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Strage di Amendolara, il procuratore D’Alessio: “Indagini lampo e indizi raccolti subito”

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LE INDAGINI

Strage di Amendolara, il procuratore D’Alessio: “Indagini lampo e indizi raccolti subito”

Il procuratore di Castrovillari D’Alessio definisce l’episodio “di gravità inaudita” e ricostruisce le prime fasi dell’indagine: identificazioni rapide, indizi raccolti in poche ore e un lavoro coordinato tra le forze dell’ordine che ha portato al fermo dei sospettati

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COSENZA – “E’ stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità”. A dirlo il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D’Alessio nell’incontro con i giornalisti in Questura a Cosenza sulla strage dei braccianti di Amendolara. Ad intervenire anche Roberta Martire, Gianni Albano (dirigente della Squadra Mobile) e il questore Borelli.

“L’episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud”.

“Un episodio che è avvenuto intorno alle 13.30, che è stato ricostruito non soltanto nella sua materialità” ma in “maniera compiuta per quanto riguarda l’episodio in sé, veramente nel giro di pochissime ore” e si “potranno apprezzare la prontezza con la quale non soltanto sono state individuate le persone,  ma ad esse è stata data anche una generalità e ad esse è stata quasi, consentitemi unadivagazione di ordine giuridico, quasi ai limiti di un arresto in flagranza, ci hanno consentito di disporre il fermo disposto dalla Procura della Repubblica di Castrovillari perché gravemente indiziati di reato”.

Amendolara strage braccianti

La strage di Amendolara, la ricostruzione della Procura

“Dalle immagini di videosorveglianza è emerso che prima della strage, nel distributore è arrivata una macchina, raggiunta poi da un’altra, nella quale vi era un soggetto che è sceso ed è stato riconosciuto come appartenente alle forze dell’ordine”, spiega D’Alessio. “Nell’altra auto c’era un guidatore e nella parte posteriore altri 5 soggetti. Poi le immagini che abbiamo visto nei video con uno dei due che rompe la maniglia dall’interno dell’auto per evitare che le persone rimaste all’interno potessero uscire”.

Nel racconto della tragedia D’Alessio precisa che “una persona riesce ad uscire dalla parte retrostante della macchina e viene attinta dalle fiamme, che hanno lasciato ferite sul corpo. Per lui anche una frattura ad un braccio compatibile con il tentativo di infrangere il vetro della macchina per fuggire. Abbiamo isolato i volti del conducente e di colui che gli stava affianco, gli indumenti ed incrociando una serie di dati investigativi siamo riusciti ad evidenziare delle generalità abbinate a dei luoghi di domicilio quali Trebisacce e Villapiana

A questo punto il quadro investigativo si è diviso, da un lato si è continuato a lavorare sul luogo del delitto, dall’altro ci si è concentrati nel rintracciare i due sospettati, conducente e colui che gli stava a fianco.  Colui che era alla guida è stato trovato all’interno di una abitazione con similitudini importanti sugli indumenti che aveva addosso, i medesimi che lo ritraevano nei video, poi l’individuazione del passeggero anteriore destro in un altro immobile”.

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Caporalato e guerra per il controllo dei campi le piste

“Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica”, aggiunge Alessandro D’Alessio rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se tra le ipotesi della strage dei braccianti ad Amendolara ci possa essere uno scontro tra gruppi per il controllo del lavoro nei campi. “Sul contesto stiamo ancora indagando” ha aggiunto. “In questo monento il quadro indiziario è stato mirato all’identificazione degli autori” dell’omicidio “e lo sottoponiamo così al giudice. Ovviamente ogni azione ha sempre un inquadramento e un contesto e anche su quello stiamo lavorando”. Le vittime, ha spiegato poi il procuratore, erano tutti in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurati e presenti in Italia da anni.

“Collaborazione di più forze dell’ordine, risposta celere dello Stato”

Il procuratore di Castrovillari precisa inoltre che tra le forze di polizia intervenute “qui abbiamo avuto l’intervento della Polizia stradale, poi della Polizia di Stato, in quanto tale nella squadra mobile” insieme “all’intervento dei carabinieri, abbiamo avuto l’intervento dei carabinieri forestali, tutti ci hanno dato una mano, e questo è veramente un motivo di grandissimo orgoglio, perché è quello che ho sempre sostenuto dal primo giorno che sono arrivato in Calabria, che si tende tutti verso lo stesso obiettivo e tutti devono dare un contributo per questo obiettivo che non appartiene a nessuno dei protagonisti, ma che appartiene in quanto tale alla risposta dello Stato”.

Amendolara strage - Usb

“Movente e contesto al momento non ha un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore”.  “Quando succede un episodio del genere – ha aggiunto – il primo obiettivo è dare un’identità agli indiziati per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale che ci porti a costruire il quadro probatorio. Ovviamente non potremmo dare tutti gli elementi. Si parte da una formulazione di ipotesi poi la bravura sta nel rigore di indagare. È una storia nella quale ho apprezzato l’elevata professionalità della Squadra mobile di Cosenza per la difficoltà, anche del territorio, e la prontezza con la quale è intervenuta. Non c’è stato un contrasto operativo tra le forze di polizia intervenute. Tutti hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo”.

Il magistrato non ha risposto poi alle domande dei giornalisti: “Se non rispondiamo – ha detto – è soltanto per il rispetto della legge e di efficacia dell’indagine perché va avanti con serietà, spirito di squadra e rigore perché ragioniamo su quello che possiamo dimostrare”.

 

 

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