Calabria
Il dossier di Mangiacapra sui preti gay: “Si spostano le pedine, ma il gioco continua” (AUDIO)

“L’intento non è stato quello di innescare una caccia alle streghe ma di intentare un dialogo con la Chiesa, e tra la Chiesa e i fedeli, per interrogare sulla congruità dei comportamenti di questi sacerdoti rispetto agli obblighi assunti con l’abito che indossano. Si attacca solo l’ipocrisia”.
COSENZA – A distanza di oltre due mesi dalla presentazione del dossier di Francesco Mangiacapra, arrivato sulle scrivanie delle Diocesi coinvolte, che ha svelato come una sessantina tra sacerdoti e seminaristi s’intrattenessero in chat bollenti con altri uomini e ragazzi, sono arrivati i primi provvedimenti, seppure presi in sordina. Nelle 1.300 pagine del dossier, l’avvocato e gigolò campano, ha provocato un vero e proprio terremoto nelle parrocchie delle Sud Italia anche in Calabria. I due sacerdoti della Diocesi di Cosenza Bisignano, di cui Quicosenza aveva raccontato in esclusiva i rapporti ‘segreti’ in chat, sarebbero stati allontanati dalle rispettive parrocchie. Ma il rammarico è che “molti provvedimenti sono stati presi, la maggior parte in sordina, e non c’è stata alcuna presa di posizione della Chiesa rispetto alla rimozione o alla sospensione di questi sacerdoti”. In pratica, spiega Francesco Mangiacapra, non si è cercata una soluzione al problema, si è mancato di rispetto ai parrocchiani, e si è cercato di spostare l’attenzione sul vero problema nascondendo la realtà.
“Dare una spiegazione è un atto di responsabilità e di rispetto verso i fedeli”
“In alcuni casi, come credo anche in Calabria, questi sacerdoti da un giorno all’altro, sono improvvisamente scomparsi dalle loro parrocchie senza che fosse data una spiegazione o una motivazione di questa sparizione ai fedeli. E soprattutto non è stato chiarito che tipo di provvedimento sia stato adottato nei confronti di questi sacerdoti e in che misura. Io credo – dichiara Mangiacapra su Rlb – che dare una spiegazione da parte della Chiesa, sia innanzitutto una presa di responsabilità, un mea culpa, un far comprendere che effettivamente c’è un problema che dovrebbe essere il primo passo per la risoluzione dello stesso. Ma è anche una forma di rispetto verso i fedeli, verso le persone che credono, che si sono spese moralmente ed anche economicamente attraverso le loro offerte”.
ASCOLTA L’INTERVISTA a Francesco Mangiacapra
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“I preti del dossier allontanati o ‘invitati’ad autosospendersi”
“Dovrebbe essere doveroso da parte dei vertici della Chiesa, in qualche modo, motivare il perchè alcuni sacerdoti siano stati sospesi. Molti di questi invece sono stati ‘invitati’ ad autosospendersi (per motivi di salute, studio o riflessione) e accade che in realtà, passati due o tre mesi di riflessione chissà dove in qualche convento in montagna, vengano spostati altrove. Si spostano le pedine e il gioco continua. Non c’è una riflessione concreta di questi sacerdoti; sanno che basta una mera dichiarazione di pentimento per vedersi reintegrati nel proprio ruolo. E soprattutto continuano a percepire lo stipendio da sacerdoti che è pagato con l’8XMille di quegli italiani che decidono di versarlo”.
Il silenzio dei vescovi ferisce le comunità
“Credo che il silenzio dei vescovi e dei superiori che devono adottare questi provvedimenti sia un ulteriore motivo di ferimento nei confronti dei fedeli, un ulteriore colpo inferto a persone che, in quanto fedeli, hanno già subìto un danno etico, morale. Non avere una risposta o un chiarimento, è un’ennesima frustrazione. Se è difficile per un sacerdote salire sul pulpito e dire “ho fatto questo”, a farlo dovrebbe essere il vescovo. D’altronde la Chiesa, dopo la presentazione del mio dossier, ci ha insegnato che è brava a fare comunicati stampa; e allora perchè non fare un comunicato stampa per chiarire quali sono stati i provvedimenti adottati? Perchè in molti casi sono stati presi…”.

“Purtroppo se non scatta il caso mediatico, molti vescovi stentano a prendere provvedimenti (nonostante siano a conoscenza dei fatti). Questa attesa, alimenta determinate pratiche perchè fa sentire a questi sacerdoti, che è possibile tenere il piede in due scarpe, e questo lo contemplano i loro superiori. C’è anche qualche vescovo che si è scusato come mons. Vincenzo Orofino vescovo della Diocesi di Tursi – Lagonegro in Basilicata, che durante una messa ha chiesto scusa ai fedeli e ha pianto. Ben venga, se, come io credo questo vescovo è in buona fede e non era conoscenza di questi comportamenti precedentemente al dossier; e ben venga l’aver preso provvedimenti che sono stati chiariti ai fedeli. Forse anche altri vescovi dovrebbero fare allo stesso modo. Perchè è utile istituire uno sportello di dialogo, ma il primo dialogo deve essere con i sacerdoti. Un vescovo che sa e che non agisce, è imputabile tanto quanto un sacerdote che tradisce il proprio colletto bianco”.
“Alcuni sacerdoti mi hanno ringraziato”
“Dopo il dossier ho avuto altre notizie e sviluppi perchè in realtà, molti preti anche non menzionati sui giornali, erano già chiacchierati in alcuni paesi e non è stato difficile in alcune zone, che le persone identificassero quei sacerdoti, soprattutto nei casi in cui dopo poche settimane dal dossier questi preti sono scomparsi dalle parrocchie. Altre voci vanno a rafforzare il valore del mio dossier che intende far capire, come avevo annunciato, che molte pratiche di questi preti sono reiterate, abituali e non sono occasionali o frutto di un momento di instabilità. E’ importante chiarire che in molti casi, fare da apripista e dare un messaggio o voce a determinate istanze, consente di dare il coraggio di uscire allo scoperto”.
Mangiacapra lo ha sempre affermato dal principio: “non tutti i sacerdoti sono così, anzi. La maggior parte sono persone oneste e molti mi hanno ringraziato per aver fatto luce su quei preti che non devono rappresentare la categoria. Io spero che molti dei sacerdoti che ho segnalato, possano ravvedersi ed essere serenamente integrati nel loro ruolo, se questa azione è servita loro da riflessione. Se invece, come ho notato, alcuni continuano a stare su Facebook, cambiando nome e oscurando le foto, allora evidentemente non c’è nessuna riflessione, ma c’è solo una sollecitazione ad essere più cauti”.


















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