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Allarme canili: oltre 14mila cani rischiano la reclusione a vita. Calabria tra le regioni più a rischio randagismo

Calabria

Animali in Città

Allarme canili: oltre 14mila cani rischiano la reclusione a vita. Calabria tra le regioni più a rischio randagismo

Il rapporto “Animali in Città” di Legambiente fotografa una situazione critica: migliaia di cani entrano nei canili rifugio senza trovare una nuova famiglia. Tra le cause abbandoni, mancate registrazioni e scarsa formazione dei proprietari

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cani canili

COSENZA – In Italia, oltre 2 cani su 10 tra quelli entrati nei canili rifugio nel 2025 non sono stati adottati né restituiti ai proprietari. È il dato che emerge dal XV rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, secondo cui circa 3mila animali ospitati nelle strutture di 221 Comuni rischiano di trascorrere lunghi periodi, o addirittura tutta la vita, nei canili. A livello nazionale la stima dell’associazione parla di oltre 14mila cani in questa condizione.

canili-rifugio

Randagismo e canili, la Calabria e il Sud

Legambiente evidenzia che Calabria, Sicilia e Campania, territori con la maggiore concentrazione di Comuni in crisi finanziaria certificata dalla Corte dei Conti, sono anche le aree dove il randagismo raggiunge i livelli più elevati. La difficoltà degli enti locali nel garantire servizi come sterilizzazioni, controlli e gestione dei canili contribuisce, secondo il rapporto, a consolidare il fenomeno.

Tra le principali cause del sovraffollamento dei canili non ci sarebbe soltanto l’abbandono estivo, ma soprattutto le cucciolate casalinghe incontrollate, il mercato online degli animali, la mancata iscrizione all’anagrafe e la scarsa formazione dei proprietari.

Il mantenimento di un cane in un canile rifugio costa alla collettività circa 1.900 euro l’anno, mentre secondo Legambiente formare un proprietario alla corretta gestione dell’animale avrebbe un costo compreso tra 100 e 250 euro, con un importante effetto preventivo.

canili

La prevenzione e le proposte in Parlamento

“La prevenzione – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – non è una spesa assistenziale, ma un investimento importante con un ritorno economico misurabile e che genera anche benessere e qualità nell’animale e nel suo proprietario. Informare i cittadini sulle cause di oggi del randagismo in Italia e mobilitare le persone e le istituzioni verso interventi e azioni strutturali è un passo importante. Per questo oggi con il nostro report avanziamo sei proposte al Palamento, interventi che spaziano dalla formazione rivolta a chi decide di prendere un animale ad azioni tecniche per migliorare servizi come sterilizzazioni, integrazione tra anagrafe e servizi sociali”.

Legambiente ha presentato sei proposte operative, chiedendo:

un fondo nazionale vincolato per i servizi veterinari essenziali,
– corsi di formazione gratuiti e obbligatori per chi accoglie un animale,
– la riduzione dell’Iva sulle spese veterinarie
– una maggiore integrazione tra anagrafe degli animali, servizi sanitari e sociali.

L’associazione chiede inoltre all’Italia di recepire il nuovo regolamento europeo sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti, che introduce regole comuni su microchip, registrazione nelle banche dati, allevamento e vendita degli animali.

randagismo Rende canili

“Il nostro report Animali in Città, con cui da quindici anni fotografiamo lo stato attuale della situazione in Italia – sottolinea Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites e Benessere animale di Legambiente – esiste perché centinaia di Comuni e Aziende sanitarie hanno scelto di condividere i propri dati, spesso con fatica e a fronte di un onere documentale crescente. Ogni risposta è un mattone di conoscenza pubblica. Misurare con rigore non serve a distribuire pagelle, ma a dare al Paese strumenti per crescere e per affrontare con soluzioni concrete temi complessi come il randagismo, la prevenzione e la salute pubblica”.

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