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Fece scendere il bimbo dallo scuolabus: sospeso

RENDE – Sospeso. L’autista dello scuolabus, finito sotto la lente d’ingrandimento della cronaca, per via di quella sua decisione, scandalosa e vergognosa, di aver fatto scendere un bambino di 10 anni, solo perchè suo padre non aveva pagato la retta del pullman, è stato sospeso.
La decisione del provvedimento punitivo è stata presa dal sindaco Vittorio Cavalcanti. Crediamo che la punizione, anche se speravamo in qualcosa di molto più esemplare, serva da lezione a tutti. Nessuno ha il diritto di “punire” un bambino per colpe non sue. Vogliamo ricordare, a proposito della retta non pagata, la mancata messa in regola con lo scuolabus non è stato causato da una dimenticanza del padre del piccolo, ma dal fatto, gravissimo, che Alberto, questo il suo nome, non riceve un centesimo da tempo, poichè la ditta per la quale lavora, la Giseco (società che per conto dei Comuni, gestisce lo smaltimento delle acque reflue, ndr) non è in grado di pagare gli stipendi ai propri dipendenti, in quanto vanta crediti a diversi zeri dalle varie amministrazioni comunali morose. La vicenda che ha avuto un grande richiamo nazionale ed internazionale, portata alla luce dalla collega Deborah Furlano, ha fatto rapidamente il giro del mondo, trovando collocazione sulle prime pagine dei giornali cartacei e sulle home page dei portali digitali, ha scatenato anche l’intervento di Antonio Marziale, sociologo e presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori. «E’ un atto inqualificabile, che lede alla dignità del minore, lo espone a pericoli e offende la società. Il fattaccio ripropone drammaticamente un episodio già verificatosi in altre parti d’Italia, che – secondo il sociologo – rende intelligibile la diffusa mancanza di cultura del rispetto dei diritti e delle esigenze più elementari dei bambini e degli adolescenti. Sintomo di un decadimento morale che non autorizza una società a definirsi compiutamente civile e testimoniato anche da chi sui blog difende l’autista scrivendo che “ha fatto il suo dovere perché se i figli non te li puoi permettere non li devi fare. E’ dal 1978 con lagge dell’aborto che si può porre rimedio legalmente». Per il presidente dell’Osservatorio: «Chi oltraggia in siffatto modo un bambino non può continuare a rimanere in contatto con il mondo dell’infanzia, ragion per cui meglio sarebbe se al conducente venisse cambiata la mansione all’interno dell’azienda in cui presta servizio. Questo perché anch’egli, presumibilmente – chiosa Marziale – ha una famiglia da mantenere al pari del padre del piccolino abbandonato in strada. Altrimenti meriterebbe di rimanere a casa». Il sociologo conclude: «Da questo episodio incivile tutti dobbiamo trarre una seria riflessione sulle quotidiane manchevolezze nei confronti dei minori, soprattutto da parte di chi ha responsabilità di governo nella pubblica amministrazione. Se un padre non può essere in regola con il pagamento delle rette, in quanto a sua volta creditore di chi gli deve erogare lo stipendio, la colpa è certamente di qualcuno».



















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