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Il vitalizio di un consigliere della Regione è il triplo dello stipendio medio di un calabrese

Calabria

Il vitalizio di un consigliere della Regione è il triplo dello stipendio medio di un calabrese

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Ai 144 ex consiglieri calabresi si chiede di rinunciare al vitalizio. La Regione Calabria si giustifica: “E’ un diritto acquisito non modificabile”

 

CATANZARO – Aumentano di 102mila euro le spese a carico dei cittadini per pagare i vitalizi dei 144 ex consiglieri comunali calabresi. Un provvedimento reso possibile da una legge regionale del 1996 che obbliga la Regione Calabria ad adeguare il contributo in base all’incremento del costo della vita. Attualmente ogni ex consigliere intasca mensilmente un vitalizio che varia dai 2.000 agli 8.000 euro mensili. Una vera e propria beffa per i pensionati calabresi costretti a sopravvivere con poche centinaia di euro dopo aver trascorso una vita a lavorare. L’Amministrazione del Consiglio regionale della Calabria, dal suo canto, precisa che a partire dalla legislatura di Oliverio i consiglieri regionali non percepiscono alcun vitalizio. Per i vitalizi corrisposti agli ex consiglieri regionali però non ci sarebbe nulla da fare essendo secondo la Regione Calabria “un principio di diritto non modificabile dal legislatore regionale”. Il Partito Democratico di Catanzaro ha già annunciato di voler chiedere ai propri politici di riferimento in Consiglio regionale di attivarsi per abolire d’urgenza la legge sui vitalizi affinché cessino “di vivere di privilegi e prebende intollerabili sulle spalle della gente comune”.

 

Si chiede quindi ai 144 ex consiglieri di rinunciare ai vitalizi. A farlo è la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato. “La Pasqua 2018 illumini i consiglieri regionali della Calabria, ancora in tempo a ridursi lo stipendio e a rinunciare ai loro vitalizi. Noi parlamentari 5stelle – afferma la parlamentare – ci siamo già tagliati l’indennità e siamo in guerra contro i privilegi di palazzo, in un momento di grave crisi economica e di crescente sfiducia verso i partiti. Nella regione più povera d’Europa, i consiglieri regionali ricevono al mese l’equivalente di 3 mensilità e mezzo di stipendio medio di un calabrese, pur senza grandi fatiche e risultati concreti. Nel complesso, una legislatura dei consiglieri regionali costa ai calabresi quanto noi abbiamo versato al Fondo per il Microcredito, il che fa riflettere.

 

Con un esposto alla Procura reggina, abbiamo già interrotto la lunga pacchia dei componenti delle strutture speciali del consiglio regionale, che non timbravano il cartellino e giravano per voti a spese dei contribuenti. In Calabria c’è una disoccupazione giovanile al 60%, il territorio è devastato dal dissesto idrogeologico e la depurazione è inesistente. Come se non bastasse, il sistema dei trasporti e la sanità pubblica sono da Terzo mondo. Perciò i consiglieri regionali dovrebbero dare segnali di solidarietà reale. Esprimo vergogna e riprovazione – conclude Granato – per la loro mancanza di sensibilità verso gli ultimi: i percettori di mobilità in deroga, i tirocinanti della Giustizia e le migliaia di precari gabbati. I calabresi spazzeranno via questa classe politica, piantata in Regione grazie al bisogno di tanti, ricattati con le briciole rimanenti dal banchetto degli ingordi”.

 

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