Cosenza
Esplosione bar Bilotti, “l’ordigno” potrebbe chiamarsi benzina

Indiscrezioni dell’ultimo momento sembra che parlino del ritrovamento di una forma di bidone di benzina e tracce di liquido infiammabile anche sui muri
COSENZA – Seguendo il filone giornalistico che il nostro giornale ha pubblicato il giorno successivo all’esplosione del bar, ossia che non era un fatto ‘ndranghestistico, che i locali erano stati “presi d’assalto” giusto nel momento in cui erano rientrati tecnicamente nel periodo assicurativo, e altri particolari che possono essere riletti nell’articolo “Esplosione bar Bilotti, trovate le chiavi attaccate alla porta“, possiamo dire che ad oggi lee ipotesi sembra abbiano trovato riscontro nelle indagini portate avanti, con molto riserbo e soprattutto celerità, dalla Procura, guidata dal Procuratore capo Mario Spagnuolo, dalle quali è emrso l’iscrizione nel registro degli indagati del 62 enne proprietario dell’attività bar Bilotti per truffa assicurativa e danneggiamento. Tutto, quindi, sembrerebbe convergere in un’unica direzione. Adesso la Procura sta scavando nel passato delle persone indagate, perchè sarebbero più di una, e dei complici e soprattutto sul perchè dell’azione criminale. Il bisogno di soldi, ma per quale fine? Pagare quale debito? Saldare quale conto? L’incendio – esplosione del bar potrebbe essere solo l’epilogo di una catena di fatti, poi diventato l’inizio di un’inchiesta giudiziaria. Di sicuro, l’esecutore materiale del presunto incendio al bar, ha fatto male i calcoli. Qualcosa è andata non secondo i piani e, da un “semplice” incendio si è giunti ad una esplosione non preventivata.
Una indiscrezione sembra che parli di un sopralluogo effettuato dai vigili del fuoco del Nia (nucleo investigativo antincendio) specialisti in questo tipo di interventi e dai carabinieri in cui avrebbero trovato le tracce dell’ipotetico, iniziale, presunto ordigno che avrebbe provocato lo sventramento del locale. Sembra, infatti, che si parli della forma e di residui di un grosso contenitore di benzina. Tra l’altro, sempre secondo indiscrezioni sembra che i vigili del fuoco durante il sopralluogo abbiano rinvenuto tracce di benzina cosparse in quantità enorme dappertutto, compresi quei pochi muri rimasti in piedi. Se queste indiscrezioni risultassero veritiere starebbe a significare che l’esecutore materiale dell’azione criminale avrebbe abbondato con un presunto liquido infiammabile, non tenendo conto che per le proprietà chimiche in contatto con l’ambiente, la condensa o altre situazioni atmosferiche abbiano portato all’esplosione invece che ad “un semplice incendio”. Questo spiegherebbe la famosa dimenticanza delle chiavi attaccate alla saracinesca.
L’incendiario, dunque, non ha potuto portare a termine il compito affidatogli per via “del contrattempo”, costretto a darsi ad una precipitosa fuga. Il ritrovamento degli accendini e di un giubbotto sono dettagli che potrebbero rivelarsi importanti, ma non fondamentali. Sarebbe fondamentale invece capire l’origine dell’innesco. Di certo l’incendiario del bar è stato fortunato, perchè poteva finire vittima. Invece il complice è stato più attento nell’appiccare il fuoco al locale chiuso da tempo in via Padre Giglio, adibito a Rosticceria. Una formazione di gioco organizzata a tavolino, che non ha saputo tenere palla finendo per fare un autogol. Ci sono ancora molti punti interrogativi in questa vicenda che sono legati a storie sottili che i carabinieri e la Procura Bruzia in tempi, sicuramente non brevi, per via dei riscontri scientifici investigativi e indagini tecniche, riusciranno a tirare fuori per fare chiarezza sui fatti accaduti il 18 maggio scorso dove, fortunatamente, non ci sono stati risvolti drammatici con la morte di passanti o inquilini del palazzo.
Per il momento non rimane che ipotizzare e lasciare terminare il lavoro investigativo degli inquirenti senza dimenticare che ci sono più filoni investigativi che portano a più verità nascoste
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