Provincia
La lettera
L’appello disperato di una mamma: «mio figlio tra droga e alcol da 10 anni, ma non posso curarlo»
La lettera – appello di una madre del Cosentino riaccende il dibattito sulle dipendenze e sui limiti della legge. Dieci anni di battaglia silenziosa

COSENZA – Una lettera disperata di una mamma che ama suo figlio, e che lancia un appello, raccontando un difficile percorso alle prese con una dipendenza dalla droga e anche da alcol. Un problema che è piombato sulla famiglia dopo un grave incidente stradale che lo aveva portato in coma farmacologico per diversi giorni. Un lento precipitare: prima la marijuana, poi la cocaina e anche l’abuso di alcol.
L’appello di una mamma: “Ho provato di tutto”
“Non è per me facile parlare di un argomento tanto delicato ma ho provato di tutto e, da mamma, non posso e non mi voglio fermare”. Parole che raccontano una sofferenza quotidiana, fatta di tentativi, richieste di aiuto e anche porte chiuse. Ma il problema più grave è che il figlio, è maggiorenne, oggi ha 28 anni, e rifiuta le cure, rendendo ancora più complessa qualsiasi possibilità di intervento.
Il nodo della legge e il calvario di una madre
Il punto centrale della vicenda riguarda proprio l’impossibilità, per un genitore, di imporre cure a un figlio adulto. “Mi è anche stato detto che in Italia non c’è una legge che consente di curare un familiare con problemi di dipendenza che rifiuta le cure”. Una situazione che lascia la donna in una condizione di impotenza, nonostante il coinvolgimento di istituzioni e medici. Secondo quanto riferito, diversi specialisti avrebbero evidenziato una scarsa consapevolezza del giovane rispetto alla propria condizione e non è stato possibile attivare percorsi obbligatori di cura.
Il ragazzo sarebbe seguito dal Serd di Cosenza, ma il suo percorso – ci spiega la mamma – è segnato da continue ricadute: “mio figlio è in cura al Serd ma purtroppo ricade nel problema… e nessuno mi aiuta a trovare una soluzione concreta e definitiva per aiutarlo“. In un episodio, ha anche danneggiato un’auto sotto casa; segnale di un disagio che resta irrisolto.

La lettera si chiude con un appello forte, che chiama in causa istituzioni e coscienze: “Il diritto alla salute è qualcosa che nessuno ti può negare ed io, da mamma, ho il diritto prendermi cura di mio figlio e fare valere anche i suoi diritti, visto che mio figlio non ha consapevolezza”. “Non posso rimanere in silenzio di fronte a tutto questo: la mia famiglia è distrutta, dieci anni sono tanti”.
Una storia che solleva interrogativi profondi sul tema delle dipendenze, della tutela sanitaria e dei limiti normativi. “Per un genitore non è facile. Ho tentato di tutto e sono una mamma attenta e premurosa. Vorrei solo che si potesse fare qualcosa prima che sia troppo tardi”.
“Oggi purtroppo tanti ragazzi cadono nelle dipendenze con troppa facilità: si inizia per curiosità o per gioco, ma poi ci si ritrova intrappolati in qualcosa di più grande. Come madre è devastante vedere un figlio che si perde giorno dopo giorno. Io non voglio arrendermi: sento il bisogno di trovare una strada concreta per aiutarlo, perché quando manca la consapevolezza non si può lasciare un ragazzo da solo. Una madre deve poter fare tutto il possibile per salvare suo figlio”.

L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non nei casi previsti dalla legge. Per le tossicodipendenze non è previsto un obbligo di cura, perché le terapie richiedono la partecipazione attiva del paziente. Il TSO può essere richiesto solo in presenza di gravi disturbi psichiatrici (come allucinazioni o comportamenti pericolosi), anche legati all’uso di sostanze. Anche in tal caso però ha durata limitata.



















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