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Fondazioni: la Calabria è poco “etica”

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Fondazioni: la Calabria è poco “etica”

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COSENZA – Alla faccia dell’etica. La Calabria dimostra ancora una volta di essere una terra dove la contraddizione la fa da padrona. Il caso in questione, sollevato dal collega Roberto Galullo, del Sole24 Ore, racconta di un caso di sperpero in Calabria. Lo sperpero, di certo non è una

novità, alle nostre latitudini e longitudini. E’ una prassi consolidata. Leggendo l’articolo di Galullo, emerge che «la Regione Calabria l’etica ce l’ha nel sangue. Detiene lo 0,46% del capitale sociale (pari a 2.000 azioni che valgono 105mila euro)della Banca popolare etica ma, soprattutto, possiede la Fondazione Calabria Etica che per statuto si prefigge di realizzare solidarietà sociale. La Fondazione è tra le 16 società partecipate dalla Regione, per le quali è stato versato un capitale complessivo di 57.971.678,74 euro. Secondo gli ultimi (e parziali) dati messi a disposizione dalla Regione sul sito, e che si riferiscono al 1° semestre 2011, ha nominato complessivamente 48 amministratori: otto non percepiscono alcun compenso, per uno non viene definito, sette viaggiano genericamente secondo le tariffe dell’ordine dei dottori commercialisti, di nove non si sa nulla, mentre gli altri oscillano tra una forbice che va da 500 euro di gettone di presenza a seduta a 191mila euro all’anno. Che società partecipate, oltre ad associazioni e fondazioni regionali siano utili alla collettività, è molte volte un optional. L’importante è che abbiano tanti soldi pubblici da spendere e tante poltrone, non necessariamente remunerate, che – qui come altrove – hanno la stessa identica caratteristica: sono dotate di rotelle per scorrere più velocemente verso i beneficiati che le occupano quasi sempre per benedizione politica. Una leva fondamentale per crearle ed occuparle è spesso la gestione di potere: micro o macro è uguale, tanto fa sempre rima, innanzitutto, con la parola consenso a cascata in una filiera che, ovunque in Italia figuriamoci in Calabria, si traduce in voti. Lo statuto della Fondazione Calabria Etica, modificato dalla Regione con la delibera 80 del 18 marzo 2011, prevede che la stessa non abbia scopro di lucro “neanche indiretto” e, coerentemente, prevede che tutti gli incarichi e le mansioni degli organi statutari siano a titolo gratuito. Bello e corente, ma c’è un «salvo». Fatto salvo, si legge all’articolo 10, il rimborso delle spese sostenute per l’esercizio dei compiti d’istituto, nonché quanto previsto dall’articolo 6 per il Presidente e dall’articolo 7 per il segretario generale (che però, attualmente, manca)». Ecco questa è la Calabria, quella delle poltrone.

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