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Allarme phishing in Italia, oltre 1,8 milioni di vittime: ecco i 12 brand sfruttati dai truffatori
Allarme phishing in Italia: un nuovo studio svela la classifica dei brand più falsificati in Italia nel 2026 e i segnali da riconoscere per non cadere nella trappola del phishing

COSENZA – Allarme phishing in Italia. Nell’ultimo anno sono stati oltre 1,8 milioni gli italiani vittime di frodi ai conti correnti, per un danno economico totale stimato oltre 828 milioni di euro sottratti in quattro anni soltanto dalle truffe online.
In un contesto in cui gran parte delle comunicazioni quotidiane avviene tramite email, SMS e notifiche push, riconoscere i segnali di una truffa digitale è diventato sempre più fondamentale per proteggere dati personali, account e pagamenti online.
Per approfondire il problema, Truffa.net, il portale che analizza la legittimità dei siti e la sicurezza online, ha analizzato le ricerche Google effettuate dagli utenti italiani dopo aver ricevuto messaggi sospetti, identificando i brand e i settori più frequentemente associati a tentativi di phishing nel 2026.

Un nuovo studio rivela i brand più utilizzati nelle truffe di phishing in Italia nel 2026
Un’analisi sulle ricerche Google condotta da Truffa.net rivela quali brand e settori vengono più spesso utilizzati nelle truffe di phishing in Italia.
PayPal è il marchio più falsificato nei tentativi di phishing in Italia, con 13.320 ricerche annuali legate a truffe.
Banche, poste ed e-commerce sono i settori più sfruttati dai truffatori nelle frodi via SMS ed email.
Brand di uso quotidiano come Amazon, Whatsapp o Vodafone figurano anch’essi tra i più utilizzati per ingannare le vittime.
Eli Carosi, esperta di truffe e fact checking presso Truffa.net, condivide alcune semplici regole per riconoscere un messaggio di phishing.
Oggi gran parte del nostro rapporto con brand e servizi avviene tramite email e SMS: fatture, notifiche, avvisi di conto o conferme d’acquisto. I cybercriminali sfruttano proprio questi canali per inviare messaggi che imitano l’identità di aziende conosciute, giocando sulla fiducia nel brand.
Ma quali sono i marchi più utilizzati in questo tipo di frodi in Italia?
Per rispondere, Truffa.net ha analizzato il comportamento di ricerca su Google degli utenti italiani dopo aver ricevuto messaggi sospetti, identificando i brand più associati a termini come “truffa”, “phishing”, “messaggio truffa” o “email truffa”. I risultati consentono di elaborare una classifica chiara dei marchi più falsificati nelle truffe di phishing in Italia.

I 10 brand più falsificati nelle truffe di phishing in Italia
La classifica mostra chiaramente come operano i cybercriminali e quali aziende sono i principali bersagli. PayPal, con 13.320 ricerche annuali legate a truffe, guida la lista, seguita da Amazon (9.240) e Poste Italiane (8.760), confermando che servizi bancari, postali ed e-commerce sono i settori più colpiti per la frequenza delle comunicazioni e la gestione di dati sensibili.
Anche altri servizi, che operano in settori completamente diversi, sono vulnerabili: Enel (4.800), Airbnb (2.400) e WhatsApp (2.280) sono anch’essi tra i marchi più falsificati. Anche Zalando (1.200) compare nella top 10, dimostrando che i truffatori sfruttano qualsiasi brand riconoscibile per aumentare la credibilità dei messaggi.
Ogni ricerca riflette un utente che ha ricevuto un messaggio sospetto e cerca conferma su Google. Questo ranking quindi non indica solo i brand più usati nel phishing, ma anche come i consumatori cercano di proteggersi.
Posizione | Brand | Settore | Ricerche annuali |
1 | PayPal | Banche / Denaro | 13.320 |
2 | Amazon | Ecommerce | 9.240 |
3 | Poste Italiane | Postale | 8.760 |
4 | Enel | Energia | 4.800 |
5 | Airbnb | Viaggi | 2.400 |
=6 | Social | 2.280 | |
=6 | Vodafone | Telecomunicazioni | 2.280 |
7 | Unicredit | Banche / Denaro | 2.160 |
8 | Tecnologia | 1.560 | |
9 | eBay | Ecommerce | 1.440 |
=10 | TIM | Telecomunicazioni | 1.200 |
=10 | Zalando | Moda | 1.200 |
I settori più falsificati nelle truffe di phishing in Italia
L’analisi per settori mostra un pattern chiaro: i cybercriminali puntano su brand con cui gli utenti hanno un rapporto frequente, gestiscono pagamenti ricorrenti o condividono dati sensibili.
Banking ed e-commerce guidano la classifica, rispettivamente con il 26,12% e il 17,35% delle ricerche totali, seguiti da servizi postali ed energia/utilities con il 14,23% e l’8,19%.
Anche telecomunicazioni (7,21%) e social media (6,63%) sono tra i settori più colpiti, sebbene con volumi inferiori. In generale, più il brand viene percepito come familiare e sicuro, più viene sfruttato.
Posizione | Settore | % sul totale |
1 | Banche / Denaro | 26,12% |
2 | E-commerce | 17,35% |
3 | Servizi Postali | 14,23% |
4 | Energia / Utilities | 8,19% |
5 | Telecomunicazioni | 7,21% |
6 | Social Media | 6,63% |
7 | Viaggi | 6,24% |
8 | Tecnologia | 4,29% |
9 | Moda | 3,51% |
10 | TV / Intrattenimento | 1,56% |
Perché settori bancari, servizi postali ed e-commerce sono i principali bersagli del phishing e come riconoscerli
I settori bancari, dell’e-commerce e dei servizi postali registrano la maggior parte dei tentativi di phishing in Italia. PayPal, Amazon e Poste Italiane guidano infatti la classifica nazionale. Tre fattori spiegano questa vulnerabilità:
Comunicazioni frequenti che rendono i messaggi fraudolenti più credibili
Gestione di dati sensibili e pagamenti
Creazione di urgenza (bollette, blocchi account, pagamenti sospetti)
Questo rende più credibile una falsa email di PayPal o di Poste Italiane rispetto ad altri brand.
Eli Carosi, esperta di truffe e fact checking presso Truffa.net, spiega che riconoscere un tentativo di phishing richiede soprattutto attenzione ai dettagli e consapevolezza dei meccanismi psicologici utilizzati dai truffatori.
“Il primo segnale a cui fare attenzione sono i messaggi che trasmettono urgenza” afferma. “Frasi come ‘agisci subito’, ‘il tuo conto verrà bloccato’ o ‘pagamento in sospeso’ servono a mettere pressione sull’utente e ridurre la capacità di valutazione. È proprio in questi casi che bisogna fermarsi e non agire d’impulso.”
Un altro elemento fondamentale, sottolinea, è la verifica del mittente. “Spesso il nome visualizzato sembra quello di una banca o di un servizio affidabile, ma l’indirizzo email o il numero reale raccontano un’altra storia. Basta poco per accorgersi che non si tratta di comunicazioni ufficiali.”
Carosi invita poi a non cliccare mai su link ricevuti in messaggi inattesi. “Anche quando sembrano credibili, possono rimandare a pagine false create per rubare credenziali o dati personali. La regola è semplice: meglio accedere direttamente dal sito ufficiale, digitandolo manualmente.”
Tra le strategie più efficaci, aggiunge, c’è anche la verifica online. “Una rapida ricerca su Google spesso basta per capire se altri utenti hanno ricevuto lo stesso messaggio e se si tratta di una campagna di phishing già segnalata.”
Infine, un’attenzione particolare va data ai dettagli del messaggio. “Errori grammaticali, formattazioni strane o richieste insolite sono spesso segnali chiari di una comunicazione non autentica.”
“Il phishing funziona perché sfrutta la fiducia automatica nelle comunicazioni quotidiane,” conclude Carosi. “I truffatori non hanno bisogno di hackerare sistemi complessi: basta imitare in modo convincente i messaggi ufficiali. È proprio la combinazione tra fiducia e urgenza che li rende efficaci.”




















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