Cosenza
Dirigente medico muore dopo intervento chirurgico: chiusura d’indagini per 5 medici

Maria Barca, dirigente medico del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Annunziata morì dopo l’esportazione di una cisti ovarica nel dicembre del 2016
COSENZA – Morì a 61 anni mentre era ricoverata nell’ospedale dell’Annunziata a seguito di intervento chirurgico Maria Barca, dirigente medico del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. A distanza di quasi un anno e mezzo la settimana scorsa sono stati notificati per cinque dei dieci medici iscritti nel registro degli indagati la chiusura delle indagini. Gli atti sono stati emessi nei confronti di Michele Morelli, Giulia Cerenzia, (su cui grava anche l’accusa di concorso in falsità ideologica e falsità materiale per alcune presunte omissioni fatte nell’esercizio delle loro funzioni mediche), Clemente Sicilia, Carmen Cosco e Francesco Carbone accusati di omicidio colposo «perché – è scritto nell’avviso – nella loro qualità di medici in servizio presso l’unità operativa di Ginecologia e ostetricia, avendo avuto in affidamento e cura Maria Barca ricoverata il 5 dicembre del 2016, al fine di sottoporsi ad intervento programmato (non urgente) di asportazione di cista ovarica sisnistra, con colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia ne cagionavano la morte determinata da perforazione del sigma con conseguente shock settico irreversibile».
In particolare Morelli cagionava attraverso l’elettrobisturiuna esfoliazione della parete intestinale evoluta in successiva e repentina franca perforazione; Morelli, Sicilia e Carbone omettevano il posizionamento in situ dei necessari drenaggi addominali al fine di monitorare probabili anomalie per perdite di qualsiasi tipo determinando un ritardo diagnostico della perforazione; Cerenzia, Carbone e Cosco a fronte di una sintomatologia addominale sospetta per complicanza settica correlabile a perforazione intestinale con rapido deterioramento clinico non responsivi a terapia medica nonchè dal qualdro evidenziato dalla Tac omettevano qualsiasi tipo di intervento volto a trattare precocemente la complicanza demandando al turno successivo tale scelta ed in particolri omettevano di sottoporre il paziente ad esami ematochimici seriati, ad un attento monitoraggio che avrebbe sollecitato una rivalutazione strumentale addominale mediante eco e tac dell’addome e favorito la tempestiva soluzione chirurgica della complicanza perforativa posticipata di circa 9 ore evitando il processo dell’evoluzione infiammatoria locale (peritonite irritativa) con conseguente exitus del paziente
Morelli e Cerenzia sono accusati inoltre, in concorso tra loro, di avere omesso di indicare la presenza del medico Carbone componente dell’equipechirurgica; la richiesta di esame istologico; attestare falsamente fatti dei quali l’atto era destinato a provare la verità, in tal modo impedendo, anche a distanza di tempo, di ricostruire le attività svolte nel predetto intervento chirurgico nonchè di individuare gli operatori; di annotare la presenza del medico Cerenzia all’intervento, nonostante non fosse di turno; di annotare la presenza di peritonite stercoracea e la presenza di feci in addome saccate.
Le accuse sono mosse dall’esito della perizia effettuata dal medico legale dopo l’esame autoptico, il quale richiese per ben due volte al pubblico ministero Domenico Frascino una proroga nel completare il documento. Il medico era stato sottoposto alla esportazione di una cisti ovarica. I familiari della donna sono rappresentati dagli avvocati Rossana Cribari e Roberto Le Pera. Gli indagati sono rappresentati dagli avvocati Massimiliano Coppa, Antonio Vanadia, Carlo Petitto e Vittorio Cosco, Immacolata Fontana, Patrizia Gitto e Gianluca Serravalle.


















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