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Acqua Leo “allarmismo ingiustificato”: legali del marchio contro l’Asp che avvia indagine interna

Calabria

Acqua Leo “allarmismo ingiustificato”: legali del marchio contro l’Asp che avvia indagine interna

La società proprietaria del marchio contesta la diffusione della nota interna dell’ospedale di Soverato e parla di gravi danni reputazionali. L’Asp di Catanzaro conferma: “Analisi ancora in corso, documento divulgato illegittimamente”

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CATANZARO – Il caso riguarda alcune bottigliette di Acqua Leo finite al centro di una segnalazione interna all’ospedale di Soverato per un presunto “cattivo odore”. La notizia si è diffusa rapidamente soprattutto sui social e ora intervengono sia i legali della società titolare del marchio Acqua Leo sia l’Asp di Catanzaro. In maniera distinta ricostruiscono la vicenda e chiariscono le rispettive posizioni.

La società Acqua Leo: “diffusa una nota interna e cautelativa”

I legali dell’azienda contestano duramente la gestione della vicenda da parte dell’Asp di Catanzaro: “in riferimento alla notizia apparsa in data 12 maggio u.s. che ha visto quale protagonista, suo malgrado, l’Acqua Leo, intendiamo chiarire i contorni dell’incresciosa vicenda”. Secondo la società, l’Asp avrebbe consentito “incautamente” la diffusione di una comunicazione interna firmata dal direttore del presidio ospedaliero di Soverato. La nota riguardava esclusivamente “la mera richiesta di sospensione cautelativa dello specifico lotto dell’acqua Leo (L.118 da 0,5 l) destinato e consegnato esclusivamente alla mensa ospedaliera”.

“Nessun problema sugli altri lotti”

La società sottolinea che “il lotto attenzionato riguarda esclusivamente quello consegnato al Presidio Ospedaliero di Soverato”. Secondo i legali, la diffusione esterna della nota avrebbe provocato “un ingiustificato allarmismo” amplificato dalla circolazione sui social media. L’azienda precisa inoltre di avere effettuato regolarmente tutte le analisi di laboratorio previste prima dell’immissione sul mercato del prodotto. “La società titolare del marchio Acqua Leo ha effettuato, anche sul lotto n.118, tutte le analisi di laboratorio prima di immettere sul mercato il prodotto, accertandone la perfetta conformità ai parametri di legge previsti”.

“Ulteriori analisi escludono contaminazioni”

I legali inoltre evidenziano che, a oltre tre giorni dall’accaduto, l’Asp non avrebbe ancora comunicato l’avvio delle cosiddette “analisi irripetibili” sul campione prelevato. Per questo motivo la società avrebbe incaricato autonomamente un laboratorio esterno accreditato dal Ministero della Salute. “Ulteriori analisi sul caso hanno evidenziato, incontrovertibilmente, l’assenza di qualsivoglia contaminazione”. I legali parlano inoltre di “gravissimo danno reputazionale e patrimoniale” subito dall’azienda a seguito della diffusione della nota interna.

Uffici-Direzione-ASP-CZ - caso acqua leo

La replica dell’Asp di Catanzaro

Sulla vicenda è intervenuta anche l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, che conferma il carattere esclusivamente interno della comunicazione diffusa nei giorni scorsi. “La nota a firma del Direttore Sanitario era ad esclusivo uso interno”, precisa l’Asp che sottolinea inoltre di non essere responsabile della diffusione esterna del documento, definita “assolutamente illegittima”.

“Già avviata un’indagine interna”

L’Asp rende noto di avere già aperto un’indagine per individuare i responsabili della divulgazione: “nello specifico la nota era destinata ai soli coordinatori dei reparti in via puramente cautelativa al fine di tutelare la salute dei pazienti ricoverati”. Secondo l’Azienda sanitaria, il riferimento al lotto e al marchio dell’acqua era stato inserito esclusivamente per consentire controlli interni sull’integrità delle bottiglie. “La segnalazione – scrive l’Asp – non aveva ad oggetto problematiche di salute pubblica”.

L’Asp precisa inoltre che “ad oggi non sono pervenute altre segnalazioni in ordine all’integrità dell’acqua distribuita e l’episodio deve considerarsi un caso isolato”. Nel frattempo restano in corso le analisi sui campioni disposte dalla stessa Azienda sanitaria che aggiunge: “nella filiera di conservazione e distribuzione delle acque in bottiglia possono intervenire altri fattori che non riguardano la ditta produttrice”.

Possibili provvedimenti disciplinari

La vicenda potrebbe ora avere anche conseguenze interne all’Azienda sanitaria: “all’esito dell’indagine il personale che ha violato il regolamento aziendale sarà avviato al Consiglio di disciplina”. L’Asp conclude richiamando il personale a “un uso responsabile dei dispositivi telefonici individuali sul luogo di lavoro”, riservandosi ulteriori azioni disciplinari.

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