Provincia
Diamante, omicidio nella notte, muore 23enne

Figlio di un medico del’azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Francesco Augieri muore in ospedale a Cosenza. Due i gruppi di persone armati di coltello che hanno dato vita ad una rissa in cui è morto il 23enne. Rimasto ferito un campano
DIAMANTE (CS) – Omicidio a Diamante nella notte, poco prima dell’alba, in seguito ad una rissa verificatasi davanti un locale notturno. Dai primi accertamenti si ipotizza che i due gruppi si siano affrontati, armati di coltello, in una piazzetta. Nella colluttazione in due sono rimasti feriti: uno dei due giovani originario di Napoli, F.C. 37 anni ferito, ma vivo è stato trasportato all’ospedale di Cetraro, l’altro giovane, Francesco Augieri 23enne di Cosenza, è stato trasferito sempre nella notte all’ospedale di Cosenza. Ricoverato in rianimazione le sue condizioni gravi lo hanno portato al decesso. E’ figlio di un medico dell’Asp di Cosenza. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Scalea diretta dal capitano Nardone. Attualmente il reato di cui potrebbe essere accausato il presunto rivale è quello di omicidio. In queste ore i carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dei fatti, la causa all’origine della rissa e soprattutto se ci siano altri responsabili.
Francesco per tutti era un bravissimo ragazzo. C’è incredulità tra la gente e soprattutto per chi lo conosceva. Ultras rossoblu della curva sud, un amico in un post su Facebook scrive: «Da quando ho mosso i primi passi in curva sud mi è stato sempre insegnato che lo scontro doveva essere a viso aperto, faccia a faccia, a mani nude e che doveva servire per difendersi, per mettere in fuga, ma mai per infierire e far soccombere l’avversario. Abbiamo sempre rifiutato l’uso delle armi, in ogni genere e modo. Abbiamo sempre ritenuto infame chi le usa fuori e dentro gli stadi. Quello appena successo è l’ennesimo atto vigliacco e vergognoso che ci porta via un altro fratello di curva. Siamo stanchi di tutto ciò, siamo stanchi della violenza cieca figlia di mentalità sbagliate. Bisogna stringerci intorno alla famiglia e far sentire l’affetto e l’abbraccio di tutta la sud. Bisogna condannare e ripudiare questi gesti. Bisogna ritornare nei quartieri e nelle strade ad insegnare il rispetto per l’altro e per la vita, la bellezza del confronto e del dialogo.
In una società virtuale, che ha perso l’abitudine di parlarsi, che ha scelto di far educare i propri figli da smartphone e tv, c’è sempre più bisogno di ultra. Sopratutto quella parte sana e corretta che rifiuta la violenza cieca e l’odio insensato, ma sopratutto che insegni il rispetto per il tuo avversario.
Ciao lupo, sarai una stella nel nostro firmamento».



















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