Area Urbana
Arcavacata, cipressi secolari tagliati: 550 cittadini a don Ciardullo, “Ci aspettavamo un confronto aperto”
Il Comitato Spontaneo “Pro Apertura Chiesa” di Arcavacata replica al parroco in merito all’abbattimento di due cipressi storici adiacenti la chiesa

RENDE (CS) – Riceviamo e pubblichiamo la lettere di replica del Comitato Spontaneo “Pro Apertura Chiesa” di Arcavacata che “ritiene opportuno intervenire per ribattere al comunicato diffuso dal parroco della comunità in merito all’abbattimento dei due cipressi storici adiacenti alla chiesa di Maria SS. della Consolazione” e per cui “si ritiene opportuno formulare alcune precisazioni, esclusivamente a tutela della correttezza dell’informazione e nel rispetto delle istituzioni coinvolte”.
In primo luogo, va chiarito che la presente replica non intende mettere in discussione l’esistenza di un iter amministrativo, né negare che siano stati acquisiti pareri tecnici e atti formali da parte dei soggetti competenti. È pacifico che siano state redatte relazioni specialistiche, che sia stato richiesto e ottenuto un nulla osta della Soprintendenza e che il Comune abbia adottato i conseguenti provvedimenti autorizzativi.
Tuttavia, la legittimità formale di un procedimento non esaurisce il tema della sua correttezza sostanziale, soprattutto quando l’oggetto dell’intervento riguarda beni dotati di rilevante valore storico, paesaggistico e identitario per una comunità locale.

Sulla natura degli alberi abbattuti
Nel comunicato si afferma che i cipressi non sarebbero da considerarsi alberi monumentali in quanto non censiti negli elenchi ufficiali. Tale affermazione richiede una precisazione: la normativa vigente (legge 14 gennaio 2013, n. 10; decreto ministeriale 23 ottobre 2014; Linee guida ministeriali 2020) attribuisce all’iscrizione negli elenchi natura dichiarativa e non costitutiva.
Ciò significa che un albero può possedere caratteristiche di monumentalità anche in assenza di formale iscrizione, qualora ricorrano requisiti oggettivi quali vetustà, valore storico-culturale, contesto monumentale o religioso e funzione identitaria per la collettività. In presenza di tali indizi qualificati, l’ordinamento richiede un approccio istruttorio particolarmente prudente e approfondito.
Sul tema della sicurezza e del rischio
La sicurezza pubblica costituisce certamente un interesse primario e non negoziabile. Tuttavia, proprio per la sua centralità, essa deve essere fondata su valutazioni tecniche rigorose, proporzionate e verificabili, nonché su un confronto effettivo tra le diverse opzioni disponibili.
Nel caso di specie, la documentazione tecnica – come risulta dagli stessi atti – indicava una situazione di rischio che, pur meritevole di attenzione, veniva qualificata come non necessariamente tale da imporre un abbattimento immediato e indifferibile. Inoltre, durante le operazioni di taglio non sarebbero emerse, in modo evidente, le condizioni di degrado strutturale descritte nelle relazioni peritali, circostanza che legittimamente solleva interrogativi sulla coerenza tra diagnosi tecnica e riscontro materiale.
Tali elementi non costituiscono accuse, ma questioni oggettive che avrebbero potuto giustificare ulteriori approfondimenti o verifiche in contraddittorio, in linea con i principi di precauzione e di buona amministrazione.
Sul procedimento e sulle alternative possibili
La disciplina sugli alberi di pregio e monumentali, così come le linee guida tecnico-scientifiche in materia di gestione del rischio arboreo, affermano in modo costante che l’abbattimento rappresenta l’extrema ratio, da adottare solo dopo aver escluso, con motivazione puntuale, ogni soluzione alternativa ragionevolmente praticabile.
Nel dibattito pubblico emerso a seguito dell’abbattimento, è stato più volte segnalato che sarebbe stato opportuno valutare ulteriori opzioni conservative, nonché consentire una controperizia indipendente, soprattutto alla luce del valore simbolico e storico dei cipressi e del loro ruolo nel paesaggio e nell’ecosistema locale, inclusi i benefici ecosistemici che in questi lunghi anni le due vetuste piante hanno fornito.
Considerazioni conclusive
Alla luce di quanto sopra, la questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra chi “ha seguito le procedure” e chi “contesta le decisioni”. Il punto centrale riguarda la qualità dell’istruttoria, la completezza delle valutazioni e l’effettiva ponderazione degli interessi in gioco.
In presenza di alberi inseriti in un contesto religioso e storico di particolare rilievo, l’ordinamento giuridico non richiede soltanto il rispetto formale delle competenze, ma anche un esercizio responsabile e trasparente del potere decisionale, capace di tenere insieme sicurezza, tutela del paesaggio e rispetto della memoria collettiva. Oltremodo non è da sottacere che nel caso de quo le parti in causa sono la parrocchia e parte dei suoi parrocchiani, senza dubbio, il rapporto tra queste deve basarsi sull’ascolto, il confronto e l’accoglienza non interrompendo il dialogo con alcuno.
Solo un confronto aperto, sincero e rigoroso poteva restituire serenità alla comunità e rafforzare la fiducia dei cittadini nonché dei parrocchiani nella chiesa e nelle istituzioni chiamate a tutelare i sentimenti e il patrimonio comune. Tuttavia, anche dinanzi all’evidenza, riscontrata durante il taglio, ci si aspettava un mea culpa, perché errare umanum est, e conseguentemente “accogliere”.
È sotto gli occhi di tutti la presa di posizioni che ancor più “allontanano”, continuando a mancare quel confronto aperto richiesto al parroco don Mario Ciardullo con lettera (*) sottoscritta da circa 550 cittadini di Arcavacata in data 31 luglio 2025, rimasta incomprensibilmente e manchevolmente senza risposta e senza riscontro sono rimaste anche tutte le richieste di chiarimento a seguire che avremmo voluto rivolgergli, tra le quali la chiusura prolungata della chiesa e il taglio dei cipressi senza una causa scatenante documentata.
(*) Approfondimenti possibili sul profilo Facebook del comitato “Pro apertura chiesa”.





















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