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Aggressione nel carcere di Rossano, detenuto scoperto ad utilizzare un cellulare si scaglia contro gli agenti

Ionio

ENNESIMO EPISODIO

Aggressione nel carcere di Rossano, detenuto scoperto ad utilizzare un cellulare si scaglia contro gli agenti

Il detenuto, colto in flagranza di reato, ha colpito con violenza il personale, colpendo e procurando lesioni a un ispettore e a due funzionari

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un detenuto è stato scoperto mentre utilizzava illegalmente un cellulare e così si è scagliato con violenza contro gli agenti della Polizia Penitenziaria. A denunciare l’ennesima aggressione in carcere, questa volta nell’istituto di Rossano, è il segretario regionale AL.Si.P.Pe Roger Durante che parla di “un’indagine meticolosa volta a contrastare l’introduzione di sistemi di comunicazione illeciti” all’interno delle carceri.

Il detenuto, colto in flagranza di reato si è scagliato con violenza contro il personale, colpendo e procurando lesioni a un ispettore e due funzionari che stavano coordinando le delicate operazioni di Polizia Giudiziaria. “Ai colleghi feriti va tutta la nostra solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione” commenta Durante specificando, nello stesso tempo, che è necessario che “l’opinione pubblica e le istituzioni comprendano che il possesso di un cellulare in carcere non è un semplice vezzo per sentire i congiunti. Ai sensi dell’Art. 391-ter del Codice penale, l’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione è un reato grave che mina le fondamenta del sistema di sicurezza”.

carcere di rossano

Cellulare in carcere, scatta l’aggressione a Rossano

“Oggi – continua Durante – lo smartphone è un potentissimo strumento informatico utilizzato per inoltrare ordini verso l’esterno, mantenendo vive le dinamiche gerarchiche criminali. Documentare e celebrare situazioni malavitose sui social, irridendo lo Stato. Pianificare tra gli illeciti, vanificando la finalità rieducativa della pena e la sicurezza della collettività”.

“La Polizia Penitenziaria di Rossano – sostengono i sindacalisti – pur operando in un contesto di cronica carenza di organico e limitatezza di risorse economiche, continua a garantire la legalità all’interno dei reparti detentivi. Questo risultato è possibile solo grazie all’alto senso del dovere del personale e all’interessamento sinergico profuso dalla Direzione e dal Comando di Reparto, che nonostante le dificoltà strutturali, non hanno mai smesso di sostenere l’azione di contrasto all’illegalità”.

“Tuttavia – aggiungono – il coraggio non può sostituire le risorse. Non è accettabile che l’espletamento dei compiti istituzionali previsti dalla Legge 395/1990 debba tradursi sistematicamente in aggressioni fisiche e traumi professionali”.

Polizia penitenziaria

Le richieste del sindacato: norme disciplinari e penali

La Segreteria sindacale AL.Si.P.Pe chiede formalmente che l’amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia diano un segnale tangibile di vicinanza, provvedendo all’applicazione rigorosa e senza indugio delle norme disciplinari e penali. “Siamo infatti convinti – aggiungono – che solo l’adozione di provvedimenti esemplari possa costituire un monito solenne, atto a scoraggiare il reiterarsi di simili e inaccettabili condotte e qualsiasi velleità di emulazione di atti gravemente lesivi dell’ordine e della sicurezza, nonché ai danni di chi rappresenta lo Stato in prima linea”.

“Chiediamo che per l’operazione di intelligence condotta e per il valore dimostrato nell’a rontare l’aggressione in fase di Polizia Giudiziaria, venga avviato l’iter per il riconoscimento delle ricompense previste dal D.P.R. 82/1999. È doveroso che lo Stato premi i suoi servitori più fedeli – conclude – Durante, specialmente quando questi mettono a repentaglio la propria incolumità per difendere i principi di legalità e sicurezza. La Polizia Penitenziaria c’è, ma non può essere lasciata sola”.

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