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Furia del Raganello, il ricordo del dramma porta con sé dieci nomi

Calabria

Furia del Raganello, il ricordo del dramma porta con sé dieci nomi

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E’ passato un mese da quel terribile 20 agosto, il giorno che ha segnato le sorti di 10 persone e anche di un’intera cittadina votata al turismo, che ora non vede più un futuro

 

CIVITA (CS) – Quel giorno sembrava uno dei tanti di un’estate calda e piovosa. Era arrivata un’allerta gialla al Comune di Civita (Cosenza), ma non pioveva da due giorni. Quell’allerta è stata trascurata. Un’imprudenza del momento o un’abitudine? E’ uno dei tanti quesiti ai quali dovrà dare una risposta la Procura di Castrovillari, che ha aperto un’inchiesta su quella tragedia. Come ogni giorno, diversi gruppi di turisti si erano avvicendati nelle gole del Raganello, fin dalla mattina. L’escursione, organizzata da alcune agenzie locali, è sempre stata molto ambita dai visitatori del centro del Pollino. Dura circa due ore. Tornato un gruppo, ne parte un altro. Ci si incammina dalla piazza del paese, per poi scendere per centinaia di scalini ed arrivare al Ponte del Diavolo, che sormonta l’inizio del lungo budello in cui scorre il torrente. Lungo in tutto circa 13 chilometri, non tutti visitabili.

In realtà le guide locali fanno percorrere ai turisti solo il primo chilometro, che già dà un’idea precisa del luogo: si parte con l’acqua del torrente che arriva fino alle caviglie. Pian piano sale, fino alle ginocchia. Difficilmente arriva più su. Intanto si viene come risucchiati nelle gole: le ripide pareti, che si innalzano per centinaia di metri a destra e a sinistra, lasciano solo uno stretto spiraglio di cielo da intravvedere, lassù in alto. Un luogo che viene sconsigliato, per questo, a chi ha problemi di claustrofobia. Ma l’ansia viene ripagata dalle spettacolari cascate e cascatelle che si incontrano lungo il cammino. In mezzo alla natura più selvaggia. La temperatura e fresca anche ad agosto, nel profondo delle gole. Dove, naturalmente, si rimane isaolati dal mondo: niente telefono, nessun segnale internet.

Quel gruppo di circa 40 persone era sceso verso mezzogiorno. Nulla faceva presagire che potesse incontrare un’ondata di piena. “Mai avvenuto”, dicono ancora gli abitanti del luogo, anche se qualche anziano precisa che “il Raganello è traditore”. Era più o meno l’ora di pranzo. I sopravvissuti raccontano di aver sentito solo un vento strano provenire dal profondo delle gole. Poi l’inferno di acqua e fango. A Civita non pioveva, ma più su, dove nasce il torrente, c’era stata una vera bomba d’acqua. Invisibile dalla vallata. Forse qualcuno doveva avvisare chi stava nei paesini più giù. Ma così non è stato. Un muro travolgente di detriti ha colpito il gruppo e anche alcuni turisti che erano scesi nelle gole senza una guida. L’accesso è stato sempre libero. Da più punti. Un altro dei talloni d’Achille del sistema. I soccorritori sono stati avvisati solo dopo che qualcuno dei sopravvissuti ha avuto linea telefonica. Pare un’ora dopo. Nonostante l’intervento immediato, per molti era troppo tardi.

LA CRONACA

La cronaca parla di corpi trovati a 5 e a 8 chilometri dal punto d’ingresso delle gole. La furia dell’onda anomala e assassina non ha dato scampo a dieci persone: alla guida, l’unico calabrese, Antonio De Rasis, 32 anni, a Paola Romagnoli, 55 anni, di Bergamo, a Gianfranco Fumarola, 43 anni, di Martina Franca (Taranto), a Miriam Mezzolla, 27 anni, di Taranto, a Claudia Giampietro, 31 anni, di Conversano (Bari), a Maria Immacolata Marrazzo, 43 anni, di Ercolano (Napoli), a Carmela Tammaro, 41 anni, e ad Antonio Santopaolo, 44 anni, di Napoli, a Carlo Maurici, 35 anni, e a Valentina Venditti, 34 anni, di Roma.

E poteva anche andare peggio. Dopo quell’onda, tutto è tornato alla normalità. L’acqua bagnava, di nuovo, solo le caviglie. Il silenzio era assoluto. Le gole del Raganello sono ancora sotto sequestro e la Procura le sta facendo mappare da un gruppo di tecnici e consulenti. Si opererà una ricostruzione virtuale dell’ultimo tratto, quello della tragedia, per capire cosa è accaduto e se c’era un modo per evitare la tragedia. Oggi, un mese dopo, quelle dieci vite sono state ricordate con una messa e una fiaccolata per le vie del paese. Quel paese che è l’undicesima vittima di quella tragedia. Raro esempio, per la Calabria, di paesino montano che si è sviluppato grazie al turismo, adesso stenta a riprendere la sua vita normale. Così come i parenti delle vittime e i feriti sopravvissuti, che attendono che sia fatta chiarezza sulle eventuali responsabilità.

 

LE ISTITUZIONI SI UNISCONO NELLA PREGHIERA

Nella ricorrenza del Trigesimo dalla tragedia del Raganello, il Presidente della Regione Mario Oliverio, insieme al Prefetto di Cosenza, Paola Galeone, a tantissimi sindaci e a numerosi cittadini e rappresentanti istituzionali, si è unito alla comunità civitese per ricordare, attraverso un momento di preghiera e di riflessione, quanti hanno perso la vita a causa dell’improvvisa ondata di piena che il 20 agosto scorso ha travolto quanti si erano avventurati nel torrente per compiere una normale escursione.

La commemorazione ha avuto inizio oggi pomeriggio alle 18:00 con la Divina Liturgia presieduta dal Vescovo dell’Eparchia di Lungro, S.E.R. Mons. Donato OLIVERIO, presso la Chiesa Madre “Santa Maria Assunta” di Civita. “Vogliamo ricordare chi non c’è più – ha detto il sindaco di Civita, Alessandro Tocci – e di comune accordo con il nostro parroco e l’Eparca della Diocesi di rito greco bizantino abbiamo deciso di dedicare l’intera giornata alla memoria, alla fede e alla speranza affinché cose del genere non accadano mai più”.

“Sono qui – ha detto il Presidente della Regione Mario Oliverio – innanzitutto per rendere omaggio alla memoria di 10 persone che hanno lasciato la vita in questa tragica vicenda. Sono qui anche per testimoniare la mia vicinanza ai familiari, alla comunità di Civita e a coloro i quali, in quelle tragiche ore, hanno consentito, con il loro intervento, di salvare bambini, uomini e donne che altrimenti si sarebbero aggiunti alle 10 vittime. Questo luogo deve rinascere. Bisogna trarre spunto dalla drammatica vicenda che si é verificata perché quanto é accaduto non si ripeta mai più”.

E’ seguita una fiaccolata a cui ha partecipato l’intera comunità Al termine della fiaccolata il Maestro Rodolfo Ponce MONTERO (pianista, organista, compositore e uno dei più grandi interpreti al mondo della musica contemporanea) e il Maestro Hilda Ester SALVADOR MENDOZA (pianista e pedagogista), entrambi docenti dell’Università di Guanajuato (Messico), in collaborazione con la Scuola Superiore di musica “F. Cilea” di Castrovillari, concluderanno la serata con un concerto per pianoforte presso la Chiesa Madre di Civita in omaggio alle vittime del Raganello.

 

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