Italia
L’affondo del cantautore cosentino Aiello contro Vannacci al Milano Pride
Aiello dal palco del Milano Pride, ha ricordato Mirko Moriconi, il giovane ucciso a Camaiore. Poi si rivolge al leader di Futuro Nazionale: “i diritti conquistati sono oggi minacciati da chi diffonde odio”

MILANO – Il cantautore cosentino Aiello, dal palco del Milano Pride 2026, ha dedicato un intenso monologo alla memoria di Mirko Moriconi, il giovane ucciso insieme alla madre Kety Andreoni a Pieve di Camaiore. Per il duplice omicidio ha confessato il padre, Piero Moriconi, che, secondo quanto emerso, non avrebbe mai accettato l’orientamento sessuale del figlio. Nel suo intervento, Aiello ha dato voce simbolicamente a Mirko, raccontando il disagio e la paura vissuti da tanti giovani LGBTQ+.

Aiello: non solo musica ma un forte messaggio civile
“Mi chiamo Mirko quando qualcuno mi dice che non ha niente contro quelli come me, purché non esageriamo. Mi chiamo Mirko mentre resto seduto al banco, in classe, mentre fuori mi aspettano per menarmi”. Il monologo si è poi trasformato in una dura critica nei confronti di Roberto Vannacci, facendo riferimento alle recenti dichiarazioni rilasciate dal generale durante la trasmissione Otto e Mezzo, nelle quali aveva sostenuto che in Italia le persone omosessuali godono degli stessi diritti degli altri cittadini.
“Mi chiamo Mirko anche se ho avuto un padre più umano e comprensivo, mi chiamo Mirko e dentro implodo mentre un mostro in tv dice che quelli come me possono guidare e se vanno in ospedale vengono addirittura curati. Mi chiamo Mirko e ho paura perché i diritti che sembravano conquistati sono quotidianamente minacciati da politici e persone pubbliche che diffondono odio e rabbia”.

Nella parte conclusiva del suo intervento, il cantautore ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che ancora oggi molte persone LGBTQ+ vivono all’interno delle proprie famiglie e nella società, sottolineando il peso delle discriminazioni e dell’emarginazione: “mi chiamo Mirko e mi dispiace che mamma soffra per colpa mia e litighi tutti i giorni con papà. Che non devo offendermi, che froc*o era solo una battuta. Mi chiamo Mirko quando sento dire che la famiglia che desidero è contronatura. Sogno tutti i giorni di presentare il mio ragazzo ai miei genitori e non ci riesco, lo chiamo ancora migliore amico”.
Il monologo si è chiuso con un appello a non voltarsi dall’altra parte davanti alle storie di emarginazione e violenza: “in ogni classe c’è un Mirko, in ogni famiglia e ogni città, in ogni fotografia in cui qualcuno sorride più di quanto stia bene”.



















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