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Arcomagno, proprietà e ticket +30%: Italia Nostra chiede chiarezza al Comune di San Nicola Arcella

Tirreno

Arcomagno, proprietà e ticket +30%: Italia Nostra chiede chiarezza al Comune di San Nicola Arcella

Dopo le dichiarazioni del sindaco sulla natura demaniale della spiaggia, emergono contraddizioni rispetto al passato. L’associazione solleva dubbi su limiti di accesso, aumento del biglietto e gestione degli utili sull’Arcomagno

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Arcomagno1

SAN NICOLA ARCELLA (CS) – È polemica a San Nicola Arcella sulla gestione dell’Arcomagno, uno dei siti naturalistici più suggestivi della Calabria. Al centro del dibattito le recenti dichiarazioni del sindaco, rilasciate durante la conferenza pubblica del 15 gennaio 2026, secondo cui la spiaggia dell’Arcomagno non sarebbe di proprietà comunale ma del Demanio Marittimo. Il ticket richiesto ai visitatori, ha spiegato il primo cittadino, servirebbe esclusivamente a coprire i costi di gestione del sentiero che conduce all’area.

Una versione che, però, appare in contrasto con quanto lo stesso sindaco aveva affermato nel novembre 2024 in Consiglio comunale, quando annunciò che sia il sentiero sia l’area dell’Arcomagno erano diventati di proprietà del Comune di San Nicola Arcella, a seguito del trasferimento dalla Mediterranea Spa di “tutta l’area dell’Arcomagno, prima privata e ora comunale”.

Arcomagno, i dubbi di Italia Nostra

A intervenire sulla questione è Italia Nostra, che ricorda come già il 25 settembre 2023 avesse formalmente chiesto, con una nota indirizzata al Direttore Marittimo di Reggio Calabria, al Presidente della Regione e all’Agenzia del Demanio, l’avvio della procedura di delimitazione per acquisire l’Arcomagno al Demanio Marittimo. Procedura che, secondo quanto riferito, risulta effettivamente avviata.

arcomagno e richiesta Italia nostra settembre

Alla luce delle ultime dichiarazioni del sindaco, l’associazione pone ora una serie di quesiti pubblici. Se la spiaggia è realmente una spiaggia libera demaniale, come può il Comune imporre un limite di permanenza di soli 30 minuti ai visitatori, con addetti alla sorveglianza incaricati di farli uscire? E ancora: se il ticket serve a coprire i costi del percorso, perché l’utile di gestione risulterebbe superiore alle spese sostenute e destinato, peraltro, a iniziative che non riguardano il miglioramento o la sicurezza del sentiero?

Da qui anche un’ulteriore domanda: quale sarebbe stata la necessità di aumentare il costo del biglietto di oltre il 30%, se gli introiti superano già i costi di gestione? Interrogativi che riaccendono il confronto su trasparenza, gestione e tutela dell’Arcomagno, patrimonio naturale di valore pubblico, e che chiamano ora l’amministrazione comunale a fornire risposte chiare e puntuali.

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