Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Tensioni a San Ferdinando dopo l’omicidio del giovane maliano (FOTO)

Calabria

Tensioni a San Ferdinando dopo l’omicidio del giovane maliano (FOTO)

Pubblicato

il

protesta san ferdinando 03

A San Ferdinando, nel giorno della mobilitazione decisa dopo l’omicidio di Soumaila Sacko, ci sono le forze dell’ordine a presidiare.

 

SAN FERDINANDO (RC) – Un gruppo di una trentina di migranti si è raccolto questa mattina davanti all’ingresso della vecchia tendopoli dove sono stati rovesciati cassonetti per impedire il passaggio delle auto. La protesta è stata messa in atto dopo l’omicidio del migrante maliano di 29 anni, Soumali Sacko, e il ferimento di altri due connazionali, raggiunti dai colpi di fucile dopo essere stati, secondo le indagini dei carabinieri, sorpresi a raccogliere lamiere in una vecchia fabbrica poco distante. E oggi l’area che ospita la vecchia e la nuova tendopoli è presidiata dalle forze di polizia. Difficile riuscire ad arrivare nella nuova struttura: l’area è off limits per giornalisti e operatori tv. La situazione, comunque, al momento appare tranquilla. Per le prossime ore il sindacato Usb, di cui faceva parte il giovane ucciso, ha indetto un’assemblea.

Intanto, nella tarda mattinata, un gruppo di una trentina di maliani che vivono nella vecchia tendopoli di San Ferdinando, si sono messi in marcia per raggiungere il municipio di San Ferdinando per incontrare il commissario. Il corteo è stato autorizzato dalle forze dell’ordine che stanno seguendo i manifestanti.

protesta san ferdinando somalo

protesta san ferdinando 04

protesta san ferdinando 02

Nelle tendopoli, vecchia e nuova, di San Ferdinando, mancano i minimi requisiti igienici e – racconta chi è sul posto – il cattivo odore si sente a decine di metri di distanza. Un problema mai risolto, una situazione solo rattoppata nel tempo. Non è possibile continuare a far vivere in quelle condizioni, disumane, centinaia di persone.

MEDU: “Un quadro allarmante”

tendopoli san ferdinandoCosì l’organizzazione umanitaria Medici per i diritti umani (Medu), che da anni monitora la situazione, ha dipinto nel suo ultimo Rapporto, illustrato a Reggio Calabria lo scorso 29 gennaio, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri distribuiti nella Piana di Gioia Tauro. “Per il quinto anno consecutivo – ha sostenuto Jennifer Locatelli, coordinatrice e autrice del Rapporto – dobbiamo purtroppo constatare che sull’emergenza profughi e lavoratori stagionali di San Ferdinando ben poco e cambiato”.

Sono 3.500, secondo Medu, le persone distribuite in vari insediamenti utilizzate come manodopera a basso costo dai produttori locali di arance, clementine e kiwi. La maggior parte di loro si concentra a San Ferdinando dove permangono gravi carene igienico sanitarie a livello abitativo e di sicurezza. “Nel lavoro – ha aggiunto la curatrice del rapporto – se anche si registra un lieve incremento delle regolarizzazioni dei lavoratori, che raggiunge appena il 30% del totale, non vengono sempre rispettati i più elementari diritti ed è spesso a rischio anche la stessa paga del lavoro”.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social