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Omicidio a Diamante, il campano potrebbe essere il testimone chiave

Cosenza

Omicidio a Diamante, il campano potrebbe essere il testimone chiave

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lungomare diamante 5

I militari dell’Arma non parlano ma vanno avanti a ritmo serrato. Le notizie sono poche e frammentate. Certo è il dolore della famiglia e l’affetto di una comunità intera per Francesco Augieri ultras rossoblu

 

DIAMANTE (CS) – I telefoni squillano ma non risponde nessuno. I carabinieri non rilasciano dichiarazioni così come la Procura di Paola diretta dal Procuratore capo Pierpaolo Bruni, preferisce portare avanti le indagini piuttosto che rilasciare ipotesi ancora da confermare. I carabinieri stanno lavorando per delineare i contorni della vicenda che risulta molto complessa perché sono coinvolte persone di diverse province. Di certo abbiamo solo la storia di un ragazzo di 23 anni, Francesco Augieri, per tutti Ciccio, che non c’è più. Se l’è portato via una rissa, all’uscita di un locale notturno, una discoteca, in una piazzetta di Diamante, all’ingresso del ponte vecchio poco dopo le quattro del mattino. Sembra che il giovane villeggiasse con la famiglia nella vicina Sangineto e che quella sera avesse deciso di andare a ballare con gli amici. Ma anche questa è una storia che deve essere confermata dagli inquirenti.

Il tragico epilogo di una serata si svolge proprio in piazzetta: Francesco giace a terra in una pozza di sangue. Sembra che in quel posto pochi minuti prima due gruppi abbiano dato vita ad una rissa per futili motivi. E proprio lì Ciccio, o perchè si trovava nel posto sbagliato, al momento sbagliato, o perchè faceva parte di uno dei due gruppi, è stato colpito con un coltello più volte, in più parti del corpo: certi un fendente alla gola, alri due alla spalla ed  al torace, al cuore. Sembra che a provare a difenderlo sia intervenuto l’amico campano, ferito alla gamba e trasportato in ospedale a Cetraro. Francesco, invece, è stato trasferito d’urgenza all’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza, in rianimazione. Una rianimazione che è iniziata in piazzetta e che i sanitari hanno continuato durante il viaggio fino all’ospedale civile dell’Annunziata. All’arrivo Francesco ancora non erano riuscito a rianimarlo. L’estremo tentativo  di ricoverarlo in rianimazione, non ha ridato a Cicco la forza di riaprire gli occhi. Il 23enne non ha retto.  Il suo decesso è stato constatato nel reparto di rianimazione dell’Annunziata.

Adesso chi può chiarire tutta la vicenda dell’accaduto della notte tra martedì e mercoledì scorso in quella piazzetta a Diamante è proprio il campano ricoverato a Cetraro che, secondo indiscrezioni sarebbe l’amico che ha tentato di difendere Ciccio. Lui può indicare fatti, luoghi, movente e il gruppo di persone coinvolte nella rissa e soprattutto chi aveva il coltello, allo stato attuale non ancora identificato. Per il momento rimane solo il silenzio di rispetto per un ragazzo voluto bene da tutti in città, a Cosenza, e non solo. Figlio di un medico dell’Asp, stimato da tutti; una famiglia per bene che non immaginava l’epilogo di un’estate così cruenta per i fatti tragici di Genova, il raccordo A1- A14 di Bologna e le Gole del Raganello, doversi macchiare anche della morte del figlio, troppo giovane per dire addio alla vita.

Su Facebook il tam tam è grande. I suoi amici, tanti, postano foto e frasi di dolore, di incredulità. Ciccio, studente universitario, tra le tante attività era anche il portiere di una squadra di calcetto e portava nel suo cuore il Cosenza calcio. La famiglia è chiusa nel silenzio di un dolore che ancora non ha trovato la risposta ad una morte così tragica, una vita spezzata senza un perchè

29791597 10213117510446209 5598592184064427737 nRiportiamo il primo pensiero scritto su Facebook da uno degli amici di Ciccio, Stefano: «Da quando ho mosso i primi passi in curva sud mi è stato sempre insegnato che lo scontro doveva essere a viso aperto, faccia a faccia, a mani nude e che doveva servire per difendersi, per mettere in fuga, ma mai per infierire e far soccombere l’avversario. Abbiamo sempre rifiutato l’uso delle armi, in ogni genere e modo. Abbiamo sempre ritenuto infame chi le usa fuori e dentro gli stadi. Quello appena successo è l’ennesimo atto vigliacco e vergognoso che ci porta via un altro fratello di curva. Siamo stanchi di tutto ciò, siamo stanchi della violenza cieca figlia di mentalità sbagliate. Bisogna stringerci intorno alla famiglia e far sentire l’affetto e l’abbraccio di tutta la sud. Bisogna condannare e ripudiare questi gesti. Bisogna ritornare nei quartieri e nelle strade ad insegnare il rispetto per l’altro e per la vita, la bellezza del confronto e del dialogo.
In una società virtuale, che ha perso l’abitudine di parlarsi, che ha scelto di far educare i propri figli da smartphone e tv, c’è sempre più bisogno di ultra. Sopratutto quella parte sana e corretta che rifiuta la violenza cieca e l’odio insensato, ma sopratutto che insegni il rispetto per il tuo avversario.
Ciao lupo, sarai una stella nel nostro firmamento».

 

ERRATA CORRIGE: Si precisa che la fotografia inizialmente pubblicata a corredo dell’articolo che ritraeva il ristorante La Rumba de Caribe non si riferiva al locale da cui sono scaturiti i fatti di cui sopra. Il titolare, esprimendo profondo cordoglio per la prematura scomparsa di Francesco Augeri precisa infatti che la propria attività commerciale è totalmente estranea al nefasto evento avvenuto in altro luogo ed in orari in cui il ristorante non è aperto al pubblico.

 

La comunità scolastica del liceo classico “B. Telesio” di Cosenza esprime vicinanza alla famiglia e condanna il grave gesto

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