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Allerta massima in Italia dopo l’attacco all’Iran: stretta su sicurezza, web, aeroporti e confini

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Allerta massima in Italia dopo l’attacco all’Iran: stretta su sicurezza, web, aeroporti e confini

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ROMA – L’Italia alza il livello di allerta dopo l’attacco americano contro l’Iran e rafforza le misure di sicurezza su tutto il territorio nazionale. Le nuove disposizioni, trasmesse dal Viminale a prefetti e questori, seguono la riunione straordinaria del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica e del Comitato di analisi strategica antiterrorismo. L’obiettivo è prevenire il rischio di attentati e contenere l’effetto-domino che i conflitti in Medio Oriente potrebbero innescare anche sul suolo europeo.

Obiettivi sensibili: massima allerta su basi Nato, aeroporti e comunità ebraiche
Nel mirino delle autorità italiane ci sono oltre 29mila obiettivi sensibili, in particolare:
– Basi USA, comandi Nato, obiettivi legati a Israele;
– Infrastrutture critiche (settori energia e difesa);
– Aeroporti e stazioni ferroviarie frequentate da turisti statunitensi e gruppi ebraici;
– Eventi pubblici, concerti, zone della movida;

I prefetti sono stati invitati a effettuare una ricognizione puntuale delle misure di protezione già attive, e ad aggiornare con urgenza i piani di sicurezza.

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Il fronte interno: lupi solitari e radicalizzazioni online

Oltre alla minaccia diretta legata a cellule terroristiche, cresce l’allarme per attacchi isolati e spontanei, secondo la logica dei cosiddetti lupi solitari. Un rischio reso più concreto dal continuo aumento dei giovani radicalizzati attraverso il web.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi:
– A Perugia, un ventenne marocchino è stato arrestato dai carabinieri del ROS dopo aver manifestato disponibilità ad unirsi all’ISKP (Stato Islamico del Khorasan).
– A Milano, un egiziano ventenne, studente universitario, è stato trovato in possesso di un manuale per la costruzione di ordigni.
A Merano, un perito elettrotecnico di 23 anni stava perfezionando tecniche di fabbricazione di esplosivi.
– A Palermo, due giovani bengalesi di 21 e 18 anni sono stati fermati per attività di propaganda jihadista e antisemitismo.

Secondo l’intelligence italiana, il conflitto tra Israele e Iran alimenta la propaganda jihadista online, che trova terreno fertile tra i più giovani, anche minorenni. Monitorate anche le proteste e le forze dell’ordine tengono alta la guardia anche sul fronte interno: movimenti antimilitaristi e antagonisti potrebbero organizzare proteste o azioni simboliche, cavalcando le tensioni geopolitiche.

Sbarchi e rotta balcanica: rafforzati i controlli

Il Viminale segnala anche un incremento dei flussi migratori, con quasi 30mila sbarchi già registrati nel 2025, circa 6mila in più rispetto all’anno precedente, soprattutto dalla Libia. L’allerta riguarda il rischio che possano infiltrarsi soggetti radicalizzati o a rischio jihadismo. Per contrastare questa minaccia, sono stati attivati pattugliamenti misti tra Italia, Slovenia e Croazia lungo il confine con la Bosnia, che dureranno per tre mesi in via sperimentale.

Cybersecurity

In uno scenario di guerra ibrida, cresce anche la preoccupazione per gli attacchi informatici. Il governo ha disposto un potenziamento della vigilanza cyber, soprattutto a tutela di settori strategici come l’energia e l’industria della difesa, ritenuti obiettivi privilegiati degli hacker.

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