aveva dichiarato legittimo il patrimonio degli imprenditori. L’accusa sosteneva che i Vrenna sarebbero stati “imprenditori attigui al fenomeno mafioso per essersi, sin dalla genesi della loro attività, accordati con le consorterie criminali e segnatamente con quella denominata Vrenna-Corigliano-Bonaventura”. I giudici, accogliendo le tesi del difensori dei fratelli Vrenna, gli avvocati Francesco Gambardella e Francesco Verri, nella loro corposa motivazione, hanno invece sostenuto che tutte le fonti riconducibili ai Vrenna sono legittime così come il patrimonio mobiliare e le risorse utilizzate per la squadra di calcio del Crotone. La Corte d’Appello di Catanzaro ha integralmente confermato il decreto del Tribunale di Crotone che, nel gennaio scorso, aveva a sua volta rigettato la richiesta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di sottoporre a misura di prevenzione personale i fratelli Raffaele e Gianni Vrenna.

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Nel dispositivo inoltre veniva richiesta la confisca di tutte le loro aziende, compreso il Crotone Calcio. La richiesta si basava sul presupposto che il gruppo Vrenna fosse contiguo all’omonimo clan in base a dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia secondo i quali gli imprenditori non avrebbero avuto bisogno di pagare la cosca mafiosa per “assicurarsi” da attentati e danneggiamenti forti dei legami di parentela che li uniscono al gruppo criminale. Con 45 pagine di motivazione la corte d’appello di Catanzaro conferma la motivazione del Tribunale di Crotone e accoglie senza riserve la tesi difensiva sostenuta della difesa dei Vrenna che ha sostenuto la completa estraneità’ dei fratelli e del loro gruppo di aziende rispetto a qualsiasi organizzazione criminale, ma ne ha persino tratteggiato il ruolo di vittime che si sono sempre rivolte allo Stato denunciando decine di reati ai loro danni e ai danni delle loro aziende.

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