Calabria
Omicidio per estorsione e bimbo ferito, blitz all’alba per l’arresto di tre persone

L’operazione è in corso dalle prime ore di questa mattina. Le indagini fanno riferimento all’agguato mortale ad un allevatore il 21 luglio scorso, nel quale rimase ferito un bimbo di 10 anni
SEMINARA (RC) – Un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, coordinata dalla Dda reggina, è in corso per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tre persone, accusate, a vario titolo, di omicidio, estorsione e porto e detenzione illegali di armi, con l’aggravante delle modalità mafiose.
Il provvedimento in esecuzione scaturisce dalle indagini sull’omicidio a Seminara, nel reggino, dell’allevatore Fabio Giuseppe Gioffrè, 39 anni, ucciso il 21 luglio scorso in un agguato mafioso in un terreno di sua proprietà in località “Venere” di Seminara, in cui rimase ferito un bambino di 10 anni di nazionalità bulgara. Le indagini hanno consentito di fare luce sul contesto in cui è maturato l’omicidio, riconducibile, secondo quanto riferito dai carabinieri, “alle articolate dinamiche criminali del territorio della Piana di Gioia Tauro”, e di individuare uno degli esecutori materiali dell’omicidio.
Il minore bulgaro rimasto ferito non era assolutamente nel mirino dei killer. Lo ha rivelato il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa tenuta stamani presso il comando provinciale dei Carabinieri, che hanno arrestato tre persone, una delle quali ritenute autore materiale del delitto. I killer, almeno due persone, prima di far fuoco hanno gridato al bambino di dieci anni di farsi da parte, segno inequivocabile che gli assassini non volevano sparare anche a lui per eliminare un testimone scomodo. Ne’ vi sono al momento elementi per ritenere – ha spiegato ancora il procuratore Bombardieri – che Gioffre’ temesse un imminente pericolo di vita e che per questo si trovasse in compagnia del bambino per assicurarsi una sorta di “protezione” dalla presenza del minore. Non era la prima volta che Gioffre’ si intratteneva a svolgere le faccende in campagna insieme al bambino, e proprio quella mattina – poche ore prima del delitto – avrebbe avuto un litigio con Domenico Fioramonte, l’uomo arrestato dai Carabinieri con l’accusa di omicidio.
“Canziati e sperditi i nui”, “Allontanati e dimenticaci”: questa la perentoria minaccia rivolta dai sicari del pregiudicato Giuseppe Fabio Gioffrè verso il bambino di dieci anni, figlio di una coppia di cittadini bulgari, testimone involontario dell’agguato mortale contro uno degli “emergenti” dell’omonima cosca di ‘ndrangheta di Seminara. Domenico Fioramonte 41enne originario di San Ferdinando, imprenditore olealicolo con interessi economici a Seminara avrebbe agito perché stanco di pagare la tangente. “La mattina del 21 luglio – ha detto il ten.col. Andrea Milani, comandante del gruppo di Gioia Tauro – Fabio Giuseppe Gioffrè e Domenico Fioramonte hanno una violenta lite a causa della vicenda estorsiva di cui gli imprenditori sono vittime consenzienti. Da lì, la decisione di Domenico Fioramonte, accompagnato da una persona di cui ancora non si conosce l’identità, di chiudere la partita assassinando Gioffrè. I pallettoni hanno raggiunto anche il bambino bulgaro di striscio, che si è salvato per miracolo, ma lo hanno risparmiato dopo avergli imposto di allontanarsi. Giuseppe Fabio Gioffrè è stato quindi finito con altri colpi di fucile e ritrovato dopo qualche ora grazie alle indicazioni del bambino”. “Una risposta cruenta, con l’aggravante del metodo mafioso – ha detto il procuratore della Dda Giovanni Bombardieri – per punire Gioffrè che si era interessato a mediare tra la ‘ndrangheta di Seminara e i Fioramonte, che avevano subito atti intimidatori.
E’ lo stesso Gioffrè, infatti, a proporre ai Fioramonte un ‘aggiustamento’ della questione, impegnandosi a riunire allo stesso tavolo Giuseppe Domenico Laganà Comandè, esponente di rilievo della costa Santaiti, e i garanti del Fioramonte, i Grasso di Rosarno, vicini alla cosca Bellocco. Lì, uno degli arrestati odierni, Giuseppe Domenico Laganà Comandè, dice a chiare lettere ai Grasso che ‘delle cose del loro paese non devono interessarsi’ e che i Fioramonte, come sempre hanno fatto, dovranno continuare a pagare il cosiddetto ‘fiore’. Risposta non gradita dai Grasso che invece pretendono che i Fioramonte versino solo di tanto in tanto qualche ‘contributo’ alla cosca di Seminara. Un atteggiamento comunque di resistenza che induce i Grasso a nutrire qualche dubbio sulla reale influenza di Gioffrè. Un incontro, dunque, senza conclusioni, che dà il via a quello che possiamo definire come un ‘clima di sospetti’ fino all’omicidio del Gioffrè del 21 luglio scorso”. “I Fioramonte – ha detto il comandante del Nucleo investigativo del Gruppo di Gioia Tauro, capitano Marco Filippi – pagavano da oltre 15 anni la tangente alla ‘ndrangheta di Seminara, così com’era stato definito nel corso di un incontro tra Nino Pesce ‘u testuni’, Rocco Cananzi e Saverio Rocco Santaiti, quest’ultimo arrestato oggi. Personaggi di sicuro prestigio criminale le cui decisioni non potevano essere messe in discussione se non da elementi di pari livello. Una media di cinquemila euro all’anno, per un totale di circa 200 mila euro nel corso degli anni”.



















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