Focus
Cicloni e cemento
Alluvioni, frane e spiagge cancellate sul Tirreno: dal 60 spariti 110 metri di costa. Tansi “conto salato tra burocrati e abusivismo”
Il geologo del CNR ed ex capo della Protezione Civile “possiamo fregare le leggi degli uomini, ma non quelle della natura. Spiagge arretrate di 110 metri in 60 anni e burocrazia immobile. Se non cambiamo rotta, tra dieci anni molte zone della costa saranno cancellate”

COSENZA – Alluvioni, frane e spiagge cancellate sul Tirreno: l’ennesima perturbazione ha colpito la Calabria, e con essa si ripresenta il solito, drammatico copione: fiumi che esondano, lungomari devastati dal mare, case allagate, strade crollate, smottamenti, sfollati. Ma secondo Carlo Tansi – geologo e ricercatore del CNR, ex capo della Protezione Civile della Calabria – non c’è nulla di imprevedibile in tutto questo. Solo l’ennesima conseguenza di decenni di inerzia, burocrazia e interessi clientelari che hanno lasciato il territorio calabrese indifeso di fronte agli eventi atmosferici estremi. In un’intervista senza filtri a RLB, Tanzi punta il dito contro una gestione del territorio che definisce fallimentare, figlia di un mix tossico che ignora la prevenzione.
L’illusione dell’emergenza: “Si parla di danni solo quando piove”
Secondo Tansi, il problema principale risiede nell’approccio culturale. In Calabria si interviene solo a tragedia avvenuta, quando scatta l’emergenza. “Si ragiona sempre in un’ottica di emergenza perché i fondi arrivano a pioggia e senza il controllo della contabilità ordinaria o delle gare d’appalto – spiega – e così, qualcuno si frega le mani, mentre la prevenzione vera, quella che andrebbe fatta in estate per prepararci all’inverno, non si fa mai”.

Erosione costiera sul Tirreno: 110 metri di spiagge cancellate
Il dato più allarmante riguarda l’erosione costiera sul Tirreno, un fenomeno che sta letteralmente cancellando le spiagge calabresi. “Dalla fascia tirrenica — da Praia a Mare e Tortora fino a Villa San Giovanni, Cannitello e Reggio Calabria — quasi tutta la costa è in erosione. La stima elaborata dagli studiosi è impressionante: tra gli anni sessanta e oggi la linea di costa è arretrata in media di 110 metri, con punte fino a 200 metri in alcune zone. Per dare la misura concreta di questo arretramento, Tansi ricorre a un’immagine evocativa: “Centodieci metri è un campo da calcio super lungo. Da ragazzi ne allestivamo più di uno sulla spiaggia per giocare tranquillamente. Oggi quelle spiagge non esistono più”.

Entro 10 anni rischiamo di perdere molte spiagge
Chi ha qualche decennio in più ricorda lo scoglio della Regina a Guardia Piemontese: era attaccato alla riva, ci si arrivava a piedi. Oggi dista decine di metri dall’acqua. “Le recenti mareggiate — le ennesime — hanno inferto un colpo di grazia. Secondo le prime stime, il 60% dei lungomari calabresi ha subito danni durante le ultime perturbazioni. “Entro dieci anni la Calabria puó perdere gran parte delle sue spiagge. Non è una provocazione – spiega Tansi – ma una condanna annunciata. La costa arretra, le spiagge spariscono, il danno diventa irreversibile tra l’inerzia chi chi dovrebbe intervenire”.
Difesa delle Coste: 600 milioni di euro fermi da 12 anni
A rendere ancora più amara la riflessione è un dato concreto, che Tansi cita come esempio paradigmatico del fallimento istituzionale calabrese: nel 2014 la Regione Calabria ha ricevuto 600 milioni di euro dall’Europa per finanziare un master plan di difesa delle coste. Dodici anni dopo, quei soldi non sono stati spesi. Rischiano di tornare a Bruxelles. “La burocrazia regionale è riuscita nell’impresa di non spendere 600 milioni destinati alla salvaguardia del territorio,” dice Tanzi con amarezza. “I soldi per la prevenzione non fanno gola a nessuno perché non si riesce a fare affari puliti con le gare. E allora restano fermi”.
Perché scompaiono le coste
“L’erosione non è solo conseguenza delle mareggiate – spiega Tansi: è il risultato di decenni di stravolgimento dei sistemi fluviali. Le spiagge “si nutrono” del detrito trasportato dai fiumi dal monte al mare. Ma molti corsi d’acqua calabresi sono stati progressivamente canalizzati, ristretti, privati degli spazi naturali di esondazione. Senza la loro portata di sedimenti, le spiagge smettono di ricevere il nutrimento necessario e arretrano inesorabilmente.
A questo si aggiunge la questione dell’abusivismo edilizio: il 54% delle abitazioni in Calabria è abusivo — il dato più alto d’Italia — e molte di queste costruzioni sorgono proprio negli alvei dei fiumi, sulle frane, nelle fasce di rispetto costiero. Ogni casa costruita nell’alveo di un torrente è una casa che riduce la capacità del fiume di trasportare sedimenti verso il mare.

Un centro commerciale dove scorreva il Crati e sotto una collina instabile
Tansi porta come esempio emblematico di mancata prevenzione la zona di Zumpano, nel Cosentino, dove il fiume Crati scorre accanto a una serie di capannoni con un centro commerciale e un cinema costruito — non a caso — nel punto in cui il Crati scorreva all’inizio del Novecento, prima di essere deviato per far spazio alle costruzioni. Il geologo aveva denunciato questa situazione già nel novembre 2011 in una puntata di Presa Diretta su Rai 3, ma non solo in televisione: la denuncia arrivò anche in Procura, partì un processo, ci furono rinvii a giudizio. “Poi – spiega Tansi – tutto si dissolse “in una bolla d’aria, come spesso accade dalle nostre parti”.
La zona di Zumpano si trova stretta in una morsa tra due rischi: a valle l’esondazione del Crati, a monte una collina argillosa instabile. Nel 2011 una frana distrusse un costone che crollò su un’attività commerciale alle 7.28 del mattino. Se fosse successo un’ora dopo, con i negozi aperti, le conseguenze sarebbero state devastanti. “Quella tragedia era preannunciata,” dice Tansi. “E gli studi che lo dimostravano esistevano. Esistono. Ma gli amministratori non li leggono.”
Voti in cambio di permessi di costruire
Perché le istituzioni non applicano i vincoli idrogeologici? Perché i sindaci chiudono un occhio — spesso entrambi — di fronte all’abusivismo nelle zone a rischio? La risposta di Tansi è diretta: “Il rapporto clientelare tra il candidato sindaco, il candidato alla regione e il livello nazionale si basa sui voti. E molto spesso i voti derivano dai permessi di costruire in zone a rischio”. Un meccanismo perverso che alimenta se stesso: più case abusive in zone pericolose, più emergenze, più fondi d’emergenza, più spazio per gestire denaro pubblico al di fuori delle regole ordinarie degli appalti. Possiamo fregare le leggi degli uomini – tuona Tansi – Ma quelle della natura restituiscono conti salatissimi”.

Rischiamo la siccità dopo l’alluvione: il paradosso del clima che cambia
Tansi lancia anche un avvertimento per i mesi a venire: dopo ogni grande ondata di maltempo, ci si aspetterebbe che le falde acquifere si ricarichino. “Non è così. L’acqua cade in modo violento e rapido, scorre in superficie senza infiltrarsi nel sottosuolo, non alimenta le falde”. “Il risultato paradossale è che dopo un inverno di alluvioni, l’estate calabrese rischia comunque la siccità”. “Parleremo di siccità stranamente, perché le falde non riescono a trattenere tutta questa massa d’acqua,” avverte il geologo. Il ciclo idrologico è stato alterato profondamente: troppa acqua in troppo poco tempo su suoli impermeabilizzati dall’abusivismo e dalla mancata manutenzione del territorio.

L’appello: pianificazione o scomparsa
La richiesta finale di Carlo Tansi alle istituzioni calabresi è netta: smettere di ragionare solo in ottica di emergenza e avviare immediatamente una pianificazione seria e strutturata. Mettere in sicurezza le persone evacuate, certo, ma al tempo stesso costruire una visione a lungo termine per il territorio. “Si deve fare immediatamente una pianificazione che consenta alla Regione Calabria di rialzarsi” dice il geologo. “La classe dirigente dovrebbe abbandonare i propri interessi personali e pensare al benessere delle popolazioni calabresi, che stanno soffrendo e sono destinate a soffrire se le cose rimangono così. Altrimenti, il rischio concreto è che tra dieci anni alcune porzioni di costa calabrese non esistano più. Non come metafora, ma come dato geomorfologico”.




















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