Cosenza
Omicidio Lenti – Gigliotti, gli ex collaboratori raccontano di voci ma nessuno ha visto niente

Tripodi racconta la conoscenza con Gigliotti, le rapine commesse in tre, la preoccupazione e il registratore che hanno accompagnato gli ultimi giorni prima dell’omicidio
COSENZA – Omicidio Lenti – Gigliotti, l’istruttoria dibattimentale durante il processo in Corte d’Assise, presieduta dal giudice Garofalo, a latere Granata, oggi ha visto continuare sfilare ex collaboratori di giustizia che hanno risposto alle domande dell’accusa rappresentata dal procuratore della Distrettuale antimafia di Catanzaro Falvo e della difesa. In aula presente l’imputato Francesco Patitucci che, insieme a Franco Pino hanno scelto il rito ordinario. Gli altri due imputati del duplice omicidio Gianfranco Bruni e Gianfranco Ruà scelsero il rito abbreviato e furono giudicati colpevoli e condannati a 30 anni di carcere, ma senza l’aggravante dell’associazione mafiosa, il 27 novembre del 2017. Tutti sono considerati dagli inquirenti elementi di spicco della ‘ndrangheta cosentina. Francesco Lenti e Marcello Gigliotti furono uccisi attirati in una trappola perché considerati ormai scomodi e disubbidienti al clan Pino – Sena. Furono invitati ad un “maiale” e invece furono uccisi. Gigliotti venne fucilato e Lenti decapitato. I loro corpi furono trovati vicini, coperti dalla neve a pochi metri dall’auto completamente bruciata, all’interno della quale era stato abbandonato un fucile. A difendere Patitucci e Pino sono gli avvocati Marcello Manna, Vittorio Colosimo, Luigi Gullo e l’avvocato Laura Gaetano.
Dario Notargiacomo ha ricordato l’omicidio che tutti imputavano a Gigliotti sul ragazzo di piazza Kennedy, dove, inizialmente non ricordava il nome. “Ritenevano gli appartenenti al gruppo Pino l’omicidio di questo ragazzo che stava a piazza Kennedy, molto spesso”. Il procuratore Della Dda Falvo contesta il verbale delle dichiarazioni rilasciate nel 2009 in cui Notargiacomo parlava dell’omicidio Chiappetta “Si parlava anche di Chiappetta – fa presente l’ex pentito – ma c’era questo ragazzo di piazza Kennedy, Palmieri”. Poi ritorna sulla notizia dell’uccisione di Gigliotti e Lenti “La notizia che girava è che furono uccisi per uno sgarbo che appresi dal carcere. Ma l’’88 uscii dal carcere, fui assolto in appello. Le altre informazioni le appresi fuori, da Stefano e Giuseppe Bartolomeo. Dello sgarro, all’interno del gruppo Pino, lo appresi in carcere da Perna che faceva i colloqui con Giannino”.
“Parlavo con i Bartolomeo, ci si chiedeva ‘come mai’, ‘se c’era qualcosa di sotto’. Sicuramente – continua Notargiacomo-, si parlava di questo personaggio che aveva fatto lo sgarro a Pino, che erano diventati incontrollabili e il fatto dell’omicidio Palmieri”. Rispondendo poi alle domande della difesa ha spiegato che comunicava normalmente con Bartolomeo. Faceva parte del gruppo Perna – Pranno. Bartolomeo non so come l’aveva saputo ma aveva un rapporto particolare con Roberto Pagano che era dentro il gruppo di Pino e quindi le notizie le aveva anche lui”. Ha continuato a sottolineare che “nel carcere di Chianosa ne ho parlato con Perna, nel carcere di Cosenza andai nell’86 ma fu una toccata e fuga. Di fatto, di Gigliotti, se ne parlò un po’, in modo sommario”. Ancora, su Gigliotti e Lenti e sui loro comportamenti: “So che erano diventati incontrollabili nel senso che scavalcavano le gerarchie. C’era uno sgarbo con qualche donna che aveva un rapporto con Franco Pino”. E su Palmieri “Non ricordo che appartenesse a qualcuno. So che aveva un parente che apparteneva alla vecchia guardia. Il mio rapporto nell’organizzazione era mediato da Stefano Bartolomeo, per questo mi sono trovato nei guai. Quando non c’è stato più Stefano sono andato via da Cosenza.
E’ stata poi la volta dell’ex collaboratore di giustizia Vincenzo Nemoianni difeso dall’avvocato Maria Teresa Torricelli. Nei verbali, per lo più omissati, si legge che non era a conoscenza dell’omicidio Lenti – Gigliotti. Testimone assistito, uscito dal programma molto tempo fa, ha dichiarato di essere stato collaboratore di giustizia dall’87, affiliato al clan Perna ma non fu mai condannato per associazione mafiosa ma per altri fatti non aderenti al clan. Risponde alle domande dell’accusa: “Sapevo l’esistenza del clan Pino. Sono stato detenuto per la prima volta nel ’92 e ho conosciuto persone affiliate a tanti clan. Ho iniziato l’attività criminale nel ’92, nell’86 non facevo parte di niente. Non conoscevo di persona Lenti – Gigliotti. Ho saputo il fatto dai giornali”. Poi sottolinea: “Io non ho mai dichiarato nulla in merito all’omicidio, perché non sapevo nulla”. A ruota, dal sito protetto, in videoconferenza è stata la volta di Angelo Santolla difeso dall’avvocato Maria Rosaria Gabriele. Ex collaboratore di giustizia che ha iniziato il suo percorso con la giustizia nel ’97, terminando l’anno scorso. “Facevo parte del clan Perna – Pranno avverso al gruppo Pino – Sena. Ho iniziato a svolgere attività criminali negli anni ’80 – 81 riportando condanne per reati mafiosi. Conoscevo Lenti – Gigliotti di nome ma non personalmente; sapevo che erano avversi al nostro gruppo ma non li conoscevo. Ho saputo che non c’erano più per sentito dire. Erano stati uccisi. Girava la voce che erano stati eliminati dal loro stesso gruppo, ma non ricordo il motivo perché non mi interessava più di tanto. Mi sembra che non ne parlai con nessuno del gruppo Pino – Sena”.
Aldo Acri, difeso dall’avvocato Fabio DiSanto è anche questo un ex collaboratore di giustizia. “Ho iniziato a collaborare nell’87, facevo parte del clan Francesco Vitelli. Ho riportato condanne per reati mafiosi. “Conoscevo Lenti e Gigliotti; per quello che ricordo erano persone che ci guardavano per poi riferire dove noi eravamo per subire degli agguati, per quello che sapevamo: portavano informazioni al gruppo Pino – Sena e agli altri. De gruppo opposto c’era Pino, Ruà, Arturi Umile, Lanzino AMrio, Dedato Francesco e altri che mi sfuggono al momento”. Ha dichiarato di conoscere Pino e Patitucci “se non ricordo male nel ’79 ero al carcere di Cosenza e mi sembra che in quell’occasione c’erano Pino e Patitucci ed è lì che ho conosciuto queste persone”. Sulla sorte di Lenti e Gigliotti “ Ne ho sentito parlare, ma adesso sono passati 33 anni e non vorrei dire cose diverse da quelle che ho detto. Mi sembra di aver sentito che erano morte, persone che erano sparite”.
Subito dopo sempre in videoconferenza è stata la volta di Francesco Tedesco, assistito dall’avvocato Torricelli in sostituzione di Colangelo. Ex collaboratore iniziò a collaborare con la giustizia nel ’96. “Facevo parte del gruppo Perna – Pranno. Ho riportato condanne per associazione mafiosa. Ho iniziato a svolgere attività criminale dagli inizia degli anni ’80. Conoscevo di vista Lenti – Gigliotti, si diceva facessero parte del gruppo Pino, ma non avevo contatti diretti. Si diceva in giro che erano spariti, che erano morti. Io non ricordo bene quello che ho dichiarato 20 anni fa. Si diceva che erano stati uccisi nei pressi della casa di Patitucci ma io facevo parte del gruppo opposto. Lo appresi da Francesco Vitelli, stavamo insieme dalla mattina alla sera. Non ricordo altro perchè sono fatti detti da altre persone. Non ero coinvolto direttamente. Con Saverio Francesco Vitelli eravamo sempre insieme anche dopo la pace nel ’91, probabilmente me l’ha detto lì”. Sull’omicidio “Non ricordo le modalità. Se lo avessi fatto io avrei dato tutti i particolari”.
Dichiarazioni contrastanti e false prima e dopo l’inizio della collaborazione con la giustizia (415 bis), verbali non agli atti, Luigi Tripodi parla in videoconferenza
Ultimo collaboratore o per meglio dire ex collaboratore è Tripodi Luigi, assistito dal legale Anelli, l’unico che ebbe contatti con le due vittime perché complice in ben tre rapine. “Non sono più collaboratore di giustizia. Ho iniziato nel ’95. Attualmente sono sottoposto ad una misura alternativa. Quando ho iniziato a collaborare avevamo un sodalizio: commissionavo rapine ad un gruppo criminale, Abate Nicola detto mangiacane, De Napoli e tanti altri. Ho riportato condanne per questi fatti. Conoscevo Lenti e Gigliotti. Mi furono presentati dai fratelli Alberto e Franco Salerni, erano simpatizzanti del clan Pino – Sena. Conoscevano e frequentavano persone parti del clan: Amendola, Pagano, ecc.
«Io so che sono stati uccisi»
«Nel febbraio ’87 ci siamo incrociati tra via Montesanto angolo viale Trieste. Io ero a bordo di una Mini Innocenti con la mia attuale moglie, all’epoca fidanzata. Era un sabato pomeriggio. Gigliotti era a bordo di una Fiat Ritmo grigio. Era con Lenti e dietro sedeva Gianfranco Bruni alias Tupinaro, conosciuto in quel periodo. Facevano parte del gruppo Sena radicalizzato negli anni con Ruà che aveva un negozio di fiori sotto la sopraelevata. In seguito, dopo poco tempo, una settimana, 10 giorni, ero stato fermato dalla polizia di Stato un paio di volte insieme a Lenti e Gigliotti. Poi fui fermato dal capo della mobile Callipari e fui interrogato per la loro sparizione. Io non li ho visti più, dopo».
La preoccupazione di Gigliotti, la rapina in una villa in contrada Andreotti
«In quel periodo Gigliotti aveva preoccupazioni. Fu commessa una rapina in contrada Andreotta, presso una villa. Da allora mostrava molta preoccupazione. Camminava con un registratore appresso; non aveva mai fatto cenno al perché, non parlava tanto. Io poi mi allontanai, non ho mai parlato con nessuno. Abitavo con i miei fino al 1980. Mia madre era portiera in uno stabile in via Piave 84. C’era un appartamento occupato da un personaggio ucciso e fu occupato da Antonio Sena che aveva incontri extraconiugali con una ragazza. E mi disse di lasciare perdere queste persone, che erano poco raccomandabili. Il Sena me l’ha mandato a dire tramite questa donna. Lui era conosciuto dai miei genitori, pagava il condominio. Quindi penso che me lo avesse detto per salvaguardarmi in qualche modo. Questo è un mio pensiero.
L’incontro con Gigliotti
«Mi disse che stava andando ad una cena di maiale a casa di Patitucci e mi aveva invitato a volere andare anche io. Io risposi di no perché ero con la mia ragazza. Io non seppi più nulla. Andai a casa dei genitori di Lenti: era un ragazzo di soli 18 anni chiesi se sia sapeva qualcosa perché davvero non si sapeva niente.
La rapina
“Partecipai alla rapina di Castrolibero con Lenti e Gigliotti. Eravamo tre persone. Siamo andati di sera, all’interno di questa villa c’era una ragazza che giocava con un bambino, la governante. In un secondo momento arrivò una donna impellicciata, la proprietaria. Aprimmo una cassaforte, prendemmo soldi, gioielli, pellicce, giubbotti in pelle e chiudemmo tutto in valigie Pierre Cardin. Non ricordo di avere avuto modo di parlare con Patitucci dei timori di Gigliotti e Lenti”. Ricorda rispetto alla scomparsa di Gigliotti quando tempo prima fosse stata perpetrata la rapina – continua a domandare l’accusa “era stata fatta prima però il periodo preciso non lo ricordo. Ricordo che era inverno a cavallo tra l’85 e l’86. La rapina fruttò parecchio: c’era dell’oro, c’era contante, c’era un anello con rubini; quella merce non fu venduta subito , fu sotterrata dal Gigliotti perchè lui controllava tutto. A me di quella rapina dette due milioni di lire in contanti e ancora doveva vendere la roba. Poi non so cosa successe, penso non si è trovato più niente. io non ho avuto più notizie. andammo fuori da Cosenza a Salerno. fummo fermati ad un posto di blocco nella città di Salerno, però non ci perquisirono, all’interno dell’auto sotto il sedile c’erano un cannemozze e un calibro 45 colt americana. abbiamo dormito una notte a Salerno e la mattina siamo ritornati. E a Castrovillari all’area di sosta facemmo il resoconto. Io non penso che i proventi delle rapine dovessero dividerli con qualcuno Lenti e Gigliotti. erano due cani sciolti. Subito dopo la rapina cominciarono le preoccupazioni ma non so se fossero legati alla rapina. Io non avevo preoccupazioni, non conoscevo tutta quella gente che appartenevano ai gruppi criminali. Succede che da profano non potevo mai pensare che da quella rapina potesse succedere qualcosa. Una cosa era certa: era una casa di una persona importanta. Una villetta recintata, con una persona di servizio, pellicce di tutti i generi, pelle, oro, denaro. Non è stata una rapina violenta. Agimmo con la massima educazione verso le vittime: furono solo legate con nastro adesivo marroneutilizzato per i pacchi
La Dda chiede il deposito di alcuni verbali resi da Tripodi prima che iniziasse la sua collaborazione in cui compaiono altre dichiarazioni. La difesa si oppone “non riteniamo che questi verbali possano essere contestati né depositati. Abbiamo chiesto più volte nè ci è stato riferito di altri verbali” e passa al controesame
“L’incontro con Sena che mi consiglia di lasciare perdere avviene verso la fine del 1985 – feste di Natale. Cinque anni prima, nell’80 prese l’appartamento occupato da Sconnetti ucciso proprio in quell’anno. Io non gli feci nessuna domanda a Sena del perché dovevo frequentarli o meno, perché non mi interessava”
Tripodi ripercorre ancora le fasi dell’ultimo incontro con Gigliotti e Lenti ricordando che era un fine settimana, un sabato “era il primo del mese, tra l’uno e il due”. Incalzato dalle domande della difesa Tripodi ammette di avere reso false dichiarazioni prima di diventare collaboratore di giustizia perché “non voleva problemi”. «Preciso fui chiamato dalla squadra mobile e negai che ci fosse Gianfranco Bruni, ma quando ho iniziato a collaborare dissi la verità: Gigliotti guidava, Lenti avanti, dietro Gianfranco Bruni. Mentii l’8 febbraio del 1986 perché non volevo mettermi in mezzo a questa storia visto che erano spariti. Li vidi alle 16 – 16.30; abbiamo parlato che non ci vedevamo da tanto, “come stai” e mi disse che stava andando ad una cena da Patitucci. Mi dissero che la settimana prima erano stati per tre giorni a Roma
Gigliotti camminava con un registratore
“Gigliotti camminava con un registratore”, nell’occasione dell’incontro in viale Trieste mi aveva detto che era tranquillo. Era sceso dalla macchina insieme a Lenti ed abbiamo parlato. De registratore me lo disse lui e me lo fece vedere. Aveva timore ma non mi spiegò di cosa.
Tre le rapine insieme a Lenti e – Gigliotti
“Ho commesso altri reati con Lenti e Gigliotti: una tentata rapina ad un furgone blindato delle poste sulla Strada Statale 107 verso Camigliatello, nell’85 se non erro. Gigliotti perpetrò la rapina in autostrada corsia Sud. Eravamo a bordo di una Fiat 127: Gigliotti e Lenti fecero la rapina al distributore, io guidavo la macchina.
La falsa testimonianza
Incalzato dal legale di Francesco Patitucci, l’avvocato Marcello Manna, sul perchè avesse mentito, Tripodi risponde: «Io non ho pensato niente nei giorni successivi. Dopo il fatto ho pensato ai fatti miei, visto che si moriva per niente. Siccome Gianfranco Bruni era un personaggio della malavita ho pensato di farmi gli affari miei. Poi quando ho collaborato ho detto la verità. Io nei giorni successivi ho fatto una vita normale. Era da qualche mese che frequentavo la ragazza e uscivo con lei. Conoscevo Gigliotti dal 1984 e girava con il registratore dalla fine dell’85 – dicembre e gennaio. L’ho visto un giorno e me l’ha fatto vedere qualche mese prima dell’incontro di viale Trieste. Me lo disse lui che registrava qualsiasi tipo di persona e me lo fece vedere; poi non so da quando lo utilizzava. Si diceva in giro che avesse commesso l’omicidio di un tale Sergio Palmieri; anche lui me lo disse». «Gigliotti era strano – continua il racconto Tripodi a voler rafforzare il concetto sul comportamento dell’amico -; una sera su via Panebianco eravamo a bordo di una Panda 45 che aveva in uso e incrociamo in un angolo di strada un Suzuki celeste, con la cappotta bianca, e stavamo facendo un incidente spaventoso. ci fermammo più avanti e dalla Suzuki scese un noto pregiudicato, Antonio Paese che disse a Gigliotti: “ma come mai lo stop non l’hai visto?” il Gigliotti gli disse: “Ma che cosa vuoi, se vuoi ragionare vieni di qua che ragioniamo qui dietro”. Paese se n’è andato perchè forse ha capito qualcosa. Paese aveva un fisico da dinosauro, io gli chiesi a Gigliotti “se ti prendeva ti spezzava in due”, mi rispose tirando da dietro il sedile una pistola “Io gli scaricavo questa nella testa”. Adesso capite chi era Gigliotti!
«Gigliotti aveva commesso qualche omicidio?» incalza ancora la difesa di Patitucci e Tripodi risponde: «Si diceva che avesse commesso l’omicidio di un tale Sergio Palmieri, anche lui me lo disse. La ragione pare che lui gli avesse consegnato dell’oro, anelli con rubino se non ricordo male»
Masala è innocente. Ad uccidere Palmieri fu Marcello Gigliotti
I primi dieci minuti dell’inizio dell’udienza hanno scagionato Francesco Masala, con all’attivo 25 anni di iter giudiziario e quasi dieci di carcere. Il pentito Notargiacomo non ha dubbi mentre risponde alle domande del pubblico ministero della Distrettuale Camillo Falvo. Il 27 novembre del 1985 in piazza Kennedy ci fu un fuggi fuggi generale. Palmieri si rifugiò in un portone da cui ne uscirà morto. A Sparare Gigliotti. Dario Notargiacomo conferma le dichiarazioni di altri pentiti che non furono tenuti attendibili dalla Procura: nel 1995 Franco Pino e Roberto Pagano rivelarono che ad uccidere Palmieri furono Gigliotti e Lenti. Nel 2007 fu il turno di Vincenzo Dedato. Tutti scagionarono Masala tranne che lo Stato. E ancora oggi a distanza di anni Notargiacomo ritorna sull’argomento “Masala non ha ucciso nessuno”.
Un nuovo indagato nell’omicidio Lenti – Gigliotti
Roberto Pagano ancora in attesa di giudizio sarebbe l’indagato svelato dal procuratore della Dda Falvo. Fu il pentito ha rivelare di avere procurato lui il fucile poi utilizzato per giustiziare Gigliotti e Lenti. La notizia si è appresa perchè è stato lo stesso procuratore a chiedere alla Corte di poter sentire tra i testimoni il pentito Pagano nelle vesti di imputato di rato commesso e quindi dovrà essere assistito



















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