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Mucca pazza: il morbo uccide un 49enne

COSENZA – Ucciso dal morbo. Il triste fenemeno della “mucca pazza”, ceppo di malattia aggressiva per l’uomo e gli animali, finito troppo presto nel tunnel del dimenticatoio, dopo la pololarità mediatic che ne aveva contraddistinto la diffusione e la sua pericolosità,
torna prepotententemente d’attualità e lo fa nel modo peggiore: con una vittima. E’, infatti, morto G.O., 49 anni di Acri, al quale era stata diagnosticata la probabile “malattia di Creutzfeldt – Jakob”, una delle patologie riconducibili al caso della “mucca pazza”. I riscontri definitivi possono arrivare solo dopo l’autopsia, ma il referto dei sanitari dell’ospedale “A. Perrino “ di Brindisi parlava chiaro: “malattia di Creutzfeldt – Jakob con stato di male epilettico non convulsivo e isolate crisi generalizzate tonico – cloniche. Ritenzione e sepsi urinaria. L’uomo, imprenditore edile, residente in contrada Gammarossa, lascia moglie e due figli. Era da tempo costretto a letto, in condizioni che peggioravano di giorno in giorno. Il calvario del 49enne, conclusosi con l’epilogo più tragico è iniziato nello scorso mese di agosto. Il 49enne, infatti, aveva iniziato ad accusare un diffuso stato di malessere con febbre alta, vomito. Dopo l’iniziale cura di naura antifebbrile, curata con appositi antipiretici ed altro, la temperatura non accennava a diminuire. Anzi. Il mercurio faceva, infatti, giornlmenteregistrare picchi altissimi di febbre, fino a 41/42, legate a convulsioni ed attacchi epilettici. Il quadro clinico del paziente è peggiorato, al punto che il 49enne ha cominciato ad accusare anche frequenti epidodi di perdita di memoria, disturbi comportamentali, con l’insorgenza frequente di stati di aggressività e allucinazioni visive e uditive. Un quadro clinico preccupante che aveva indotto il medico dei base del paziente a consigliare al suo assistito l’immediato ricovero in ospedale. Giunto al pronto soccorso dell’Annunziata, G. O., lo scorso 14 agosto, giono in cui le sue condizioni erano state considete gravissime, venne ricoverato presso l’ospedale di Rogliano, da dove venne stato dimesso quattro giorni dopo. Un foglio di dimissioni ospedaliere, firmato, a giudizio dei familiari, con troppa fretta e con altrettanta superficialità. La terapia farmacologica, infatti, cui fu sottoposto a casa, non dette gli effetti sperati, tanto che le condizoni di salute generali e la tenuta psichica del 49enne precipitò, tanto che il 23 agosto, venne ricoverato d”urgenza nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Corigliano. A domicilio, l’uomo ha continuato a peggiorare, per cui è stato ricoverato il 23 agosto nel reparto di Psichiatria di Corigliano. Per il persistere della situazione, lo scorso 5 settembre, il 49enne fu stato trasferito nel reparto di Neurologia dell’ospedale “A. Perrino” di Brindisi, sezione di terapia semintensiva. Da reparto del nosocvomio brindisino, il 49enne è stato dimesso lo scorso 2 ottobre. Il foglio di dimissioni, riportava un miglioramento delle “manifestazioni epilettiche” e un peggioramento del “quadro neurologico”. La famiglia aveva voluto rendere pubblica la notizia per far si che venissero effettuati controlli più serrati, in considerazione della possibilità che la malattia di G.O. potesse essere stata provocata dal consumo di carne infetta. Quella paura dei familiari del 49enne s’è dimostrata purtoppo reale, ma tardiva per essere “aggredita” in tempo. Le medicine non sono infatti servite nè a rallentare il cammino del morbo, nè a riequilibrare le condizioni vitali del paziente che è spirato.



















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