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Amantea, tentato omicidio plurimo, assolti in cinque

Un processo durato quasi 5 anni per una lite scaturita dal contendersi un paio di scarpe e qualche vestito. L’accusa aveva chiesto 7 anni di carcere
AMANTEA (CS) – Era stato contestato un tentato omicidio plurimo, nei confronti di tre migranti nigeriani ospiti del Centro di accoglienza di Amantea. Il pubblico ministero Cerchiara aveva chiesto 7 anni di reclusione per tutti gli imputati. Il Tribunale collegiale di Paola, presieduto dal giudice Cosenza, accogliendo le tesi difensive, ha assolto dal più grave reato di tentato omicidio, derubricando i fatti in lesioni aggravate e condannando gli imputato solo a un anno di reclusione con pena sospesa per tutti.
Gli imputati sono Assisou Abdou originario del Benin e Kofi Osei Amoako Osei, originario del Ghana, difesi dall’avvocato Eugenio Naccarato, Hassane Aboubacar, originario della Nigeria, difeso dal legale Domenico Giordano, Abdulkadiri Abubakari e Suruikanin Abdul Razak, entrambi originari del Ghana, difesi dall’avvocato Norina Scorza. Per tutti l’accusa era “in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, tentavano con atti idonei, univocamente diretti allo scopo, colpendoli, con un coltello e con bottiglie di vetro rotte Monday Nehikhare e Aibizugbowa Hope, di cagionare la morte dei predetti, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà, costituite dall’intervento di terze persone e dei carabinieri, nonché dall’immediato ricovero presso struttura sanitaria ove venivano prestate le cure”. I fatti risalgono al novembre del 2011 e dopo quasi due anni di indagine nel 2013 viene chiesto il rinvio a giudizio. Oggi, a distanza di quasi cinque anni, i cinque imputati accusati di omicidio tornano liberi portandosi dietro solo una imputazione di lesioni aggravate grazie al collegio difensivo che nel corso dell’istruttoria dibattimentale è riuscito a dimostrare l’assenza di elementi che, secondo il pubblico ministero, erano univoci e idonei nel ritenere sussistente il tentato omicidio.
All’epoca dei fatti, accaduti appunto nel novembre del 2011 nel centro di accoglienza creato presso l’hotel Ninfa di Amantea, durante il programma “Emergenza Nord Africa“, gestito dalla cooperativa sociale romana Zingari 56 durato 22 mesi per quelle persone fuggite dalla guerra civile in Libia e sulle coste del Maghreb. In molti sarebbero stati imbarcati con la forza su pescherecci poco affidabili ed affidati al destino del mare, verso la morte o verso la salvezza, stipati come sardine. Il progetto ebbe inizio nella primavera dello stesso anno in cui accadde il fatto, a distanza di circa nove mesi. L’origine alla base del presunto tentato omicidio plurimo sarebbero stati un paio di scarpe e qualche vestito portato in beneficenza al centro di accoglienza. Gli ospiti avrebbero considerato la distribuzione essere avvenuta in modo inadeguato. Questo stato di malessere scaturì in una lite tra gli otto extracomunitari, a colpi di coltellate e botte in testa e in altre parti del corpo, finiti in ospedale e sotto giudizio. Oggi, l’epilogo positivo per una vicenda che, allo stato iniziale, aveva preso “una brutta piega”




















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