Calabria
Madonna di Polsi, santini sulla porta della madre del boss. Non è reato

I carabinieri hanno indagato su un episodio in cui, per ora, la Procura di Palmi non ha individuato alcun profilo di rilevanza penale.
ROSARNO (RC) – Alcune immagini della Madonna della Montagna, di cui si è celebrata sabato la festa nel santuario di Polsi, sono state trovate affisse, a Rosarno, davanti l’abitazione di Giuseppa Bonarrigo. La novantenne è madre di alcuni boss della cosca Pesce. Le immagini sono state affisse sul muro di un supermercato chiuso da anni e riconducibile, secondo gli investigatori, agli stessi Pesce. “Non ci sfuggono piu’ comportamenti di questo tipo, abbiamo le targhe, abbiamo i soggetti, abbiamo tutto cio’ che occorre per sapere chi sono”. Lo ha detto il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza indetta oggi a Reggio Calabria dal prefetto Michele Di Bari.
“Condivido l’indizione di una riunione di questo tipo – ha detto Cafiero De Raho – per affrontare un tema che non e’ certamente secondario rispetto al contrasto alla criminalita’ , il tema e’ quello della pubbliche manifestazioni della ‘ndrangheta a soggetti che ad essa sono contigui, soggetti che pubblicamente dimostrano di poter circolare e muoversi come se fossero l’antistato, capace di imporre le proprie modalita’ operative a un’intera popolazione. Sembra di essere tornati ai tempi in cui i cortei giravano armati, in questo caso sfidano lo Stato non con le armi, ma con le immagini della Madonna e ponendosi nei pressi dell’abitazione di uno dei capisaldi delle dinastie della ‘ndrangheta. Queste – ha concluso – sono manifestazioni che non si possono tollerare, soprattutto perche’ sono chiare modalita’ intimidatorie per il territorio.
Come dire, poche ore fa c’e’ stata questa manifestazione, ma per noi non cambia niente, noi continuiamo a essere quello che sempre siamo stati“. “Apparentemente non pare siano ravvisabili profili di rilevanza penale”. Lo ha detto il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza, al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. “Il fatto rimane comunque grave – ha aggiunto Sferlazza – dal punto di vista culturale e socio-criminologico, perche’ questa appropriazione della sincera religiosita’ della popolazione da parte di personaggi che hanno compiuto questo gesto di ossequio nei confronti di un’anziana donna madre di personaggi appartenenti a una delle piu’ importanti dinastie mafiose, depone univocamente per questo tentativo della mafia di strumentalizzare anche il sentimento religioso per acquisire legittimazione e consenso popolare, che e’ il vero capitale sociale su cui le mafie hanno sempre prosperato”.
“Omaggiare una famiglia di ‘ndrangheta, con un inchino o con qualunque altro gesto, rappresenta un oltraggio alla fede cristiana, che nulla ha a che spartire con il potere malavitoso. Quanto accaduto domenica a Rosarno rappresenta l’ennesimo gesto di una criminalita’ organizzata ignorante, arroccata su posizioni assurde che mischiano la fede con il potere delle cosche“. Lo afferma in una nota il segretario regionale generale del Sindacato di Polizia Coisp Calabria, Rocco Morelli. “Le forze dell’ordine stanno seguendo indagini molto serrate – aggiunge Morelli – perche’ è giusto garantire alla giustizia quanti pensano ancora di omaggiare la ‘ndrangheta con gesti ignobili. Da parte nostra continueremo ad essere in prima linea perche’ le chiese, i santuari ed ogni luogo di culto possano rimanere tali, senza dover subire gesti blasfemi da parte di criminali senza scrupolo.
Papa Francesco e’ stato chiaro anche nel suo viaggio in Calabria e non ha lasciato zone d’ombra nel rapporto tra la Chiesa e la criminalita’ organizzata. Anche rispetto al territorio di San Luca, il Coisp conferma l’appello alla popolazione, ai movimenti e alle forze sane del paese – prosegue la nota – di convergere su una candidatura unitaria in vista delle prossime elezioni amministrative, sostenendo il segretario nazionale del Sindacato Indipendente di Polizia, Giuseppe Brugnano, quale candidato sindaco come figura centrale in termini di trasparenza e legalita’. Solo con azioni cosi’ eclatanti – conclude il Coisp – sara’ possibile garantire il pieno rispetto delle regole e della democrazia in una realta’ difficile dove esistono tante persone perbene che non possono accettare compromessi di sorta con la ‘ndrangheta”.
“Abbiamo voluto riunirci in comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per stigmatizzare con una grossa condanna il deprecabile gesto con cui alcune persone hanno distribuito le immaginette della Madonna di Polsi per le vie di Rosarno, e soprattutto perche’ si sono intrattenute rispetto a qualche abitazione in cui vi sono persone che hanno quasi fatto prefigurare un gesto di ossequio all’indomani della celebrazione eucaristica del 2 settembre che si e’ tenuta a Polsi”. Lo ha detto il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, stamattina nella riunione a cui hanno partecipato anche il questore vicario Roberto Pellicone, i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, i colonnelli Giancarlo Scafuri e Flavio Urbani, il dirigente del commissariato di Gioia Tauro, il primo dirigente Diego Trotta, e il sindaco di Rosarno Giuseppe Ida’.
“E’ a nostro giudizio – ha aggiunto Di Bari – un gesto blasfemo e non e’ assolutamente in linea ne’ con la tradizionale genuina fede mariana, ne’ con cio’ che i vescovi stanno portando avanti da tempo per depurare quel santuario dai vari orpelli che nel tempo si sono sedimentati. Il comitato ha anche la volonta’ di determinarsi su una linea di fermezza assoluta e di tolleranza zero rispetto a questa gestualita’ che non ha nulla a che vedere con le persone oneste che hanno una pura fede, che credono in una entita’ superiore. Come gia’ disse il 3 luglio il ministro Minniti a Polsi, questo atteggiamento e’ l’antitesi della fede mariana ma anche il segno di una violenza. La violenza e Polsi sono diametralmente opposti. Chi ha fatto questo gesto – ha concluso il prefetto – deve sapere che da parte dello Stato vi e’ un argine invalicabile”.



















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