Calabria
(VIDEO) Operazione “Trigarium”: presi i killer di Rocco Castiglione, undici arresti

Undici arresti sono in corso d’esecuzione nei confronti di altrettanti soggetti accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso e omicidio.
ROCCABERNARDA (KR) – I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro stanno eseguendo nella zona di Roccabernarda, nel crotonese, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda, nei confronti di 11 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio, vari danneggiamenti e uccisione di animali. Tra i reati contestati a cinque degli undici indagati c’è anche l’omicidio di Rocco Castiglione ucciso il 31 maggio del 2014. Castiglione fu assassinato a colpi di fucile a pallettoni in località Cerasara mentre era in compagnia del fratello Raffaele di 24 anni, rimasto ferito ad un braccio.
Gli arrestati sono:
Antonio Santo Bagnato (50 anni, di Roccabernarda)
Giuseppe Bagnato (31 anni, di Crotone)
Maurizio Bilotta (35 anni, di Crotone)
Antonio Cianflone (46 anni, di Roccabernarda)
Domenico Iaquinta (36 anni, di Crotone)
Gianluca Lonetto (34 anni, di Crotone)
Antonio Marrazzo (52 anni, di Roccabernarda)
Michele Marrazzo (33 anni, di Crotone)
Mario Riccio (68 anni, di Roccabernarda)
Emanuele Valenti Carcea (33 anni, di Roccabernarda)
Un’altra persona è attualmente ricercata. Gli indagati sono 15 in tutto
Gratteri: “una struttura feroce”

“Si tratta infatti – ha spiegato il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri – di un “locale” di ‘ndrangheta nuovo; fino ad oggi invece l’avevamo visto in ottica della ndrina. Una struttura meno nobile, una ‘ndrangheta di serie B. Grazie al lavoro dei carabinieri del comando provinciale di Crotone e della compagnia di Petilia si è riusciti a scoprire questo nuovo locale di ‘ndrangheta.
Nel momento in cui su un territorio c’è un locale vuol dire che lo stesso, si rapporta alla pari con altri “locali cloni”, che sono presenti su tutto il territorio nazionale e all’estero. La ‘ndrina invece – ha spiegato Gratteri – è una stuttura meno nobile che si rapportava nel caso di specie alla locale di ‘ndrangheta di Peitilia Policastro”. In riferimento all’omicidio Gratteri l’ha definita una “struttura feroce, bestiale che ha dimostrato pienamente la capacità di commettere reati tipici dell’organizzazione mafiosa e ‘ndranghetista”.
Il procuratore aggiunto della Dda Vincenzo Luberto ha sottolineato la “capillarità della presenza della ‘ndrangheta che controlla anche un piccolo borgo come Roccabernarda. Questo spaventa perchè c’è una sorta di organizzzione così capillare da mutuare, ripetere, quella dell’organizzaione dei carabinieri ovvero, così come in ogni paesino c’è una stazione dei carabinieri così in ogni paesino c’è una cosca che stiamo faticosmaente contrastando se non si ha la forza di contrastare coloro i quali deturpano quel poco che una piccola comunità rurale riesce a costruire e del quale vive”.
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Dall’omicidio di Rocco Castiglione il salto di qualità della cosca
“Antonio Santo Bagnato voleva affermare ulteriormente la propria importanza sul territorio”. E’ quanto emerge dall’inchiesta ribattezzata ‘Trigarium‘, Bagnato “sarebbe rimasto offeso – spiega il comandante provinciale dell’Arma di Crotone, colonnello Alessandro Colella – dall’atteggiamento di Castiglione, che si sarebbe rivolto al sindaco per i rifacimento di una strada senza essere passato prima da Bagnato per il benestare. Un’offesa che puo’ sembrare banale ma che di fatto ha portato poi all’uccisione dell’uomo. Bisogna considerare anche il fatto che tra le due famiglie c’erano degli attriti pregressi, perche’ la famiglia Castiglione aveva la reggenza della criminalita’ su Roccabernarda. Questo omicidio suggella una sorta di passaggio di consegne alla famiglia Bagnato”.
L’inchiesta ha preso le mosseproprio dall’omicidio di Rocco Castiglione e dal tentato omicidio del fratello, Raffaele Castiglione, del maggio 2014, delitto che “ha segnato il passaggio del testimone del comando su Roccabernarda dagli stessi Castiglione ai Bagnato”. A prendere le redini dell’organizzazione, in particolare, sarebbe stato Antonio Bagnato, di 50 anni.
L’agguato sarebbe stato commesso con “tecniche quasi paramilitari”, specificano gli inquirenti, da tre persone a volto coperto, che hanno sparato all’indirizzo della jeep dei Castiglione nei pressi del loro allevamento di cavalli. Particolare, quest’ultimo, che ha ispirato il nome dell’inchiesta, ‘Trigarium’, che nell’antica Roma era il luogo di addestramento equestre.
Le caratteristiche della cosca diventata in questo modo egemone nel centro crotonese, osserva Luberto, “sono quelle di una ‘ndrangheta ancora rurale, che crea terrore e paura sui cittadini assoggettandoli alla sua forza e che lucra su quel poco di economia che c’e’ sul territorio, arrivando per esempio a numerose e brutali uccisioni di maiali e di animali finalizzate a far capire chi comanda sul territorio e la carica di intimidazione di una cosca che ha un ambito territoriale limitato ma comunque inserita nelle logiche di ‘ndrangheta nella provincia di Crotone”.
Tentativi di infiltrazione nella pubblica amministrazione
Sotto questo aspetto, sarebbero stati accertati i contatti con le consorterie piu’ potenti di Cutro e di Ciro’, che si sarebbero avvalsi del ‘locale’ di Roccabernarda perche’ controlla un territorio ideale per il nascondiglio di armi e di latitanti. Le contestazioni a carico degli indagati comprendono tutti i reati di matrice ‘ndranghetistica: associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione. Ma ci sono anche quelle di falsita’ ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio. Ci sono stati infatti anche tentativi di infiltrazione della cosca nella pubblica amministrazione, dato che nell’inchiesta sono coinvolti anche un ex assessore e funzionari dell’Ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda.
Alcuni degli indagati si sarebbero attivati, anche in violazione delle normative vigenti, per agevolare la concessione di un permesso a costruire in favore del presunto capocosca, Antonio Bagnato, per sanare un immobile abusivo. In particolare, l’architetto, e assessore all’epoca dei fatti contestati, Luigi Piro “quale responsabile dell’Utc del Comune di Roccabernarda – si legge nella misura cautelare – rilasciava in appena 9 giorni, lasso temporale questo non conforme alla prassi dell’Ufficio che abbisognava di almeno 20/30 giorni, il permesso di costruire, in violazione della disciplina di settore prevista”.



















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