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Riti voodoo e stupri di gruppo per prostituirsi: contrae l’AIDS e denuncia i propri aguzzini

Dalla Libia al Nord Italia via Crotone. Ragazze accuratamente selezionate, tra i 18 e i 19 anni, preferibilmente vergini e provenienti da situazioni socio-familiari difficili.
BOLOGNA – Le vittime più ambite erano quelle in condizioni di disagio. Donne giovanissime poco più che diciottenni possibilmente inserite in contesti sociali drammatici o con alle spalle matrimoni falliti e gravidanze extra coniugali. Il tutto per un viaggio con l’inganno di oltre 6500 chilometri, dalla Nigeria all’Italia (via Crotone) passando per la Libia e con la promessa di una vita migliore. Poi, invece, le ripetute violenze fisiche per costringerla a prostituirsi. Infine, il rifiuto che ha portato la ragazza a subire violenze sessuali di gruppo, a lesioni permanenti agli organi genitali (l’asportazione parziale dell’utero) oltre alla contrazione del virus Hiv. E’ la storia di una giovane nigeriana di 23 anni che, trovando il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, ha dato il il via (nel luglio 2016) all’indagine dei carabinieri di Bologna conclusa con il fermo, ieri notte, di 11 connazionali (uno a Modena, uno a Crotone, otto a Bologna e una persona a Bolzano) ritenuti membri di un’organizzazione criminale dedita alla riduzione in schiavitù e alla tratta di giovani donne, anche minorenni, obbligate a prostituirsi per ricomprarsi la libertà. Al vertice dell’associazione c’era una donna 38enne nigeriana e residente a Bologna.
Sotto le sue ‘grinfie’ ragazze ancora adolescenti che speravano di non svegliarsi la mattina dopo, terrorizzate dalle punizioni e dalle ripercussioni sulla vita dei parenti in patria. Netta la ripartizione dei ruoli all’interno del gruppo tra chi si occupava di reclutare in Nigeria le potenziali vittime (selezionate tra le neo 18enni senza un futuro nel loro Paese) e chi doveva pensare all’organizzazione del viaggio in Italia via Libia. Tra i sodali anche i deputati alla fuga dai centri di accoglienza in Italia, all’attivita’ contabile ed alle punizioni delle vittime in caso rifiutassero di prostituirsi. Il debito, per ogni ragazza, variava tra i 40mila ed i 70mila euro, a fronte di spese vive per il trasferimento in Italia di soli 315 euro a persona. Debito la cui estinzione, garantita attraverso ancestrali e temutissimi rituali di vuduismo, poteva richiedere diversi anni. Le vittime erano costrette a vendere il loro corpo per decine di ore al giorno (attivita’ spesso condotta senza protezioni) e a vivere in alloggi nel cuore di Bologna, definiti ‘disumani’ dagli investigatori. Secondo la ricostruzione dei carabinieri alcuni attriti nella gestione delle attivita’ illecite aveva portato il gruppo a dividersi in un’ulteriore cellula criminale dedita agli stessi traffici e gestita da un’altra nigeriana.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bologna, ha interessato anche gli uffici di Modena, Bolzano e Crotone. Attualmente sono state salvate 6 giovani nigeriane ora affidate a strutture di protezione. I reati contestati agli arrestati vanno dalla tratta di persone, alla riduzione in schiavitu’, allo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Riconosciuta l’associazione per delinqueread alcuni dei fermati in sede di convalida; per gli altri e’ stato contestato il concorso. Durante alcune perquisizioni (a Bologna, Modena, Crotone, Bolzano, Cesena e Torino) sono stati sequestrati 15mila euro. Richiamando le parole del ministro dell’Interno sul fenomeno degli sbarchi in Italia, il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, ha sottolineato la necessita’ di “intervenire alla fonte” cercando di intercettare nei Paesi di origine queste persone “prima della loro partenza”. Per quanto riguarda l’operazione chiamata “Falsa speranza”, “ci siamo trovati di fronte ad un inferno ha detto il comandante della compagnia dei carabinieri Bologna Centro, Giuseppe Musto – non si fa mai l’abitudine a confrontarsi con situazioni cosi’ surreali”.

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