Area Urbana
Ecosistema Urbano 2017, Cosenza è la prima città del Sud Italia per qualità dell’ambiente

La città dei Bruzi risale al 13° posto in Italia ma al primo per le città del Sud Italia per quanto concerne il livello di ecosostenibilità. Pessimi, però, i dati sull’acqua
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COSENZA – “È un grande orgoglio e un’immensa soddisfazione per me essere oggi a Milano invitato tra i sindaci delle “città del cambiamento” alla presentazione del XXIV Rapporto Ecosistema Urbano pubblicato sul Sole 24 Ore, che attesta che la città di Cosenza in base ai parametri di Legambiente e Ambiente Italia – dopo il lavoro portato avanti in questi anni- è tra le prime città italiane per qualità della vita”. A scriverlo sulla sua pagina Facebook è il primo cittadino Mario Occhiuto, che sottolinea come Cosenza si trovi nella parte più alta della graduatoria contenente tutti i capoluoghi italiani ed è la città più sostenibile del Sud. “Le città calabresi in passato erano sempre nell’ultima parte della graduatoria, e questo vuol dire che – scrive Occhiuto – con il lavoro e la competenza ogni cosa può cambiare per il meglio anche in Calabria”. “Non esistono città perfette e sempre belle e attrattive, ma esistono città che migliorano e città che peggiorano. E il nostro cammino di cambiamento – sottolinea – non c’è dubbio che sia proiettato verso una città migliore, più vivibile, più ricca di opportunità, più solidale, più bella”.
Spulciando tutti gli indicatori e i dati 2017 scopriamo che Cosenza è al primo posto per la bassa incidentalità stradale (ovvero numero di morti e feriti in incidenti stradali ogni 1.000 abitanti), mentre si piazza quinta Italia per ciò che concerne la gestione dei rifiuti, sesta sul solare e quindicesima per il verde urbano, mentre si scende addirittura al 73’ posto sul dato relativo alle aree pedonali presenti. Ma i risultati peggiori del capoluogo, purtroppo, si registrano per ciò che concerne l’acqua, da sempre una problematica senza soluzione per migliaia di cosentini. Nel consumo di acqua e nella depurazione la città sprofonda addirittura in 98esima e 94esima posizione, mentre nella dispersione (la differenza tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli) al 58esimo posto. “Benino” i dati sull’inquinamento da Pm10 e Biossido di Azoto.
Dati: ilsole24ore
Il 24° rapporto Ecosistema urbano di Legambiente e Ambiente Italia anticipato dal Sole 24 ore e basato prevalentemente su dati del 2016. Il confronto avviene sulla base di 16 indicatori rimasti immutati, mentre è più difficile comparare i punteggi, influenzati non solo dai parametri nuovi, ma dalla introduzione di una serie di bonus: è questa la vera novità di Ecosistema urbano, arrivato all’edizione numero 24.
A partire da quest’anno, infatti, un carico addizionale viene assegnato alle realtà che si sono messe in luce, anche grazie a politiche innovative, nel recupero e nella gestione delle acque, nella gestione dei rifiuti, nell’efficienza della gestione del trasporto pubblico e in quella che viene definita la mobilità nuova, legata all’alto tasso di spostamenti in bicicletta e alla riduzione degli spostamenti in auto. Nonostante le modifiche introdotte, nella top ten si incontrano le stesse protagoniste di 12 mesi fa. O meglio, le prime otto ci sono ancora tutte, mentre Cuneo e Savona (che finirono nona e decima) hanno lasciato spazio a Pordenone (che si piazza quinta) e Treviso, che nell’ambito delle eccellenze marca il migliore progresso, salendo dal 23° al nono posto.
La regina in Italia è Mantova, la città green 2017
Mantova, succede a Macerata e precede l’accoppiata Trento-Bolzano, di poco davanti a Parma. La città virgiliana è l’unica a confermarsi sul podio (finì terza l’anno scorso) e torna a conquistare un simbolico “oro” a 11 anni dall’ultimo primo posto, datato 2006. Da allora, peraltro, non si è mai scostata da buoni piazzamenti, se si considera che la peggiore performance l’ha vista, nel 2010, sul 21° gradino. La più “emiliana” delle lombarde ottiene i voti migliori nella raccolta differenziata, dove finisce quarta; nella “ciclabilità” del territorio (terza posizione); nell’estensione delle strade pedonalizzate (ottava); nella quantità di alberi (quinta).
Sei località confermano una posizione tra le ultime dieci, cioè dal 95° al 104° posto: oltre a quattro siciliane (Palermo, Catania, Agrigento, Siracusa) ci sono una laziale (Frosinone) e una campana (Caserta). Niente calabresi, stavolta, e Vibo Valentia risale dall’ultima alla 91ª piazza. Al 96° posto compare la toscana Massa e al 102° c’è un’altra laziale, Viterbo. Il fondo è occupato, però, da Enna e Brindisi, i cui “crolli” sono spiegati nella pagina seguente.
Un’occhiata va data anche al piazzamento dei 10 capoluoghi più popolosi, con le prime tre che fanno registrare avanzamenti considerevoli: Bologna sale 34 gradini e si ritrova 22ª, Milano ottiene addirittura un più 42 risalendo fino al 31° posto, e Firenze – che era 67ª – è ora 51ª. Tutte le altre sono nella metà peggiore della graduatoria, con la capitale Roma in 88ª posizione e il Sud che fronteggia anche qui il solito deficit di risultati, pur potendo sorridere per realtà di dimensioni più modeste: Oristano si conferma tra le prime dieci e, come detto Cosenza è 13ª.
Aria e acqua. Tra gli indicatori presi in esame, quelli relativi alla qualità dell’aria mostrano un lieve miglioramento delle perf0rmance relative alle emissioni inquinanti, nonostante l’emergenza smog degli ultimi giorni. Per quanto riguarda i consumi idrici, invece, raddoppia il numero di comuni che registrano consumi domestici superiori a 200 litri per abitante al giorno di acqua potabile (probabilmente riconducibili a utenze non soltanto domestiche ma contabilizzate come tali): Verona, Cosenza, Milano, Treviso, Pavia, Chieti, Monza, Sondrio. I consumi più bassi si registrano, invece, a Oristano (95,7 litri/abitante/giorno), Agrigento (107), Sassari e Perugia (115). Inoltre, il dato sulla dispersione dell’acqua potabile nei capoluoghi italiani conferma, in media, una situazione estremamente critica senza quasi segnali di discontinuità col passato. Nel 2016 sono ancora 17 i Comuni nei quali le perdite sono superiori al 50%, con punte di oltre il 60% a Frosinone, Vibo Valentia, Campobasso, Latina, Nuoro e Oristano.
I rifiuti. Nonostante le città italiane registrino performance particolarmente e positive sul fronte della raccolta differenziata, che si attesta sul valore medio del 47,42%, oltre due punti percentuali in più rispetto al 45,15% dell’anno precedente, cresce nel 2016 la produzione pro capite di rifiuti urbani nei comuni capoluogo (con una media di 536 kg che torna a crescere rispetto all’anno precedente, 530 kg).
Trasporto pubblico: Gli indicatori del trasporto pubblico mantengono la suddivisione per categorie di città in base al numero di abitanti. In questo caso, infatti, i segnali di miglioramento (sia sul fronte dell’offerta che della domanda, cioè degli spostamenti tramite mezzi pubblici da parte della popolazione locale) si concentrano unicamente nei grandi centri urbani. Inoltre, la densità automobilistica continua a rappresentare senza alcun dubbio una delle maggiori criticità nelle città e distingue sfavorevolmente l’Italia nel panorama mondiale: rispetto ad alcune grandi capitali europee (Londra, Parigi e Berlino), il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani nel 2016 si conferma a livelli praticamente doppi, pari a 62,4 auto ogni 100 abitanti e risulta stabile o in aumento in tutte le città ad eccezione di Reggio Emilia e Crotone.
Ambiente urbano. L’estensione media delle isole pedonali, negli ultimi tre anni di rilevazione, risulta stabile intorno a 0,40 m2 per abitante. I comuni che hanno un valore almeno doppio rispetto alla media sono 12, sette dei quali superano la soglia di 1 m2 per abitante (uno in meno rispetto al 2015): oltre al caso particolare di Venezia (5,01 m2/ab), troviamo Verbania, Terni, Lucca, Cremona, Firenze e Pescara. Per il primo anno, infine, la classifica di Legambiente prende in considerazione il verde urbano: la legge nazionale 10/2013 Norme considera strategica per qualsiasi amministrazione comunale la conoscenza dettagliata del proprio patrimonio arboreo e prevede che tutti i comuni sopra i 15.000 abitanti si dotino di un catasto degli alberi, piantino un nuovo albero per ogni bambino nato o adottato e che gli amministratori producano un bilancio del verde a fine mandato, che dimostri l’impatto dell’amministrazione sul verde pubblico (numero di alberi piantumati ed abbattuti, consistenza e stato delle aree verdi, ecc.). A quattro anni di distanza dall’approvazione della legge, soltanto il 62% dei capoluoghi è stato in grado di fornire un bilancio del numero di alberi esistenti in aree di proprietà pubblica (strade e parchi). Dall’analisi dei primi dati raccolti emergono differenze considerevoli nelle disponibilità di alberi pro capite, con 21 città che presentano una dotazione superiore a 20 alberi/100 abitanti e le 6 migliori che superano i 30 alberi/100 abitanti (Bologna, Mantova, Rimini, Arezzo, Modena, Brescia).


















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