Italia
Aggressioni e violenza nei trasporti, sindacati chiedono misure: «sicurezza non può essere a macchia di leopardo»
Dopo l’accoltellamento mortale del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna, Confail-Faisa sollecita un incontro urgente al Ministero per la tutela del personale ferroviario e del trasporto pubblico locale

ROMA – Una richiesta urgente di incontro e l’adozione di misure straordinarie per la tutela dell’incolumità del personale front-line dei trasporti ferroviari e del TPL. È quanto chiede la Confail Faisa, la Federazione autonoma italiana sindacato autoferrotranvieri, alla luce della recrudescenza di episodi di violenza ai danni di lavoratori del settore, culminati nel gravissimo accoltellamento che ha portato alla morte del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto il 5 gennaio 2026 nei pressi della stazione di Bologna.
Trasporti, lavoratori devono essere protetti
Secondo l’organizzazione sindacale, l’episodio evidenzia un dato allarmante: «la vulnerabilità del personale può manifestarsi non solo a bordo treno o in servizio di controlleria, ma anche in aree operative e “di pertinenza lavorativa” che dovrebbero essere protette, con ricadute dirette sulla percezione di sicurezza e sul diritto stesso alla mobilità».
Quadro nazionale preoccupante
Le aggressioni, fisiche e verbali, continuano a colpire personale di bordo, verificatori, autisti, addetti a stazioni e capolinea e operatori di bigliettazione. Anche in presenza di segnali di miglioramento, i numeri restano elevati. FS Security ha comunicato che «nel 2024 le denunce per aggressioni al personale ferroviario sono state 381, in calo rispetto alle 427 del 2023», un dato che per il sindacato «conferma comunque una dimensione strutturale del fenomeno».
La Confail Faisa prende atto delle iniziative già avviate sul tema sicurezza e dell’impegno della Polfer e delle Forze dell’Ordine, sottolineando come risultino rilevanti «l’impiego di pattuglie a bordo convogli e il rafforzamento dei controlli, come riportato nei bilanci istituzionali più recenti». Tuttavia, secondo il sindacato, la persistenza di aggressioni, spesso caratterizzate da particolare ferocia e dall’uso di armi, dimostra che «l’attuale configurazione di misure non può restare a macchia di leopardo».
Per questo viene chiesto di «trasformare strumenti, linee guida e buone pratiche in un impianto nazionale uniforme, misurabile e finanziato». Il personale dei trasporti, sottolinea ancora la nota, «svolge un servizio essenziale e non può lavorare in condizioni in cui l’aggressione diventi un rischio atteso. La tutela della sicurezza del personale è prerequisito della qualità del servizio e della sicurezza dell’utenza», conclude la Confail Faisa chiedendo «un riscontro formale e la convocazione del tavolo con la massima urgenza».


















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