Calabria
Sequestrati beni per 10 milioni all’ex deputato Matacena latitante a Dubai

Un patrimonio da 10 milioni di euro riconducibile all’ex deputato e armatore calabrese, Amedeo Matacena, latitante a Dubai dopo una condanna per concorso in associazione mafiosa.
ROMA – La Dia ha sequestrato al latitante Matacena, dodici società, disponibilità finanziarie collocate in conti esteri, 25 immobili aziendali e una motonave della stazza di oltre 8.100 tonnellate, utilizzata per attività di traghettamento veicoli e passeggeri nello Stretto di Messina. Un patrimonio del valore di oltre 10 milioni di euro. Quattro delle societa‘ hanno sede in Italia (Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Roma) e 8 all’estero (Isole Nevis, Portogallo, Panama, Liberia e Florida) e si riferiscono prevalentemente alle attività di tipo armatoriale, immobiliare e di edilizia svolte da Matacena: le aziende continueranno a operare sotto la guida di amministratori giudiziari designati dalla magistratura. Amedeo Matacena, è stato già condannato definitivamente nel 2014, a tre anni di reclusione dalla Corte di Cassazione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ed è stato individuato, in tale contesto giudiziario, come “uomo politico di riferimento delle cosche reggine per salvaguardare i loro interessi”
In seguito, il politico e armatore è rimasto coinvolto nelle indagini svolte dalla Dia Reggio Calabria – Operazione Breakfast – che hanno portato all’emissione di diverse ordinanze di custodia cautelare, oltre che nei suoi riguardi, anche a carico della moglie Chiara Rizzo, per intestazione fittizia di beni, e dell‘ex ministro Claudio Scajola, accusato di averlo aiutato a sottrarsi all’arresto. Con ordinanza emessa nel giugno 2017, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura distrettuale, ha confermato la sussistenza della “pericolosita’ sociale qualificata” di Matacena, disponendo nei suoi confronti il sequestro di disponibilita’ finanziarie e di un immobile all’estero. Con il provvedimento di oggi, la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria evidenziando che la maggior “parte dei beni che costituiscono il patrimonio del Matacena sono frutto di attivita’ illecite e/o di reimpiego dei loro proventi”, e ravvisando “una oggettiva quanto marcata sproporzione” tra gli investimenti effettuati e i suoi redditi dichiarati, ha disposto il sequestro e la confisca dei beni in questione.


















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