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Cinque medici accusati di omicidio per la morte di un giovane a Paola

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Cinque medici accusati di omicidio per la morte di un giovane a Paola

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Secondo l’accusa il ragazzo sarebbe deceduto all’improvviso perché non adeguatamente assistito.

 

PAOLA (CS) – Dopo aver chiuso le indagini inerenti la morte di G. V. avvenuta a Paola nel maggio 2012, la Procura della Repubblica di Paola, ribaltando completamente la precedente posizione assunta, ha chiesto il rinvio a giudizio dei medici P. G., M. G. R. e M. G. dell’Istituto Humanitas di Milano e dei dottori A. R. R. e F. C. di una Casa di cura di Belvedere. La perizia depositata ha dato una svolta al processo incardinato dalla famiglia del giovane deceduto assistita dai legali Massimiliano Coppa, Paolo Coppa, Marianna De Lia e Luigi Forciniti i quali hanno fortemente creduto nella morte non accidentale del loro congiunto.
 
 
In particolare la famiglia ha sempre contrastato con forza ogni ipotesi di decesso non prevedibile del giovane, che lascia la moglie ed una bambina, avanzata preliminarmente dai consulenti della Procura Pietrantonio Ricci e Mastroroberto dell’Università di Catanzaro, i quali, dopo un lunghissimo lasso di tempo, avevano genericamente escluso responsabilità in capo a tutti i sanitari dell’Istituto Humanitas di Rozzano in provincia di Milano e di alcuni medici di una Casa di Cura di Belvedere.
 
 
La famiglia del ragazzo si era opposta fermamente alla richiesta di archiviazione proposta in prima battuta dagli investigatori ottenendo un primo risultato utile mediante l’accoglimento dell’istanza di incidente probatorio sulla scorta delle motivazioni scientifiche proposte dai consulenti di parte civile Vincenzo Pascali Ordinario di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Policlinico Gemelli, Francesco Alessandrini Ordinario di Cardiochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Policlinico Gemelli e il medico legale Ido Lista- i quali hanno sempre sostenuto che l’assistenza nel tempo prestata al giovane paziente fu difettuale e non allineata agli standard assistenziali di settore.

 

I periti del giudice sono stati invece i dottori Massimo Rizzo e Francesco Borrello i quali, dopo oltre cinque ore in aula incalzati dalle domande dei difensori e dei consulenti di parte civile, hanno concluso affermando l’inadeguatezza delle condotte assistenziali poste in essere dai medici che a vario titolo ebbero in cura il giovane. In poche parole sarebbe bastato un semplice impianto di defibrillatore cardioverter impiantabile per evitarne la morte ancor di più se si considera il fatto che il giovane aveva alle spalle un retroterra familiare importante in tema di patologie cardiache, così aumentando il rischio che l’evento verificatosi potesse accadere da un momento all’altro.
 
 
Ora l’Ufficio requirente, guidato dal nuovo Procuratore della Repubblica Bruni, con il Sostituto Procuratore Maurizio de Franchis, in pochi mesi, ha dato un nuovo impulso alla vicenda cercando di far luce su tutti i passaggi che, suo malgrado, hanno portato al decesso dello sfortunato padre di famiglia, ritenendo provate (mediante la perizia disposta dal gip) condotte difettuali di chi, a vario titolo, lo ebbe in cura richiedendo il rinvio a giudizio dei sanitari. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 30 novembre dinanzi al gup di Paola che dovrà decidere sulle condotte dei sanitari che ebbero in cura G. V..

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