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Laqueo – usura ed estorsione, la vittima: «Mi hanno spremuto come un limone»

Cosenza

Laqueo – usura ed estorsione, la vittima: «Mi hanno spremuto come un limone»

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Sul banco dei teste un imprenditore edile vittima di usura che racconta del calvario vissuto, dal 2004 al 2009 soldi restituiti solo come interessi del capitale e lavori eseguiti presso abitazioni e lavanderia che servivano per estinguere il debito

 

COSENZA – Nuova udienza del processo Laqueo che vede imputati, con rito ordinario, Luisiano Castiglia, Giovanni Guarasci, Danilo Magurno, Francesco Magurno, Ariosto e Francersco Mantuano, William Sacco. Per gli inquirenti della Distrettuale antimafia che portarono a termine il blitz nell’agosto del 2016 si parlava di un’organizzazione criminale responsabile di usura ed estorsione aggravate dalle modalità mafiose e tentato omicidio, in riferimento al caso del fratello di Roberto Violetta Calabrese vittima di un attentato all’interno dell’esercizio commerciale che all’epoca gestiva in via XXIV Maggio, a Cosenza. Questa mattina in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Carpino, è stata sentita un’altra vittima di usura, un imprenditore edile cosentino, F.C., che ha risposto alle domande dell’accusa prima, rappresentata dal pm della Dda Antonio De Bernardo, e della difesa poi, rappresentata dagli avvocati Antonio Quintieri, Rossana Cribari, Pasquale Marzocchi, Amabile Cuscino e Renato Tocci.

IL RACCONTO – la conoscenza di Violetta Calabrese

«Avevo problemi con la crisi economica che iniziava ad arrivare. Ero socio del Cosenza Calcio, sono stato assunto nella presidenza per due, tre mesi, poi me ne sono uscito completamente. c’erano troppe cose che non andavano bene. Mi comportava anche qualche spesa economica, era l’anno 2004. Tramite Ennio Russo conobbi Roberto Calabrese. La prima presentazione fu formale poi ci fu un incontro successivo in cui vennero fuori le richieste. Mi sembra che Ennio Russo fosse direttore sportivo…sono passati 15 anni da allora». Il pubblico ministero ad aiuto della memoria procede a contestazione del verbale del 15 maggio del 2013 in cui il costruttore dichiarò: “insieme ad altri soci non riuscivamo a pagare 15 mila euro a Ennio russo per il servizio di ristorazione al Cosenza Calcio. Calabrese ci ha fatto un piccolo prestito”. Il costruttore racconta di essersi recato in un secondo momento dal Calabrese insieme ad altre due persone. «Ci ha detto “fatemi degli assegni che vi do i soldi”. Ci disse che ci dava 12 – 13 mila euro. Per la restituzione del denaro ci vedevamo in tanti posti tutti diversi: nell’ufficio di Russo, nel bar, ristoranti.

Ho avuto bisogno anche a livello di ditta, sono stati diversi i prestiti. Nel caso del 15 mila euro abbiamo fatto un assegno ciascuno di 7500 euro con un interesse intorno al 7 – 10%.». Incalzato dall’accusa con una contestazione sulle dichiarazioni di assegni di 9 mila euro con scadenza segnata a matita il costruttore spiega che i 7200 euro era “il capitale” e il resto erano gli interessi da dare, quindi un prestito di 21 mila euro a fronte di una restituzione con interessi di 27 mila euro. La consegna dei soldi avveniva sempre in contante con un interesse mensile fino al 15%. spiega ancora il costruttore «Non riuscendo a mantenere gli impegni, gli interessi aumentavano dal 7 – 10% mensile al 15%. Ognuno di noi effettuava i pagamenti singolarmente. Il prestito non sono riuscito ad estinguerlo perchè c’erano problemi in azienda. Dopo questo primo prestito ne ricevo altri: il secondo dopo 3 – 4 mesi, nel 2004 – 2005 e le modalità erano tutte uguali al primo prestito. Chiesi in prestito 15 mila euro, 10 mila e 12 mila euro; il prestito più alto fu di 18 mila euro, con titoli che non erano neanche onorati perchè l’impresa non andava bene; a volte non riuscivo a pagare e gli interessi si sommavano ecco perchè dal 10 si arriva al 15%; una somma di capitale , escludendo la fase del Cosenza calcio che si aggira intorno ai 100 mila euro.

Gli interessi maturati

La cifra di interessi più alta che pagai furono 20 mila euro; consegnai la somma a Calabrese per l’estinzione di un debito ma mi risposte “questi sono solo interessi”; un’altra volta consegnai 15 mila euro e un’altra ancora 18 mila euro. a parte qualche piccola cifra che riuscivo a dare mensilmente di due, tre mila euro. Ma lui diceva sempre “sono solo interessi”. sono riuscito a pagare in un mese interessi per sei mila euro.

 

I lavori per “ripagare” il debito

All’inizio ad Andreotta a casa di Calabrese ho fatto diversi lavori : pavimentazione, pitturazione esterna, intonaci. Parliamo degli anni 2006 – 2007. non c’erano importi che scontavo, lui mi diceva “Mi devi fare questo sinnò a cosa va male”. I lavori erano a fronte del debito che dovevo ma non erano a scomputo». Il pm della Distrettuale contesta al costruttore “A parziale saldo del capitale ho effettuato lavori per un ammontare di circa 30 mila euro”. « ma non erano a saldo del capitale, erano solo interessi spiega il costruttore. Mi ha portato a Cosenza a fare dei lavori dal signor Mimmo Castiglia alla lavanderia: pavimentazione, intonaco. “Devi fare questi lavori perchè dobbiamo estinguere il debito” mi diceva Calabrese. La lavanderia stava vicino ai Gergeri a Cosenza. I lavori scontavano sempre gli interessi del capitale. E poi fu la volta dei lavori al palazzo di via Popilia. Lì diciamo che avevo estinto il debito ma loro come società non avevano soldi per pagarmi e per pagare i dipendenti Calabrese mi propose un prestito personale di 30 mila euro da restituire. Quindi mi ritrovai di nuovo nella stessa situazione di prima.

Per la famiglia Castiglia ho effettuato solo i lavori in lavanderia e e a casa sua, un palazzo di tre piani. Per la mansarda, l’ultimo piano mi hanno detto che mi avrebbero pagato con i soldi dei lavori effettuati al palazzo di via Popilia, ma non mi hanno mai pagato; erano gli anni 2008 – 2009. alcuni lavori erano già stati fatti, mentre la mansarda fu fatta in contemporanea ai lavori di via Popilia. Della mansarda sentivo parlare che era per la figlia di Castiglia. Il genero di Castiglia l’ho visto solo una volta alla lavanderia, quando mi hanno offerto una bibita.

Soldi, assegni e bacinella

Ogni volta che ricevevo un prestito dovevo dare gli assegni all’inizio, poi neanche quelli; quando mi dava i soldi li scriveva su un foglio e andava avanti. gli assegni che davo mi venivano restituiti ma furono pochi. Calabrese nel corso di questi anni mi diceva che i soldi prestati erano della bacinella; dice che non li dava lui, ma erano anche del signor Castiglia e di altre persone che non mi ha fatto i nomi. Circa i rapporti tra Violetta e Castiglia, ogni volta che loro parlavano io rimanevo con gli operai a dare ordini sui lavori e loro si allontanavano. In due occasioni che restituii soldi a Calabrese mi chiese di non dirlo a Castiglia “Se dovessi parlare con Mimmo non gli dire che mi hai dato questi soldi” il motivo non lo so, non gliel’ho chiesto. Mi diceva che dopo 15 giorni avrebbe messo le cose a posto con Castiglia.

Sui soldi spesi per i lavori fatti a Castiglia sono importi introno ai 100 – 150 mila euro, non ricordo bene. La mansarda non me l’hanno pagata. Mi hanno detto che me l’avrebbero pagata con i soldi dei lavori di via Popilia, ma mi hanno preso in giro e non mi hanno pagato. C’ho perso anche i soldi del fabbricato, 150 mila euro. In tutto sarebbero stati eseguiti lavori per 150 mila euro. Io facevo i lavori e me li scomputavo con Calabrese che diceva: “I fatti nostri ce li vediamo noi”. I soldi riguardavano la bacinella ma lo diceva lui, io non lo so. A Castiglia chiesi un prestito solo una volta di 2400 euro . Mi diede un assegno girato a suo nome, ma non abbiamo mai parlato di interessi. L’ho detto a Roberto e abbiamo continuato a lavorare. questi soldi non li abbiamo mai considerati con gli interessi, mentre degli altri prestiti pagavo solo interessi. Con Castiglia non sono rimasto a niente. gli ho detto “me li dai che devo andare al mare con la famiglia”. Era un prestito. Roberto Calabrese sapeva del prestito che faceva parte del “pacchetto”, me lo disse lui “Mimmo ti ha dato 2400 euro?”. Non riuscivo mai a pagare il capitale. Tra i due era sempre Roberto Calabrese a parlare e a fare tutto.

Arriviamo al 2009, dopo tanti lavori mi ha detto “per adesso basta”, poi però mi ha rimesso nei casini. gli ho fatto i lavori del fabbricato di via Popilia, non mi hanno pagato e io dovevo pagare i dipendenti, ma mi ha detto “soldi della società non ce ne sono, se vuoi te li diamo noi. Mi hanno prestato 30 mila euro per pagare gli operai e sono diventati 150. Loro non avanzavano più nulla da me, avevo dato tutto, ero io che avanzavo 150 mila euro. Non mi hanno più pagato e quei 30 mila euro che sono diventati un prestito sono serviti ad estinguere il debito che avevano nei miei confronti perchè crescevano gli interessi: è passato un anno e si sono accumulati gli interessi. I soldi me li diede in contante Calabrese in due tranche: la prima di 20 mila, la seconda di dieci. Poi succede che litighiamo e me ne vado “ero un limone spremuto”. io ero in difficoltà perchè non avevo mai soldi: era un casino, invece di togliere moltiplicavo; infatti, la società è fallita.

I rapporti si interrompono nel 2009 – 2010. L’ultimo rapporto che ho avuto con Calabrese fu quando sparì dalla circolazione. Faceva l’amico, ma era un amico finto, mi ha fregato. durante il periodo pasquale, nel 2013 ricevo una sua telefonata in cui mi diceva di non preoccuparmi di non pagare più che aveva messo apposto le cose con gli altri e mi ha raccontato di colpi di pistola verso il negozio del fratello. Sempre dopo Pasqua ho ricevuto un messaggio  in cui mi diceva di non pagare che aveva riferito tutto alla magistratura. Poi ha tentato di chiamare altre volte ma non ho mai risposto. Con Castiglia non ho avuto più rapporti, l’ho visto prima di finire il fabbricato. Poi ho litigato con Calabrese». La difesa di Castiglia nel controesame ha rivolto poche domande in cui ha chiesto se il costruttore avesse mai parlato di interessi con Castiglia, della bacinella, se avesse mai ricevuto minacce o richieste di denaro. A tutte le domande il costruttore ha risposto che con Castiglia non ha mai avuto alcun rapporto se non quello per i lavori alla lavanderia e all’appartamento

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