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Pagavano per vedere in diretta gli abusi sui bambini: l’orrore nell’inchiesta della Procura di Milano

Cronaca

L'inchiesta degli orrori

Pagavano per vedere in diretta gli abusi sui bambini: l’orrore nell’inchiesta della Procura di Milano

Un sistema strutturato di abusi sessuali su bambini on demand, commissionati “a distanza”. C’era chi pagava solo 15 dollari per assistere in diretta alle violenze via webcam. Un quadro terrificante con una sorta di “catalogo” di minori e richieste personalizzate

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MILANO – Un’inchiesta degli orrori che ha visto coinvolti negli abusi anche bambini di appena due anni. Dalla maxi operazione della Polizia di Stato e della Procura di Milano contro la pedopornografia online, che ha portato all’arresto di due persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre quattro emerge un quadro terrificante.

Abusi sessuali su bambini “live” e su commissione

L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano con il supporto del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, ha fatto luce sul fenomeno del cosiddetto “live distant child abuse”: violenze sessuali su minori commesse in tempo reale e trasmesse via webcam su richiesta dei clienti.

Secondo gli inquirenti, soggetti definiti “buyercommissionavano gli abusi a intermediari presenti fisicamente accanto alle vittime, i cosiddetti “trafficker” o “vendor”, stabilendo modalità, tempi e richieste specifiche. Gli abusi avvenivano prevalentemente nel Sud Est asiatico, in contesti di forte vulnerabilità sociale.

Un “catalogo” di minori e abusi personalizzati

Nel corso della conferenza stampa in Procura a Milano, gli investigatori hanno descritto l’esistenza, sul web, di veri e propri “seller” che offrivano un “catalogo di bambini”, selezionabili dai clienti in base a età e caratteristiche fisiche. I “buyer”, anche dall’Italia, fornivano da remoto indicazioni dettagliate sulle modalità degli abusi, arrivando a specificare abbigliamento, trucco e scene desiderate.

Le direttive venivano impartite agli abusanti, spesso donne appartenenti all’ambito familiare delle vittime, in Paesi del Sud Est asiatico caratterizzati da elevati livelli di povertà. Le violenze venivano trasmesse in diretta streaming in cambio di piccole somme di denaro, circa 15 dollari per ciascuna sessione, versate tramite sofisticati strumenti di pagamento, incluse le criptovalute.

Secondo gli inquirenti, l’aggancio tra clienti e produttori avveniva su siti formalmente riconducibili a piattaforme pornografiche standard, mentre l’indagine, avviata nel 2024 anche con il supporto di Europol e delle autorità statunitensi, ha permesso di “de-anonimizzare” le transazioni finanziarie e attribuire identità reali ai profili digitali. Le vittime, in media, avevano tra i 6 e i 14 anni, ma è stato accertato anche il coinvolgimento di un bambino di circa due anni.

Pagamenti elettronici e “tips” per non attirare sospetti

Come spiegato dalla Questura milanese, i pagamenti avvenivano attraverso piccoli trasferimenti elettronici, definiti “tips”, per eludere controlli economico-finanziari. Le somme, spesso pari a circa 15 dollari, permettevano agli abusanti di assistere e, in alcuni casi, di controllare le violenze in diretta. 

Le riprese e le relative immagini venivano poi vendute in rete, con il coinvolgimento, in alcuni casi, anche dei familiari delle vittime, delineando quello che gli investigatori definiscono una vera e propria “industria dell’abuso minorile”.

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Un’industria dell’abuso minorile

I due soggetti arrestati sono uomini di 47 e 31 anni, residenti rispettivamente nelle province di Trento e Reggio Calabria, accusati di detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico. Gli altri indagati, di età compresa tra i 47 e i 57 anni, risiedono nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano. A loro carico è stato sequestrato un rilevante quantitativo di materiale informatico, ora al vaglio degli investigatori per individuare eventuali ulteriori responsabilità e identificare i minori coinvolti, anche con la collaborazione delle agenzie internazionali.

Secondo quanto emerso, i primi contatti avvenivano su piattaforme asiatiche dedicate agli adulti, dove venivano proposti anche “spettacoli alternativi”. Successivamente, le trattative proseguivano in stanze private, fuori dalle piattaforme ufficiali. Sono in corso approfondimenti su presunti viaggi compiuti da alcuni utenti occidentali nei Paesi asiatici per commettere abusi fisici diretti (hand on).

Indagato anche un ex consigliere comunale

Tra gli indagati figura anche un ex consigliere comunale di Brescia, di origine palestinese, I.A., che ha rassegnato le dimissioni nei giorni scorsi e che ha preso «nettamente le distanze dagli addebiti» chiedendo «di poter rispettare i tempi necessari della giustizia in cui credo fortemente». «Ho appreso di essere sottoposto a indagine preliminare e ho immediatamente rassegnato le dimissioni per chiarire la mia posizione e per rispetto dell’istituzione comunale».

La reazione della sindaca di Brescia «sconvolgente»

Durissima la presa di posizione della sindaca di Brescia, Laura Castelletti: «Il coinvolgimento di un ex consigliere comunale in un’inchiesta su pedopornografia online è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale». «Parliamo di accuse che riguardano lo sfruttamento sessuale di minori, uno dei crimini più vili e disumani che possano esistere».

«Di fronte a fatti di questa gravità la condanna deve essere totale, senza esitazioni», ha aggiunto, precisando che al momento delle dimissioni «né io né altri esponenti dell’Amministrazione eravamo a conoscenza di elementi riconducibili a questa vicenda». «In uno Stato di diritto – ha concluso – spetta alla magistratura fare piena luce sui fatti: la giustizia deve procedere con rigore e senza sconti».

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