Calabria
Autobomba a Limbadi, parla la madre di Vinci: “Sono sola, lo Stato non tutela nessuno”

La donna straziata dal dolore denuncia: “La strage non è finita, l’obiettivo è di sterminare tutto il mio casato”
LIMBADI (VV) – Rosaria Scarpulla madre di Matteo Vinci, ucciso da un’autobomba il 9 aprile scorso a Limbadi non tace. Anzi. Intende rompere il muro di omertà e lo fa incontrando la stampa insieme al proprio avvocato. Ex bracciante agricola, oggi casalinga, non ha timore di denunciare gli autori dell’agguato in cui ha perso la vita suo figlio. Ai giornalisti stamattina ha dichiarato di essere “sono sicura come lo è la morte di chi siano le responsabilità. Lotto per mio figlio, per la sua famiglia (noi stiamo spillando sangue dal cuore) e per i giovani limbadesi. Ci chiedono se si può parlare in anonimato, ma come si fa se poi lo Stato non tutela nessuno? Questo caso è in mano al Procuratore Gratteri, se non si riesce a far emergere la verità credo che l’Italia sia morta e non c’è speranza. Faccio nomi precisi perché so chi ha fatto male a me, li ho visti e li nomino sempre aggiungendo altri nomi oggi. Lucia Di Grillo moglie di Barbara, Rosina Di Grillo figlia della Mancuso e ‘lo Zoppo’ presenti al primo agguato e un’altra persona che non ho riconosciuto: erano in sei. La strage però non è finita il loro obiettivo era sterminare tutto il mio casato. Sono sola, non so se devo avere o meno una scorta dovranno decidere gli organi preposti. Quando tornerà mio marito combatteremo insieme anche se siamo due anziani per dare verità e giustizia al nostro unico figlio”.
“Invito il ministro Minniti, nel suo tempo libero, a prendere coscienza del fatto che in questa Calabria dominata dall’omertà, una madre coraggiosa è disposta a qualsiasi evenienza per difendere i suoi diritti e pertanto deve essere messa sotto scorta, in cassaforte, come un gioiello, assolutamente degna al contrario di altri”. A sostenerlo è stato l’avvocato Giuseppe De Pace incontrando i giornalisti insieme a Rosaria Scarpulla. “O la signora Scarpulla, nel mirino del clan – ha aggiunto – è figlia di un dio minore? Non ci meravigliamo del lassismo dello Stato e della latitanza dei partiti politici in questa vicenda. Si vorrebbe silenziare la morte di Matteo ma il suo sangue griderà vendetta fino a quando la verità non verrà a galla. Né questa difesa né la signora Scarpulla ha voglia di apparire e calcare le scene, ma la cosa si è resa necessaria perché appare evidente che da parte dei soggetti responsabili, sia dal punto di vista istituzionale che politico, non vi è la considerazione, la coscienza e la consapevolezza, della gravità del caso. Nessuna polemica con il Prefetto, ma col ministro dell’Interno sì. Il primo scrive che nei confronti della Scarpulla sono state disposte delle misure tutorie ritenute congrue dal Comitato ma non penso che ci voglia la deformazione professionale di un matematico relativista per comprendere che queste sono parole prive di significato.
Oggi siamo partiti da soli, da Limbadi, e potevamo essere esposti a qualsiasi pericolo. Cosa ci vuole per comprendere che in questo contesto la signora Scarpulla corre un pericolo attuale ed imminente di morte? Non è un ragionamento logico ma fattuale”. De Pace ha poi ricordato le vicende che, dal 2014, hanno visto i Vinci nel mirino del clan Mancuso. “Fatti incontrovertibili – ha detto – culminati con la spedizione punitiva dell’aggressione, comandata da Rosaria Mancuso e dal marito Domenico Di Grillo per pestare a sangue la signora Rosaria Scarpulla e il marito Francesco Vinci; poi l’incendio del capannone, la muratura delle finestre dell’abitazione di campagna; il 30 ottobre 2017, il signor Vinci subì un’aggressione di puro stampo mafioso da parte di Di Grillo, del genero Rito Barbara e di Rosaria Mancuso, che portò la vittima in terapia intensiva con lesioni cerebrali, un trauma cranico e la perdita dei denti. Tutto questo non è sufficiente al ministro dell’interno per istituire una scorta adeguata alla Signora Scarpulla?”.
LA RISPOSTA DELLA PREFETTURA DI VIBO VALENTIA
La Prefettura di Vibo Valentia, “in relazione alle dichiarazioni odierne rilasciate dall’avv. Giuseppe De Pace, difensore della signora Rosaria Scarpulla – è scritto in una nota – conferma, come già evidenziato con precedente comunicato stampa, che sono state, nell’immediatezza dell’evento, disposte misure tutorie nei confronti della signora Scarpulla, ritenute congrue da parte del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica“. “Si precisa inoltre – prosegue la nota – che la competenza in ordine alla disposizione di misure tutorie non è rimessa al Ministro dell’Interno, ma spetta al Prefetto e al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, del quale fanno parte i vertici degli organi di polizia, peraltro impegnati nelle indagini di polizia giudiziaria”.

















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