Area Urbana
San Francesco ‘sfrattato’ cerca casa. Cosenza perderebbe l’osso scampato alla profanazione

Ordinato lo ‘sgombero’ da Palazzo Arnone delle opere raffiguranti il Santo che rappresenta la storia, l’identità, la tradizione e la cultura calabrese.

San Francesco da Paola (Jusepe Ribera detto Lo Spagnoletto)
COSENZA – San Francesco chiede ospitalità. Chi ne ha donato le opere, il mecenate Roberto Bilotti, lancia un appello: “L’icona dei cosentini non può essere nascosta in un magazzino. San Francesco fa parte dei nostri valori “. Con una lettera indirizzata al Comando Carabinieri di Cosenza, alla Soprintendenza delle Belle Arti e al proprietario delle opere Roberto Bilotti il direttore della Galleria Nazionale di Cosenza Domenico Belcastro ha ufficialmente ‘sfrattato’ il santo più amato dai cosentini. Un’azione giustificata da lavori di manutenzione che interesseranno il piano terra di Palazzo Arnone dove sono dal 2014 esposte le venticinque opere che si chiede di trasferire d’urgenza in altro luogo. Non è dato sapere quanto tempo dureranno i lavori. E neanche se, una volta ultimati, le opere potranno tornare ad essere esposte all’interno del museo. Nel prossimo incontro, previsto per la seconda settimana di agosto, la dirigente di Palazzo Arnone Angela Acordon afferma che “si dovrà trovare una soluzione, anche perché le opere non sono ufficialmente di nostra proprietà”.

Frammento osseo di San Francesco di Paola
Dal 2010, anno in cui Bilotti donò le opere al museo e fu allestita la mostra permanente su San Francesco di Paola nel frattempo a Palazzo Arnone sono cambiati tre direttori e quattro soprintendenti. E da allora la cessione non è mai stata formalizzata. Un atto amministrativo mai redatto che rischia di far disperdere un bene collettivo e relegarlo in qualche residenza privata se non si troverà una nuova dimora per ospitare l’unica collezione esistente su San Francesco che sul territorio rappresenta la sua missione sociale religiosa e storica. “In vita San Francesco – ricorda Roberto Bilotti – non aveva una casa, diretto verso la vita eremitica, si riparò prima in una capanna di frasche e poi in una grotta. Al suo eremo affluivano sempre più persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Forse Francesco aveva previsto che sarebbe stato sfrattato nel XXI secolo da palazzo Arnone e che il suo destino era rimanere senza casa. Luigi XI di Francia, lo accolse nella sua reggia e poi il nostro Santo divenne co-patrono di Parigi. Ciò che nel nostro territorio viene disprezzato all’estero è considerato di grande importanza.

San Francesco di Paola attraversa lo Stretto di Messina
Uno destino coerente quello di Francesco, non ebbe dimora neanche dopo la morte la sua tomba nel 1562 fu profanata dagli Ugonotti che lo disepellirono e ne bruciarono il corpo; rimasero solo le ceneri e qualche pezzod’osso, uno di questi era del vescovo di Nancy che lo diede al nipote Agostino Ruggi d’Aragona, guardia nobile del papa, rinunciò e si fece domenicano, e attraverso di lui l’importante reliquia è tornata dopo cinque secoli in Calabria, conservata per anni a palazzo Arnone con la collezione e oggi ancora una volta profanata e sfratatta dalla direzione della Galleria Nazionale di Cosenza”. La collezione Bilotti Ruggi D’Aragona che deve essere ‘sgomberata’ dai locali di Palazzo Arnone, va sottolineato, è stata dichiarata di grande importanza dal Mibact. Essa rappresenterebbe per il Ministero un’espressione territoriale di collezionismo di opere condotta con criteri che rispecchiano una cultura, una visione locale, compiuta e ricercata. Un patrimonio che con generosità viene offerto alle istituzioni per la condivisione con tutti i cittadini al fine di non disperdere i valori di una cosentinità racchiusa nella figura di San Francesco di Paola.

Mimmo Rotella dipinge l’opera di San Francesco di Paola ospitata dalla Galleria Nazionale di Cosenza


















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