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“Araba Fenice”: confiscati beni per 2,5 milioni ad un imprenditore del clan Rosmini (VIDEO)

Calabria

“Araba Fenice”: confiscati beni per 2,5 milioni ad un imprenditore del clan Rosmini (VIDEO)

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finanza liuzzo stefano giuseppe tito

Un patrimonio da due milioni e mezzo di euro, riconducibile ad un noto imprenditore reggino legato alla cosca Rosmini confiscato dalla Guardia di Finanza che in un anno ha confiscato beni per 738 milioni di euro

 

REGGIO CALABRIA – La confisca del patrimonio stimato in circa 2,5 milioni di euro è riconducibile a Giuseppe Stefano Tito Liuzzo, già sorvegliato speciale, ritenuto intraneo alla cosca di ‘ndrangheta reggina “Rosmini”, egemone nei quartieri Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra di Reggio Calabria. Il provvedimento trae origine dalle attività investigative eseguite nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Reggio Calabria e conclusa nel 2013 con l’esecuzione di 47 provvedimenti restrittivi personali, nonché reali su 14 imprese e società, unità immobiliari, terreni, autoveicoli e conti correnti bancari per un totale di circa 90 milioni di euro. Liuzzo è stato destinatario di una misura cautelare personale, poiché ritenuto responsabile, tra l’altro, del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.

Le indagini esperite infatti, avevano confermato l’appartenenza di Liuzzo alla ‘ndrangheta reggina per conto della quale aveva curato gli illeciti interessi economici (circostanza confermata anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia) con particolare riferimento a quelli nel settore dell’edilizia privata.

Nel dettaglio Liuzzo aveva coordinato la “equa” spartizione mafiosa dei lavori di completamento di un complesso immobiliare costruito nel quartiere reggino di Ravagnese, nonché partecipato al summit relativo alla predetta spartizione e conseguente assegnazione dei citati lavori alle imprese riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta dei “Condello”, “Rosmini”, “Ficareddi”, “Ficara-Latella”, “Nicolò-Serraino”, “Fontana-Saraceno” e “Musolino”.

Dopo una mirata indagine economico/patrimoniale, volta all’individuazione dei beni riconducibili a Liuzzo, nel 2017, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della DDA, aveva disposto la misura cautelare del sequestro sul patrimonio illecitamente accumulato da Liuzzo sul quale i finanzieri avevano concentrato l’attività investigativa ed in particolare per quanto riguarda la capacità reddituale e del complesso dei beni suoi e dei suoi congiunti, dall’anno 2005. E così è stata accertata la notevole sproporzione degli investimenti rispetto alle risorse lecite, nella formazione del patrimonio a loro riconducibile.

Le investigazioni a carattere patrimoniale hanno consentito, altresì, di acquisire concreti e solidi elementi in ordine alla volontaria e consapevole intestazione fittizia di beni (imprese, fabbricati, terreni e autovetture) riconducibili a Liuzzo – reale dominus – ma formalmente attribuiti a soggetti terzi.

Ritenuto pericoloso socialmente per la sua qualificata appartenenza alla ‘ndrangheta, la Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale con il provvedimento in esecuzione, ha ora disposto la confisca di prevenzione del patrimonio riconducibile al citato proposto costituito da un’impresa individuale esercente l’attività di commercio all’ingrosso di materiale da costruzione, 6 immobili, 2 veicoli, rapporti bancari/assicurativi e disponibilità finanziarie (di importo complessivo superiore a 110.000 euro), per un valore stimato in circa € 2,5 milioni.

Il risultato delle attività condotte dai finanzieri reggini dal gennaio 2017 ad oggi, dirette ad ostacolare l’ingresso degli interessi e dei capitali criminali nell’economia legale, è riassumibile nel sequestro o nella confisca di 177 complessi aziendali, 481 immobili ed ingenti disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 738 milioni di euro.

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