Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Acli Cosenza licenzia tre dipendenti: 18 mesi senza stipendi dal gennaio 2016

Cosenza

Acli Cosenza licenzia tre dipendenti: 18 mesi senza stipendi dal gennaio 2016

Pubblicato

il

riforma pa madia licenziamenti dipendenti pubblici 10 cause

Solo promesse ma dei soldi maturati e spettanti ancora non non è stato versato neanche un centesimo. L’Acli di Cosenza assorbita da quella di Crotone, perchè non produrrebbe. In realtà i numeri ci sono tutti

 

COSENZA – Dopo il licenziamento la sede centrale aveva promesso ai tre dipendenti di liquidare tutte le somme avanzate, ma ad oggi ancora non hanno ricevuto tutto a distanza di un anno dal licenziamento. Sembra che le parti fossero arrivate anche ad un accordo, ma al momento di siglarlo sono scomparsi nel nulla. L’Acli di Cosenza secondo la sede nazionale non produceva abbastanza ma questo è un discorso un po’ più largo che abbraccia il taglio dei finanziamenti dei patronati da parte del Governo Renzi: una parte va al Ministero, una parte alla sede centrale, una parte si pagano le spese locali. Il “valore punto” è diminuito per cui anche se la sede cosentina produceva punteggio dal punto di vista economico veniva pagato di meno. Questo sarebbe stato il motivo per cui la sede centrale ha deciso non di chiudere la zonale bruzia ma lasciarla come sede distaccata di Crotone, lasciando il direttore come dipendente di Crotone su Cosenza; anche se i dipendenti cosentino fecero “punteggio”, in realtà ne ha usufruito la sede di Crotone; di fatto la sede non è stata chiusa. Secondo i dipendenti è stato un modo elegante per metterli alla porta. Riportiamo la lettere di uno dei degli ex tre dipendenti Acli Cosenza Pierfrancesco De Napoli che titola la missiva “Le ACLI di Cosenza…non danno valore al lavoro”

«Attualmente, nonostante sia sempre più frequente sentirne parlare, stupisce ancora una notizia riguardante lo sfruttamento del lavoratore soprattutto quando tocca le coscienze collettive. Questa storia ha dell’inverosimile: tutto nasce dalla chiusura della sede del Patronato Acli Cosenza nel maggio dello scorso anno. I motivi, anche se poco chiari, vengono addotti alla poca produzione della sede che comunque rimane punto zonale del patronato Acli di Crotone. In questo periodo si è continuato a lavorare producendo circa 2000 punti che, di fatto, compensano lo stallo di questo intervallo. Le conseguenze ricadono sui tre lavoratori delle Acli di Cosenza che, con famiglia a carico, entrano in naspi (la disoccupazione oggi è chiamata Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, ndc), coperti quindi da ammortizzatori sociali dello Stato.

Intanto però si erano accumulate le 18 mensilità arretrate oltre il Tfr per cui gli ultimi pagamenti percepiti risalgono al gennaio 2016. La situazione diventa ancora più assurda se si pensi che, ad oggi, si è avuto un solo incontro a febbraio 2018 con il Presidente del Patronato Calabria, Antonio Tiberi, tra le altre cose presidente del Forum delle famiglie di Cosenza, ed i vertici nazionali del Patronato che si erano impegnati a liquidare una prima parte del debito accumulato verso i tre lavoratori. Ma a luglio 2018 ancora tutto tace, le tre famiglie attendono arretrati oltre che rassicurazioni. A questo punto mi chiedo: quando le Acli di Cosenza hanno svolto la campagna tesseramenti 2016 erano consapevoli che lo slogan della sede nazionale era “IL LAVORO E’ DIGNITA’ “…il dubbio che mi sorge è forte!»

 

Pierfrancesco De Napoli

                                                                                                          Ex- dipendente Acli Cosenza

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social