Calabria
‘Ndrangheta, agguato Gioffrè: il bambino ferito non è in pericolo vita

A compiere l’agguato contro Gioffrè, in un terreno di sua proprietà in località “Venere” di Seminara, secondo quanto é emerso dai primi accertamenti, sono state due persone che erano armate di fucili caricati a pallettoni
SEMINARA (RC) – Il bambino bulgaro di dieci anni rimasto ferito a Seminara nell’agguato in cui é stato ucciso Giuseppe Fabio Gioffrè era solito accompagnare la vittima quando si recava in campagna per lavorare. Nel momento in cui c’é stato l’agguato, in particolare, Gioffrè si trovava in un casolare di sua proprietà e stava dando da mangiare ai maiali e con lui c’era il bambino, figlio di una coppia di bulgari da molti anni in Calabria ed amici di famiglia dei Gioffrè. Gli assassini sono entrati in azione proprio nel momento in cui Gioffrè ed il bambino erano uno accanto all’altro. Uno dei colpi a pallettoni sparati dagli assassini ha così raggiunto accidentalmente il bambino, che é stato colpito all’addome. Il piccolo é stato portato in un primo tempo nell’ospedale di Polistena e poi trasferito ai “Riuniti” di Reggio Calabria. Secondo quanto si é appreso, comunque, il bambino, pur essendo stato ricoverato con prognosi riservata, non sarebbe in pericolo di vita.
Apparteneva ad una famiglia coinvolta in passato in una delle faide più sanguinose nella storia della ‘ndrangheta Giuseppe Fabio Gioffrè, di 39 anni. La famiglia Gioffrè era stata protagonista di una faida che per molti anni l’aveva contrapposta alla famiglia Pellegrino, con decine di morti ammazzati. La faida si sarebbe conclusa, comunque, alla fine degli anni ’90. Tutto lascia credere, dunque, che l’assassinio di Giuseppe Fabio Gioffrè si colleghi ad altri fatti, da inquadrare sempre, comunque, in un contesto mafioso, anche se al momento non ci sono elementi di certezza sulla matrice dell’agguato. Giuseppe Fabio Gioffrè, secondo quanto riferito dagli investigatori, aveva, in particolare, precedenti di polizia per associazione per delinquere di tipo mafioso e per detenzione illegale di armi.
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