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Operaio cade da un’impalcatura, è grave: “Non si può più morire di lavoro”

Calabria

Operaio cade da un’impalcatura, è grave: “Non si può più morire di lavoro”

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incidente lavoro impalcatura

Versa in gravi condizioni l’operaio di Lamezia, caduto da un’impalcatura mentre lavorava in un cantiere. La reazione di Azione Identitaria Calabria e di Potere al Popolo del Reventino e del Lametino 

 

LAMEZIA TERME – E’ precipitato nel vuoto, mentre era al lavoro ed ora è grave. L’operaio, M.F. cinquantenne di Lamezia si trovava sopra un’impalcatura in un cantiere a Sambiase quando, per cause in corso di accertamento, è caduto. Ora è in pericolo di vita. L’uomo stava ristrutturando un’abitazione, quando è precipitato per alcuni metri. Soccorso è stato trasportato subito nell’ospedale di Lamezia, per le gravi condizioni è stato poi trasferito nel nosocomio di Catanzaro. Sul fatto indagano i carabinieri di Lamezia, guidati da Pietro Tribuzio per chiarire la dinamica mentre il cantiere è stato posto sotto sequestro.

Azione Identitaria Calabria: “i sindacati si sono macchiati di negligenza”

“Purtroppo ancora una volta nella nostra già martoriata terra ci tocca fare i conti con l’ennesimo incidente sul lavoro, e l’ultimo ha visto coinvolto un operaio lametino. Formulando i migliori auguri di guarigione a questo sfortunato lavoratore ed alla sua famiglia vorrei sottolineare che, purtroppo, sul fronte lavoro e sicurezza – scrive Igor Colombo di Azione Identitaria Calabria – le cose non migliorano affatto ed anzi continuano ad andare sempre peggio. Noi di Azione Identitaria qualche anno fa, proprio nella città di Lamezia Terme, abbiamo affisso dei manifesti davanti alle tre principali sigle sindacali, Cgil-Cisl-Uil, accusando le stesse organizzazioni di essere sempre state, nei confronti dei governi liberal-capitalisti che si sono succeduti in Italia, troppo morbide ed accondiscendenti”.

“I sindacati si sono macchiati del gravissimo peccato di negligenza nei confronti degli stessi lavoratori, che da loro dovrebbero essere tutelati, ed invece sono rimasti abbandonali al precariato e ad un affermato stato di insicurezza nei luoghi di lavoro. Chiedo alla principale organizzazione sindacale, la Cgil, che fine abbia fatto quella speciale Task Force annunciata in pompa magna dal suo direttivo regionale all’indomani delle vittime sul lavoro di Lorica e Delianuova e che mai ha effettivamente visto la luce, altresi invece abbiamo assistito a manifestazioni della stessa Cgil, recentemente in Calabria, a sostegno dei diritti per gli immigrati della nave Aquarius, tralasciando la tutela dei diritti dei lavoratori italiani”.

“Purtroppo gli incidenti, che vedono vittime gli operai sui cantieri di lavoro, non sono figli di fatalità bensì avvengono per l’assenza di adeguate norme di sicurezza, di mancata prevenzione e di inesistenza di sistemi economici che vengano in aiuto alle piccole e medie imprese, completamente abbandonate dai governi capitalisti. Alla luce dell’ultimo e grave episodio avvenuto a Lamezia Terme torno a ribadire – scrive Colombo – l’urgenza di avere una legge che superi tutte le difficoltà che ostacolano sotto vari aspetti l’adozione di criteri e norme di sicurezza su tutti i luoghi di lavoro e sui cantieri, e cosi come abbiamo chiesto due anni fa in occasione del nostro blitz alle sedi sindacali di Lamezia Terme, chiediamo una legge nazionale che sia indirizzata alla socializzazione delle imprese per fare in modo che gli stessi lavoratori vigilino insieme ai loro datori di lavori ed imprenditori, affiancandoli nella conduzione delle attività, facendoli partecipare agli utili dell’azienda stessa. La nostra proposta coincide con la visione prospettata recentemente dall’imprenditore di Gioia Tauro, vessato ed avversato dalla ndrangheta, Nino De Masi, il quale l’ha recentemente sottoposta al ministro del lavoro Luigi di Maio, quale antidoto per contrastare la criminalità organizzata sul territorio. E’ di queste proposte che ci dobbiamo fare forti e non delle pratiche giaculatorie della casta sindacale che nulla ha fatto, neppure coi governi di sinistra, per frenare questa spirale tragica di incidenti sul lavoro e morti bianche”.

Potere al popolo: “Non si può più morire di lavoro”

Dopo l’ennesimo caso quello di Lamezia Terme che ha visto un uomo di 50 anni cadere da un’impalcatura e riportare lesioni gravissime “esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza all’operaio ferito ed alla sua famiglia. È l’ennesimo incidente sul lavoro, di quelli che in Italia si verificano quotidianamente senza nemmeno fare più notizia. Dall’inizio dell’anno ad oggi, nel nostro Paese siamo arrivati a 389 vittime sul lavoro; per usare un termine caro ai fautori del mercato libero e senza regole, un’unità e mezza al giorno, il che vuol dire un lavoratore e mezzo, perché le lavoratrici ed i lavoratori in Italia non sono altro che numeri, strumenti al servizio della legge del profitto”.

“La strage si consuma in un Paese che ha istituito nel 2009 un Osservatorio degli infortuni sui luoghi di lavoro, alle dipendenze dell’INAIL, dove i morti costituiscono per l’appunto solo numeri e percentuali. Eppure ogni giorno è una strage senza fine di donne e uomini in carne ed ossa, una guerra non dichiarata, una mattanza silenziosa. Rivendichiamo – è scritto nella nota di Potere al Popolo del Reventino e del Lametino – con forza l’attuazione di un piano nazionale della sicurezza sul lavoro, denunciando i gravissimi limiti legislativi e strutturali, le continue inadempienze del legislatore e degli organi pubblici di controllo nelle aziende. In uno Stato dove la tecnologia e il progresso crescono ad un ritmo sempre maggiore, la posizione dei lavoratori e delle lavoratrici regredisce ad una condizione ottocentesca, nella quale condizione sono stati mortificati diritti e dignità. In questo contesto, l’aumento della precarietà, la paura di perdere il posto di lavoro, i ritmi sempre più veloci e flessibili hanno contribuito a rendere meno sicuro il lavoro. In un Paese che si definisce civile non si può più morire di lavoro! Ciò per noi rappresenta una vera e propria emergenza che il Governo e il Ministro del Lavoro in particolare non possono ignorare, urgenza reale rispetto alle tante presunte priorità enunciate dall’esecutivo gialloverde.”

 

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