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Family Gang, 10 arresti a Bagnara Calabra. Un sodale: “meglio della Banda della Magliana”

Calabria

Family Gang, 10 arresti a Bagnara Calabra. Un sodale: “meglio della Banda della Magliana”

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carabinieri reggio calabria 1

I carabinieri hanno stroncato un traffico di stupefacenti arrestando dieci soggetti accusati anche di tentato omicidio e danneggiamento

 

REGGIO CALABRIA – L’operazione dei Carabinieri di Reggio Calabria, coordinata dalla Dda, è scattata alle prime ore di questa mattina per l’esecuzione di 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di droga, tentato omicidio, minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamento seguito da incendio e altri reati, con l’aggravante delle modalità mafiose.

L’organizzazione sgominata, dedita al traffico di cocaina e hashish, aveva programmato di acquisire il controllo mafioso del territorio di Bagnara Calabra attraverso condotte violente e intimidazioni compiute con atti incendiari e colpi di arma da fuoco, in un’occasione anche contro la casa del comandante della Polizia locale. Numerose le intimidazioni contestate, in occasione delle quali gli indagati circolavano su automobili con armi cariche, pronti a fare fuoco nel caso avessero incontrato le vittime designate.

Le persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione denominata Family Gang sono:

PRATICÒ Fortunato, cl. 79;
CACCIOLA Fabio, cl. 76;
CARATOZZOLO Vincenzo, cl. 84;
LEONARDIS Antonino, cl. 72;
LEONARDIS Rosario, cl. 47;
PERRELLO Rocco, cl. 68;
PRATICÒ Fabio, cl. 85;
SCARCELLA Domenico, cl. 84;

Un minore, P.R. classe 2002 è stato affidato all’istituto penale per minori mentre per la 38enne Leonardis Samantha sono stati decisi i domiciliari

I destinatari dell’ordinanza sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, minaccia aggravata, danneggiamento seguito da incendio, danneggiamento, ricettazione, detenzione e porto illegale di arma da sparo, con l’aggravante del cosiddetto “metodo mafioso”.

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo di un’articolata attività investigativa, che ha permesso di comprovare l’esistenza e l’operatività di un sodalizio criminale composto da pregiudicati di Bagnara, dedito principalmente al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, che ricorrevano sistematicamente all’intimidazione violenta e armata per perseguire i propri interessi illeciti ed affermare la propria capacità di “controllo” mafioso nel territorio di riferimento.

Al  vertiche del gruppo criminale Fortunato Praticò

Le indagini sono partite nel 2017 a seguito di uno specifico episodio: nel pomeriggio dell’8 agosto, a Bagnara Calabra, sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco in direzione dell’abitazione del Comandante della locale Polizia municipale. Gli approfondimenti investigativi sull’episodio, già di per sé estremamente grave ed inquietante, hanno permesso di mettere in luce cointeressi criminali di assoluto rilievo e di ricondurre a questi, una serie di reiterate condotte delittuose, altamente spregiudicate, culminate in un tentato omicidio.

A seguito di accertamenti scientifici dei Carabinieri del R.I.S. di Messina e di ulteriori attività investigative, anche di natura tecnica, è stato individuato il responsabile dell’azione delittuosa in Fortunato Praticò, con precedenti specifici per i reati di minaccia aggravata e detenzione di sostanze stupefacenti, ed è stata ricostruita la dinamica e i motivi del grave atto intimidatorio.

In particolare per alcuni contrasti sorti nell’ambito dell’attività istituzionale svolta dalla Polizia locale di Bagnara e riconducibili all’attività di controllo svolta a carico di alcuni venditori ambulanti, i cui interessi erano solitamente perorati da altri soggetti che, pur non essendo direttamente coinvolti nelle attività commerciali, si erano spesso presentati, quasi fossero dei protettori, durante i controlli o negli uffici della Polizia municipale chiedendo spiegazioni sulle ragioni delle verifiche.

Le indagini sono poi proseguite ed hanno consentito di delineare la figura di Praticò, come vertice di un sodalizio criminale dedito allo spaccio nella “piazza” di Bagnara, e della conseguente influenza delle condotte sue e dei suoi sodali nell’ambito del vissuto quotidiano della comunità di Bagnara Calabra.

Le intercettazioni, i pedinamenti e i riscontri eseguiti dai militari dell’Arma hanno permesso di delineare gli assetti dell’organizzazione, individuando quali promotori ed organizzatori Rocco Perrello e Praticò; quali partecipanti Fabio Praticò, Samantha Leonardis, Vincenzo Caratozzolo, Domenico Scarcella e Fabio Cacciola, e l’operatività del sodalizio nel traffico di droga di diversa natura – cocaina e marijuana – approvvigionata da trafficanti pianoti per essere smerciata nella “piazza di spaccio” bagnarota.

L’epicentro del narcotraffico è stato individuato nell’abitazione di Fortunato Praticò luogo in cui avveniva un’intensa attività di spaccio che coinvolgeva anche la moglie Samantha Leonardis e il fratello Fabio. Inoltre, la sussistenza di un vincolo associativo stabile e permanente, destinato a durare nel tempo oltre alla realizzazione di delitti programmati, ha trovato un’inoppugnabile conferma nelle stesse parole di Rocco Perrello, quando quest’ultimo, nel novembre 2017, inorgoglito, avrebbe fatto espresso riferimento al solido patto criminale che lo legava all’amico Praticò e alla sua famiglia, definendo la loro associazione a delinquere più efficiente della “banda della Magliana”.

Un gruppo criminale sfrontato che aveva la disponibilità di diverse armi e del relativo munizionamento, copiosamente accertata dalle attività tecniche, finalizzata a garantire il perseguimento degli interessi illeciti del sodalizio: Fortunato Praticò e gli altri indagati hanno detenuto e ripetutamente portato in luogo pubblico almeno tre fucili e una pistola semiautomatica.

Le intercettazioni

Dall’analisi delle conversazioni intercettate è emerso con esaustività che gli indagati erano soliti sia descrivere minuziosamente i vantaggi e gli svantaggi delle singole armi a loro disposizione, sia indicare precisamente su quali “obiettivi” concentrarsi e in che ordine di priorità, dicendosi pronti a sparare pur di guadagnarsi la fuga nel caso i Carabinieri li avessero sottoposti a controllo con armi o droga.

In questo senso, un riscontro alle numerose conversazioni intercorse fra gli indagati è l’arresto di Praticò, in flagranza di reato, poiché sorpreso dai Carabinieri in possesso di un fucile “a pompa” calibro 12 con matricola abrasa, avvenuto il 1° dicembre 2017. Dalla ricostruzione effettuata dai militari dell’Arma, poche ore prima della perquisizione Fortunato Praticò aveva acquisito la disponibilità dell’arma, allontanandosi dal domicilio in cui era ristretto, armato e con il volto coperto da un passamontagna, con il preciso intento di uccidere una persona, allo stato non identificata, ma comunque legata all’assassinio del cugino Francesco Catalano, ucciso in un agguato di matrice mafiosa nel 2010 a Bagnara Calabra.

Gli inquirenti evidenziano anche l’atteggiamento aggressivo e violento di Fortunato Praticò. Infatti, tra le svariate conversazioni intercettate, di rilievo quella nel novembre 2017, durante la quale Rocco Perrello ha spiegato al suo interlocutore le modalità utilizzate per incendiare l’autovettura di Giovanni Musemeci, episodio risalente al 1° dicembre 2014. Gli accertamenti a suo tempo esperiti dalla polizia giudiziaria hanno trovato ampie conferme nei dettagli riferiti da Perrello, tra cui l’utilizzo di una “bottiglia con la benzina fatta a bomba”. Con l’operazione di oggi, gli inquirenti ritengono di aver sgominato un pericoloso sodalizio criminale, determinato ad acquisire il controllo mafioso dell’area perseguendo i propri interessi illeciti nel narcotraffico e condizionando, con il sistematico ricorso all’intimidazione violenta, la vita quotidiana della comunità di Bagnara Calabra.

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